FiorenzuolaToday

Fiorenzuola ricorda le sue 150 vittime, i loro nomi scanditi all'esterno della Collegiata

Parrocchia e Comune di Fiorenzuola hanno voluto organizzare un momento di preghiera per le famiglie che in questi mesi sono state colpite da un lutto a causa del coronavirus

I fiori posati sul sagrato dai parenti delle vittime del Covid (fotoservizio di Leonardo Trespidi)

Canta Jovanotti : …in certi cuori qualche cosa resterà”. I cuori delle famiglie di Fiorenzuola sono stati soffocati dal dolore della perdita di parenti e amici che per colpa del coronavirus hanno abbandonato la comunità e dopo quattro mesi c’era il desiderio di ricordare. E ancora: “Sbocciano i fiori sbocciano e danno tutto quel che hanno in libertà”. Non ci sono parole più adatte di quelle che Lorenzo Cherubini canta in “Le tasche piene di sassi” per sintetizzare le emozioni che si sono vissute domenica sera in piazza Molinari a Fiorenzuola. Sono “sbocciati” i fiori sul sagrato della chiesa Collegiata, posati con delicatezza da chi ha perso i propri cari, prima dell’inizio della Santa Messa celebrata dal parroco monsignor Giuseppe Illica, in memoria dei centocinquanta fiorenzuolani stroncati dal Covid dal 21 febbraio ad oggi.

Per una sera, dopo la riapertura dal lockdown, Fiorenzuola è tornata in silenzio. La mascherina calata sul viso faceva percepire ugualmente la tristezza e il dolore dei tanti che si sono riuniti in preghiera per «celebrare i nostri fratelli, che non ci immaginavamo fossero così tanti, con la speranza della resurrezione e per recuperare la voglia di sentirci vicini» ha detto il parroco prima della lettura dei nomi dei concittadini scomparsi. Da qui la «celebrazione di una Messa pasquale, non funebre» che ha voluto lanciare l’invito a «non avere paura» e a «recuperare la certezza che Dio non si dimentica delle piccole cose, dei momenti di sofferenza e dei dispiaceri della nostra vita». Ha detto don Illica nell’omelia: «Come Gesù sentiamoci in missione non per chiedere che questo momento passi per dimenticare ma perché ci sentiamo responsabilizzati e il Signore ci chiama a dare e a fare qualcosa». Così occorre rendersi disponibili ma «senza avere paura del virus: sono più pericolose le persone che non si approcciano con responsabilità alle situazioni e cercano di scavalcarle». «C’è ancora una storia bella davanti a noi, non temiamo queste morti, la morte non è più forte della vita e, come diceva San Paolo, “il bene è più forte del male”». E a proposito di “bene”, Fiorenzuola in questi mesi si è data fare con piccoli gesti per essere vicina alle famiglie in difficoltà e «Gesù – ha aggiunto il celebrante in conclusione – è attento alle nostre vite. Allora continuiamo così, facciamo capire che non bisogna avere paura e che la persona che ha bisogno può “contare su di me”». Presenti alla Santa Messa il sindaco Romeo Gandolfi con la Giunta e i consiglieri comunali, il comandante della Compagnia carabinieri di Fiorenzuola, maggiore Biagio Bertoldi. Hanno garantito la sicurezza agli accessi della piazza i volontari dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo.

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