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Il Centro per le Famiglie dei Comuni della via Emilia "cerca casa"

Il nuovo spazio per l’accoglienza e l’ascolto di genitori e minori, che intende avviare il Comune di Fiorenzuola in quanto capofila del Distretto di Levante, ha bisogno di spazi idonei

Foto di repertorio

Il Centro per le Famiglie cerca casa. Il nuovo spazio per l’accoglienza e l’ascolto di genitori e minori dei Comuni della via Emilia, che intende avviare il Comune di Fiorenzuola in quanto capofila del Distretto di Levante, ha bisogno di spazi idonei; e che rispecchino i criteri indicati dalla Regione Emilia Romagna per l’erogazione di un possibile contributo. «Da gennaio 2018, ovvero da quando i Comuni di Alseno, Fiorenzuola, Cadeo e Pontenure hanno ritirato le deleghe all’Azienda Usl per la gestione diretta dei servizi minori e disabili, abbiamo sfruttato i locali della Fondazione Verani-Lucca nella palazzina di via Teofilo Rossi, sede dell’ex Servizio Sociale delegato – spiega Sabina Dordoni, referente del Distretto di Levante -. Il Comune di Fiorenzuola, però, in quanto capofila sia del Distretto che della gestione associata minori e disabili per i Comuni della via Emilia Piacentina, necessità di spazi e ambienti da destinare al personale per lo svolgimento delle funzioni distrettuali e per le attività ordinarie collegate al “ritiro deleghe” a favore dei quattro Comuni». «All’interno di una ricognizione degli spazi che si rendono necessari, risulta che il Comune non dispone di locali di proprietà, idonei ad accogliere il nuovo servizio a rilevanza distrettuale» ha spiegato la vicesindaco Paola Pizzelli, con delega al Sociale. La sede del Centro per le Famiglie deve connotasi come luogo accogliente e piacevole, di facile accesso per la cittadinanza ed essere localizzata, compatibilmente con la disponibilità degli spazi, vicina ai luoghi frequentati dalle famiglie con i figli, al fine di garantire la facilità di accesso ed accoglienza di genitori e minori. Ha aggiunto Pizzelli: «Sono quattro gli spazi di cui dovrà disporre il locale: uno dedicato all’accoglienza dove genitori e figli potranno sostare piacevolmente anche nei momenti di attesa e uno dedicato allo sportello informativo, che possa garantire privacy e un adeguato ascolto. Altri due per i colloqui con le famiglie in riservatezza e per attività con gruppi di genitori ed operatori».

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