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L’Informatore zootecnico premia Fausto Gandolfi. «Cooperazione e sostenibilità le armi vincenti per l’allevatore»

Fausto Gandolfi notissimo allevatore (imprenditore agricolo) piacentino, titolare con le figlie Elena e Paola di due grandi allevamenti di bovine da latte, ha ricevuto il riconoscimento "Allevatori dell’Anno", per il 2020. Una stalla è ubicata a Cadeo ed una a Zena

Nelle foto alcuni momenti dell'incontro

“Il merito di questo premio va alle mie figlie (Elena e Paola), ma anche alla cooperazione , perché essere soli è pericoloso. Oggi l’allevatore deve aggiornarsi senza dimenticare l’importanza della tradizione”. Fausto Gandolfi notissimo allevatore (imprenditore agricolo) piacentino,titolare con le figlie Elena e Paola di due grandi allevamenti di bovine da latte, ha commentato così il riconoscimento ricevuto dall’Informatore di Allevatori dell’Anno, per il 2020. Una stalla è ubicata a Cadeo ed una a Zena in provincia di Piacenza. Ognuno dei due allevamenti è dotato di circa settecento bovini da latte, la metà circa dei quali in lattazione. Nell’allevamento di Cadeo, azienda Santa Faustina, i primi di dicembre di quest’anno erano presenti 362 bovine, di cui 310 in lattazione e 52 in asciutta. L’azienda di Zena, con sei robot di mungitura, conduce con tecniche biologiche sia l’allevamento che le coltivazioni foraggere; il latte bio viene venduto alla Virgilio. In entrambe le aziende è stato installato un impianto biogas, rispettivamente da 500 e da 300 kw.

“Un premio – ha commentato il direttore della rivista Giorgio Setti- per un allevatore che ha realizzato un esempio da seguire. Grazie all’impegno in stalla delle due figlie, Gandolfi è maggiormente libero di dedicare grandi energie alla cooperativa casearia di cui è presidente, il caseificio Santa Vittoria, di Carpaneto Piacentino che produce 70mila forme di Grana Padano all’anno e si è affermata come la più importante cooperativa di trasformazione del latte della provincia di Piacenza, oggi oggetto di altri importanti aggiornamenti tecnologici dopo quelli avvenuti nel 2002, “senza perdere di vista- ha soggiunto Gandolfi- la sua peculiare artigianalità”. “Senza le mie figlie non avrei conseguito questi risultati- ha proseguito Gandolfi; in azienda negli ultimi vent’anni abbiamo fatto grandi cambiamenti, accorpato terreni, rinnovato la stalla, raddoppiato le produzioni di latte ma puntato molto, grazie anche alla collaborazione con l’Università Cattolica ed alla partnership con Agriform, agli aspetti ambientali, con due bio-digestori che ci danno energia pulita, una sostenibilità non solo per le stalle ma che coinvolge tutto il caseificio ed i soci del S. Vittoria. Il frutto di una sinergia di filiera oggi indispensabile per conquistare i mercati, sempre tutelando al massimo il patrimonio agro-alimentare italiano”.

Naturalmente, in occasione dell’incontro, si è parlato del settore lattiero- caseario. In collegamento Paolo Bani, ricercatore della Cattolica di Piacenza, che ha lavorato con Gandolfi su progetti legati a questi aspetti tecnici, Angelo Stroppa, coordinatore tecnico-scientifico del consorzio del Grana Padano, Mauro Donda, direttore Aia, e Giorgio Apostoli. Ha chiuso l’incontro Renato Zaghini, presidente del Consorzio di tutela del formaggio Grana Padano Dop. Il caseificio Santa Vittoria è nato nel 1978 con 11 soci, “spinti – ha spiegato Fausto Gandolfi-  dalla volontà di svincolarsi dalla precarietà della contrattazione per la vendita del latte ed oggi garantisce redditività a 20 soci. Nel corso dei quasi quarant’anni di attività della cooperativa, il prezzo riconosciuto ai soci ha rispettato le loro aspettative grazie anche alla recente adesione alla cooperativa Agriform di Sommacampgna (Vr) che ne commercializza le forme.

