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«Noi siamo dalla parte dei malati. Non vogliamo che Piacenza perda l’Unità spinale»

Il direttore Usl Pedrazzini: «Per farla sopravvivere l'unica strada possibile è quella di potenziarla e renderla davvero competitiva. L'ipotesi di trasferire la degenza di Villanova a Fiorenzuola è la soluzione più funzionale ai nuovi bisogni, alle esigenze e alla sicurezza dei paraplegici»

 «Noi stiamo dalla parte dei malati»: lo afferma il direttore sanitario dell’Azienda Usl di Piacenza, Guido Pedrazzini, poche ore dopo la visita del segretario della Lega Nord Matteo Salvini a Villanova. Davanti alla struttura dell'Ausl si sono radunate anche alcune decine di persone del comitato nato per difendere le sorti dell'unità spinale. «In questi mesi  - continua - di valutazione sui possibili scenari del futuro della sanità a Piacenza, abbiamo sempre lavorato tenendo il paziente e la sua cura sempre al centro della riflessione. È il nostro impegno come professionisti della salute: costruire i percorsi di cura sempre aggiornati e sicuri per i nuovi bisogni». 

«Tutti siamo concordi sul fatto che l’Unità spinale ha sempre offerto un servizio ottimo, ma mantenerla così com’è oppure procedere per lievi miglioramenti significa decretarne la chiusura nel giro di pochi anni. Nelle condizioni attuali l’Unita spinale non è in grado di adottare quelle modalità innovative di cura dei pazienti mielolesi che altre strutture quali il Niguarda di Milano e l’ospedale di Montecatone (l’altro polo regionale) hanno già fatto proprie e che rappresentano il nuovo standard di riferimento». 

«Per far sopravvivere l’Unità spinale - prosegue - l’unica strada possibile è quella di potenziarla e renderla davvero competitiva. L’ipotesi di trasferire la degenza di Villanova a Fiorenzuola, dove è in costruzione un nuovo padiglione, è la soluzione più funzionale ai nuovi bisogni, alle esigenze e alla sicurezza dei paraplegici».

«Devo ricordare che oggi, se un paziente paraplegico deve essere sottoposto a Tac o risonanza o se improvvisamente ha bisogno di una consulenza specialistica o di cambiare il livello di intensità di cura per un peggioramento delle sue condizioni, deve essere spostato di 17 chilometri in ambulanza a Fiorenzuola, dove sono presenti tutte le opportunità diagnostiche e un reparto, com’è di Medicina sub-intensiva, in grado di garantire un monitoraggio costante del paziente. A Fiorenzuola il malato potrà contare, 24 ore su 24, su un team di specialisti (urologo, pneumologo, anestesista ed educatori professionali, come anche il chirurgo , il gastroenterologo o l’ortopedico) condizione essenziale per impostare il progetto riabilitativo ottimale, nella sua completezza e complessità». 

«Ecco perché siamo convinti che portare l’Unità spinale all’interno di un vero presidio ospedaliero sia lascelta migliore e più sicura per i malati stessi. Non vogliamo che Piacenza perda l’Unità spinale: la vogliamo potenziare e fare in modo che possa accogliere più pazienti il più precocemente possibile e i casi più complessi in completa sicurezza», conclude. 

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