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Le forze dell'ordine nell'area di sosta

Le forze dell'ordine nell'area di sosta

Omicidio a Fiorenzuola, il camionista fermato: «Non l'ho ucciso io»

Il lituano accusato di omicidio volontario nei confronti di un ucraino di 32 anni ucciso con una coltellata al cuore ha risposto alle domande del giudice fornendo una propria versione dei fatti e confermando le dichiarazioni già rese alla polizia

Nega di aver ucciso il collega camionista e sull’omicidio, avvenuto sabato 30 luglio, all’Area di servizio di Fiorenzuola, lungo la A1, si allungano alcune ombre. Il 3 agosto, il gip Adele Savastano ha convalidato il fermo e la custodia cautelare in carcere, come chiesto dal pm Roberto Fontana. L’uomo accusato di omicidio volontario nei confronti di un ucraino di 32 anni ucciso con una coltellata al cuore, un lituano di 58 anni, ha risposto alle domande del giudice fornendo una propria versione dei fatti e confermando le dichiarazioni già rese alla polizia.

Il lituano, in sintesi, avrebbe detto di aver conosciuto il giovane camionista all’area di servizio e di aver parlato in russo con lui. Dopo un’abbondante bevuta, i due sarebbero saliti sul camion del 32enne che avrebbe invitato il collega verso le 11.30. L’ucraino gli avrebbe fatto la cortesia di copiare alcuni film su una chiavetta Usb. Poi, senza alcuna lite, il 58enne ha affermato di essere tornato sul proprio mezzo pesante, addormentandosi. Verso le 19, a svegliarlo ci hanno pensato gli investigatori della Squadra mobile. «Non ricordavo nulla» ha sostenuto davanti al giudice. «Sono malato e prendo diversi farmaci». Insomma, un black out temporale di alcune ore.

Ma i dubbi non sono solo legati al lituano che nega. Il coltello trovato sul camion della vittima, come da lui stesso indicato, ha la lama ricoperta di ceramica. Sulla lama ci sono macchie di una sostanza che è stata inviata a un laboratorio di Pavia per le analisi, insieme con il sangue della vittima e del presunto assassino. Al coltello, inoltre, manca la punta, che è stata ritrovata, durante l’autopsia, in un polmone del camionista ucciso. Il lituano avrebbe riconosciuto il coltello come proprio, sostenendo che la punta mancava da tempo. Ma quella lama non è l’unica che verrà analizzata: la polizia, infatti, ha sequestrato altri 15 coltelli, ad altrettanti camionisti, che saranno esaminati anch’essi.

Un’altra ombra è legata alla lite, o presunta tale. L’unico testimone, un italiano, ha detto alla polizia di aver sentito - e non visto - due persone litigare in una lingua straniera. «Avevo conosciuto quel ragazzo all’area di servizio - avrebbe raccontato il camionista 58enne - e mi stava anche simpatico». Di contro, a deporre a sfavore del lituano ci sono anche le chiavi del suo camion, e la sua dentiera, ritrovati in una scatola a bordo del Tir della vittima. Al termine dell’udienza di convalida, il difensore del lituano, l’avvocato Andrea Bazzani ha chiesto la remissione in libertà per l’uomo, facendolo però restare a disposizione degli inquirenti senza la riconsegna del passaporto. Il gip Savastano, invece, ha deciso per il carcere.

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