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Delitto di Fiorenzuola, la Corte di appello raddoppia la pena a Rizzotto

Ventuno anni di reclusione, contro gli 11 del primo grado per la morte di Daniela Puddu. E a Bologna, l'accusa è passata da preterintenzionale e a volontario. La difesa: «Non l'ha spinta dalla finestra, non ci sono prove»

Dieci anni in più rispetto alla condanna di primo grado, quasi il doppio. E’ una sentenza pesantissima quella della Corte di appello di Bologna che ha condannato Dario Rizzotto a 21 anni di reclusione, aggravando anche l’accusa: omicidio volontario. A Piacenza, Rizzotto era stato processato per omicidio preterintenzionale. La Corte ha anche confermato il risarcimento di 30mila euro in favore della sorella della vittima.

Si è svolto nella mattina del 5 ottobre, alla Corte di appello di Bologna, il processo di secondo grado nei confronti di Dario Rizzotto, il 37enne accusato di aver ucciso Daniela Puddu, spingendola fuori dalla finestra a Fiorenzuola la sera del 14 giugno del 2014. Stupiti dall’inatteso esito sia il difensore di Rizzotto, l’avvocato Andrea Bazzani, sia lo stesso imputato che poco prima aveva rilasciato spontanee dichiarazioni alla Corte, ribadendo di essere estraneo alla morte di Daniela e di non averla spinta. Alla lettura della sentenza, Rizzato ha avuto un gesto di stizza.

Il procuratore generale ha proposto un’ipotesi inedita finora, riformulando il capo di imputazione con l’omicidio volontario: Rizzotto, secondo le accuse, avrebbe spinto Daniela fuori dalla finestra e nello stesso tempo le avrebbe strappato la catenina che aveva al collo che si è spezzata. La procura bolognese così ha deciso per l’omicidio volontario. L’ipotesi dell’accusa era diversa anche da quella della sentenza di primo grado né era stata contemplata dalla procura di Piacenza, che con il pm Roberto Fontana aveva presentato appello chiedendo di contestare l’omicidio volontario. Rizzato a Piacenza venne condannato per omicidio preterintenzionale, ma il pm aveva sempre sostenuto la volontarietà e aveva chiesto la condanna a 22 anni.

«Ricorreremo in Cassazione - ha affermato Bazzani - Ho chiesto l’assoluzione di Rizzotto perché non ci sono le prove che lui l’abbia spinta. Inoltre, quella sera il mio assistito aveva assunto alcol e non era lucido. A questo va aggiunto che le lesioni della ragazza erano incompatibili con il luogo dove il fatto sarebbe avvenuto: vicino alla finestra, con un davanzale alto. Non c’erano testimoni. Si è trattato di un incidente, non di un omicidio». Soddisfatta, invece, la parte civile. La sorella di Daniela Puddu si era costituita con l’avvocato Mara Tutone: «La sorella era convinta fin dall’inizio della volontarietà del gesto di Rizzotto». Per l’ultimo passaggio, la Cassazione, la difesa dovrà attendere le motivazioni della sentenza di secondo grado - «vedremo come saranno motivati alcuni punti, come lo stato dei luoghi o la spinta» ha detto Bazzani - che saranno rese note tra 90 giorni.

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