FiorenzuolaToday

L’ultimo saluto a Gigi Masini: «Una persona umile, ha dimostrato attenzione e cura per ciascuno di noi»

Nel pomeriggio di mercoledì 6 marzo la chiesa Collegiata era gremita di gente per «testimoniare la stima e l’amicizia» verso il diacono Luigi Masini, «una persona dal cuore immenso» spentosi all'età di 64 anni

La chiesa gremita e nella foto piccola Luigi Masini

In tanti lo conoscevano ed era ben voluto da tutti. In tanti hanno voluto salutarlo nel giorno di «esodo da questo mondo», come ha detto il vescovo monsignor Gianni Ambrosio celebrando il funerale del diacono di Fiorenzuola Luigi Masini. Nel pomeriggio di mercoledì 6 marzo la chiesa Collegiata era gremita di gente per «testimoniare la stima e l’amicizia» verso «una persona dal cuore immenso», “strappata” alla vita dopo sei mesi di malattia, all’età di sessantaquattro anni. «Il male fisico ha prevalso – ha detto l’amico, anche lui diacono, Eugenio Cantarelli -, ma siamo convinti che a vincere sia stato il bene spirituale». Sull’altare più di una decina di sacerdoti e diaconi della Valdarda, i chierichetti. Sul feretro sono state poste la stola da diacono e una palla da rugby, quest’ultima in segno del suo “lavoro” attivo negli anni della fondazione della squadra locale.

Poi le letture, la prima, letta dal figlio Leonardo, il racconto della Genesi e il brano del vangelo sulle beatitudini (Mt. 5,1-12), volute proprio da Gigi che trent’anni fa aveva scelto la strada del diaconato. Gigi: così era conosciuto a Fiorenzuola e in parrocchia dove si è messo al servizio del vangelo, della gente: «Ha dimostrato la pienezza della beatitudine prima come giovane, come marito al fianco di Carla, poi come padre di famiglia crescendo i figli Francesca, Emanuele, Leonardo e Nicolò (in chiesa anche i nipoti di Masini nda); e come diacono. Ha accolto la beatitudine del Signore Gesù, povero nello spirito ma ricco nell’umiltà. Un’umiltà – ha concluso il vescovo – che ha solo chi sa attendere da Dio la pienezza della vita».

Anche da altre voci, dal pulpito, è stata pronunciata la parola “umiltà”. «Era umile e onesto, ha vissuto tra fede e carità». E ancora: «Ha dimostrato attenzione e cura per ciascuno di noi, un esempio appassionato capace di apprezzare le gioie della vita, capace di stare nelle difficoltà ma con lo sguardo sempre rivolto verso l’alto».

Il parroco monsignor Giuseppe Illica ha voluto dire «grazie per le parole (le letture nda) che ci ha lasciato» e ha cercato di capire il significato che avevano per Masini. «Con le beatitudini sembra volesse parlarci di sé. Aveva imparato il senso dell’umanità da don Luigi e la metteva nel Vangelo. “Beati i puri di cuore”: questo versetto vuole farci capire la sua trasparenza. Trasmetteva gioie e positività della vita, era un uomo sincero. Con il racconto della Genesi ha capito che anche in esilio la vita è bella – ha concluso don Illica -: era convinto di questo, lui che ha fatto esperienza di una vita non facile».

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Il ricordo di don Roberto Scotti

Tra gli ultimi ad incontrare qualche giorno fa Gigi Masini è stato don Roberto Scotti con il quale, da quando aveva diciotto anni, trascorreva lunghi momenti all’aria aperta nei campeggi a Selva di Ferriere. «Mi chiese di andare a dargli l’olio Santo. Con il sorriso e tanta tranquillità mi disse che gli sarebbero rimasti ancora pochi giorni di vita e il passaggio lo voleva fare con serenità: “A me interessa la purificazione dai peccati per essere sereno”. È come se vedesse naturale “il morire” – ricorda ancora don Scotti -. Deve essere un modello di vita cristiana il fatto di vivere con naturalità l’innovazione della propria vita».

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