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Operazione Myocastor, chiuse le indagini per le "nutrie dello spaccio"

La procura chiederà il rinvio a giudizio per 31 pusher, tutti magrebini e molti clandestini arrestati dai carabinieri di Fiorenzuola, che spacciavano cocaina ed eroina nei campi della Bassa

Lo spaccio nei campi

La procura ha chiuso le indagini per 31 spacciatori di droga. Per i pusher, quasi tutti nordafricani ci sono ora venti giorni di tempo. I difensori degli spacciatori potranno proporre memorie difensive, supplementi di indagine prima che il sostituto procuratore Emilio Pisante chieda il rinvio a giudizio. Una decina di spacciatori è già stata condannata con il giudizio immediato. L'indagine dei carabinieri di Fiorenzuola scattò alla fine di dicembre del 2016 e rase al suolo una fitta rete di venditori di morte magrebini provenienti per lo più dall'hinterland milanese. Con una spettacolare operazione, con tecniche militari, i carabinieri che si erano appostati nei campi della Bassa, arrestarono gli spacciatori. I malviventi avevano attrezzato tra i campi un fiorente mercato in cui si recavano numerosi acquirenti, emiliani e lombardi. L'operazione venne chiamata Myocastor (nome latino scientifico per nutria) portò all'arresto di chi coordinava i gruppi di spaccio e dei suoi collaboratori tutti marocchini clandestini. Tra gli arrestati c'era anche il 41enne marocchino Annaou Bouazza, ricercato poiché doveva scontare anche una pena di 5 anni e mezzo per alcuni reati commessi in provincia di Rimini negli anni 2003-2007. Lui gestiva gli spacciatori, forniva loro cibo, alloggio, assistenza legale e inviava loro soldi e effetti personali in carcere tramite alcune persone di fiducia. Centinaia i clienti, tra i quali almeno dieci minorenni già dipendenti da coca ed eroina. Bouazza reclutava la manovalanza criminale per lo spaccio facendola giungere, in modo clandestino, dal Marocco. Lo spaccio avveniva tra i campi di mais e i tanti clienti si recavano lì per comprare la droga e ingrassare gli spacciatori.

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