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Un momento della messa (foto Trespidi)

Un momento della messa (foto Trespidi)

«Ha lasciato il mondo migliore di come lo ha trovato». A San Nazzaro l'ultimo saluto a Gian Luigi Boiardi

Il mondo politico piacentino ha gremito la chiesa di San Nazzaro per dedicargli un ultimo saluto. Erano presenti gli amici, i colleghi di una vita, amministratori locali che hanno lavorato al fianco di Gian Luigi Boiardi

Per la sua famiglia e per gli amici più cari era semplicemente Gigi. Altri ancora lo chiamavano “scheggia”. Gian Luigi Boiardi era «un uomo attivo, svelto come una scheggia che sfreccia, un uomo versatile, testardo e disponibile che ha lavorato in diversi mondi e in diversi modi». Giampiero Bellingeri ricorda così l’amico Gian Luigi Boiardi, ex presidente della Provincia di Piacenza ed ex sindaco di Monticelli d’Ongina, nel giorno del suo funerale. Boiardi è scomparso nei giorni scorsi all’età di 67 anni e nel pomeriggio di sabato 22 settembre, il mondo politico piacentino ha gremito la chiesa di San Nazzaro per dedicargli un ultimo saluto. Erano presenti gli amici, i colleghi di una vita, amministratori locali che hanno conosciuto e lavorato con Gian Luigi Boiardi. Raccolti nel silenzio, commossi di fronte al feretro sul quale è stata posizionata una fascia tricolore, c’erano il sindaco di Piacenza Patrizia Barbieri, i primi cittadini di Monticelli, Castelvetro, Bobbio e Gragnano, il presidente della Provincia Francesco Rolleri e il suo predecessore Massimo Trespidi. C’erano assessori e consiglieri regionali, funzionari degli uffici dell’Ente di via Garibaldi.

Rivolgendosi alla moglie e alla figlia di Boiardi, Varenka e Silvia, il celebrante monsignor Bruno Perazzoli – con lui anche don Dario Faraboli e don Matteo Rebecchi – ha detto nell’omelia: «Non sentitevi sole, siamo qui per voi perché vi vogliamo bene e vogliamo farvi sentire la nostra amicizia e la nostra vicinanza con la preghiera». Monsignor Perazzoli conosceva bene Gian Luigi Boiardi e di lui ha tracciato un breve ritratto: «È stata una persona stupenda, grande nella mente e nel cuore. Ha fatto del bene, era cordiale e sincero. Ha fatto politica per esercitare la carità e aveva due regole di vita: “non lasciarti vincere dal male ma vinci con il bene”, rifilare l’odio e la vendetta». E ancora: «Era caro alla maggioranza e all’opposizione, legato alla sua terra ed orgoglioso delle sue radici, con una grande passione per la chitarra. Ma l’orgoglio più grande era la figlia Silvia che definiva la sua gioia, la sua soddisfazione. Era un uomo onesto, corretto, caparbio. Quando c’era da mettersi in gioco per gli ultimi lui c’era sempre e non pretendeva mai niente. Ha lasciato un mondo migliore di come lo ha trovato».

A ricordarlo sull’altare al termine della messa sono stati la famiglia («hai lasciato la tua impronta dietro di noi» - ha letto un parente a nome della moglie e della figlia), l’amico Bellingeri e Mario Spezia, ex vicepresidente della Provincia nella “Giunta Boiardi”.