Sia il caseificio Santa Vittoria sia l’azienda di Cadeo, hanno giovato negli anni scorsi della collaborazione con l’Università Cattolica di Piacenza; “in particolare –ha ricordato Gandolfi- con i professori Giuseppe Bertoni, Luigi Calamari, Paolo Bani e per la microbiologia Bruno Battistotti. “Luigi Calamari, scomparso di recente, è stato un vero punto di riferimento. Anche grazie a questa collaborazione abbiamo avuto i requisiti per vincere un bando Psr con capofila Agriform”. Il prof. Bani ha ricordato che “i rapporti di collaborazione tra caseifici sociali piacentini e la Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali (in particolare il Dipartimento di scienze Animali, della Nutrizione e degli Alimenti) sono sempre stati attivi e bidirezionali, in un’ottica di filiera, ai tempi innovativa, che vede nelle attività agro-zootecniche la base su cui poggia la qualità dei nostri prodotti di eccellenza, quali il Grana Padano Dop.  La Facoltà nell’ambito di un importante progetto europeo (Ruminomics) ha condotto nell’azienda dei Gandolfi una complessa serie di misure dirette delle emissioni di metano e di efficienza alimentare.
Pochi anni dopo, è stato chiesto all’Università da Agriform sca, con cui il Caseificio Santa Vittoria è consorziato, di collaborare a un progetto su una tematica analoga.

Nell’ambito dell’Operazione 16.2.01 Psr Emilia-Romagna - Bando Dgr 227/2017 e s.m.i. - Progetto Filiera F80 è stato predisposto un progetto di ricerca denominato OptiGranaSost, volto all’ottimizzazione della sostenibilità ambientale della filiera di produzione del formaggio Grana Padano Dop.  Sono stati 18 mesi di intensa attività, nei quali il presidente del Santa Vittoria Fausto Gandolfi e il direttore Giuseppe Rizzi sono stati, insieme a Pietro Dallavalle, presidente del Caseificio sociale Canalone di Cortemaggiore, punti di riferimento essenziali. Tra le diverse attività svolte in questo ambito, sono risultati molto interessanti i risultati delle stime di impronta carbonica della produzione del latte prima e del Grana Padano Dop poi, come pure la predisposizione di un software snello e user-friendly, per la stima di questo parametro anche da parte di non esperti in materia di sostenibilità ambientale”.
Angelo Stroppa ha trattato delle scelte tecniche ed organizzative per i caseifici aderenti al Consorzio, 142 con una produzione di 5.255.451 forme nel 2020. Ha trattato dei processi produttivi che richiedono notevoli consumi energetici perché ogni momento richiede un’adeguata temperatura. “Per questo oggi si punta su nuovi generatori con maggior efficienza e altre innovazioni tecnologiche. L’aumento produttivo consente di aiutare un’economia di scala ed il rispetto dell’ambiente”.

Donda direttore di AIA (associazione allevatori) ha detto che “la sostenibilità ambientale è al centro dei progetti del sistema allevatori con scelte lungimiranti. Un processo produttivo è sostenibile quando può essere mantenuto e soddisfare i bisogni presenti senza compromettere quelli delle generazioni future. Oggi- ha ribadito- non basta generare profitto; si è virtuosi se si produce benessere economico, ambientale e sociale. Non è una moda, ma un’impostazione, perché il mercato non ti accetta se non sei sostenibile”. Ed ha ricordato i progetti AIA per i controlli funzionali , servizi tecnici ed il progetto LEO, ovvero la raccolta dati sul benessere animale e la sostenibilità economica ed ambientale zootecnica. Giorgio Apostoli dopo aver ricordato i consistenti aumenti produttivi di latte (+18%) dal 2015, ultimo anno di quote ed il 5% in più nel 2020 con 127 milioni di quintali ed ha ribadito la necessità dell’etichettatura in origine; ha detto che “i costi italiani sono superiori, ma bloccati ai prezzi europei; ora bisogna che i prezzi siano in linea con i costi. La strada da costruire è quella di accordi di filiera, compresa la G.D.O”. Ha sottolineato come la cooperazione dia un “valore di identità: il Consorzio è una grande ricchezza e le Dop vanno tutelate ad ogni costo e bisogna informare sempre meglio i consumatori”. Il Presidente del Consorzio Zaghini ha detto che “il Grana padano è un esempio virtuoso di NON spreco alimentare; lo dobbiamo per il rispetto ai nostri consumatori che sono il nostro patrimonio. L’Italia può dare valore al nostro latte e dobbiamo coinvolgere i giovani nelle cooperative; quella del S. Vittoria è un esempio di aggregazione di successo, così come le aziende di Gandolfi, modello di efficienza e per tutte le donne impegnate in agricoltura. Noi dobbiamo migliorare la nostra comunicazione per valorizzare il nostro lavoro ed il nostro prodotto Dop”.

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