Il ricordo di Mario Spezia

«Ho conosciuto Gian Luigi Boiardi nel luglio del 2004 quando sono entrato a far parte della Giunta Provinciale; prima di allora lo avevo incrociato durante la campagna elettorale ma sempre in occasioni abbastanza sporadiche. Da subito mi è piaciuto, Gigi, per il suo modo schietto e aperto con cui affrontava i problemi e si poneva nei confronti delle persone, senza pregiudizi e preclusioni; doti rare per buona parte della classe politica con alti incarichi istituzionali del periodo. Certo, Gigi aveva dalla sua un esperienza consolidata nell’ambito commerciale all’interno di grandi aziende industriali che lo aveva formato ai rapporti interpersonali, ma la sua spontaneità, che traspariva in ogni occasione, e la sua naturale allegra e positività, erano doti fuori dalla norma. Per questo, il suo modo di porsi come presidente della Provincia, un ruolo istituzionale allora di grande importanza e responsabilità, suscitava qualche perplessità da parte di notabili politici dell’epoca che lo ritenevano “poco politico”; invece Gigi era un Politico moderno, poco avvezzo a logiche spartitorie arzigogolate e agli estenuanti riti della mediazione infinta, ma concentrato sul fare, sul raggiungimento degli obiettivi che, una volta definiti e concordati con le parti, dovevano essere perseguiti senza indugio. Questo suo modo di essere diverso e, per certi versi, fuori dagli schemi classici della politica, lo contraddistingueva in ogni momento ed in ogni sua azione, anche clamorosamente, come quando alla prima riunione di Giunta ci aveva proposto, per cementare lo spirito di squadra, di prendere lezioni di ballo per imparare, insieme, a ballare. Per lui, uomo del popolo che amava stare in mezzo alla gente, il ballo era un’espressione di coesione sociale, e ogni occasione era buona per dimostrarlo».

«Il suo modo di essere un po’ “originale” ma sempre se stesso in ogni occasione anche pubblica e, quindi, diverso dalla maggioranza della classe politica, non gli impediva certo di affrontare con concretezza e risolutezza i problemi, anche forte dell’esperienza maturata in dieci anni da sindaco che lo avevano formato anche dal punto di vista dei bisogno della collettività e del “popolo”. Proprio da uomo del popolo, autenticamente genuino e da uomo della Bassa, Gigi aveva in particolare una vera e propria vocazione e rispetto per l’ambiente, che riteneva elemento distintivo del territorio e, in particolare per il Fiume Po».

«L’amicizia, il rispetto per le persone, il considerare avversari e non nemici chi pensava diversamente, la difesa dei più deboli, la necessità di maggiore giustizia, la difesa dei valori autentici insiti nella storia della nostra terra erano per Gigi veri e propri punti fermi, e questo gli era riconosciuto da tutti al punto da ritenerlo poco incline ad un ruolo che necessitava, per molti, di maggiore capacità di mediazione. Ma Gigi su questi concetti non transigeva ed era disposto a tutto per difenderli, anche mettendo a rischio la sua stessa presidenza. La dimostrazione di quanto poco fosse “attaccato” alla poltrona, pur essendo seduto ad un certo punto su tre scranni (quello di sindaco, di presidente della Provincia, di parlamentare), sta nel fatto che si dimise senza indugio da parlamentare per poter meglio seguire il suo territorio. Uomo di coerenza estrema, Gigi Boiardi, sempre uguale in ogni occasione ed al cospetto di ogni persona, forte anche del bene e dell’amore che lo legava alla sua bella famiglia».

«Da uomo autentico ti sei battuto per la crescita della comunità: con visione, coraggio e passione hai affrontato la sfida politica e sociale col solo scopo di dare una mano alla tua gente, sempre, agendo con onestà, trasparenza; e mettendo al servizio del bene comune l’esperienza e le tue grandi competenze professionali e umane. Ci hai sempre un po’ stupiti e sei riuscito a stupirci anche nel modo in cui hai abbandonato la vita terrena. La grande tristezza che ci ha pervaso è solo in parte attenuata dal ricordo dei tanti momenti felici e positivi trascorsi insieme e dall’amicizia sincera che ci ha legati. Caro Gigi, il tuo ricordo sarà per sempre nei cuori di tutti noi, amici della Giunta provinciale, con la certezza che, dal cielo nel quale ti trovi ora continuerai a volerci bene».

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