FiorenzuolaToday

«L'ospedale di Fiorenzuola è ideale per la riabilitazione post Covid. E' tempo di pensare al Blocco C»

Per il sindaco di Fiorenzuola Romeo Gandolfi è uno dei «punti rispetto ai quali occorre intervenire». «Rivedere il piano sanitario? Sicuramente aveva delle lacune, ecco su cosa dobbiamo lavorare meglio»

Sopra il rendering del nuovo Blocco B dell'ospedale di Fiorenzuola. Sotto il sindaco Romeo Gandolfi e un'ambulanza della postazione 118 dell'ospedale (foto Trespidi)

«Iniziare a pensare ad un terzo blocco» per l’ospedale di Fiorenzuola. Per il sindaco Romeo Gandolfi è uno dei «punti rispetto ai quali occorre intervenire». Ma sono indispensabili anche «un forte investimento per la creazione dell’ospedale Riabilitativo (Blocco B) che deve diventare punto di riferimento per tutta l’Emilia Ovest e sede del Dipartimento di riabilitazione, il potenziamento dell’area internistica, cardiologica, pneumologica e di quella sub intensiva da trasformare all’occorrenza in posti abilitati alla terapia intensiva, la realizzazione delle sale operatorie già previste e l’avvio delle attività chirurgiche correlate, l’utilizzo del porticato del blocco A per l’ampliamento del pronto soccorso».

L’intervento del sindaco di Fiorenzuola arriva dopo quello dell suo predecessore, l'ex primo cittadino Giovanni Compiani, che chiedeva la revisione del Piano di riordino della sanità Piacentina, approvato nel 2017, riproponendo un percorso partecipativo con amministratori e sanitari. «E’ una proposta anacronistica – dice Gandolfi -: nella seduta del 29 giugno la Conferenza territoriale sociosanitaria ha stilato un vero e proprio dettaglio di revisione ed integrazione del piano precedente, finalizzato allo sviluppo e al consolidamento della rete ospedaliera e territoriale».

romeo gandolfi centrodestra fiorenzuola-2Anche se secondo Gandoli il piano di tre anni fa ha presentato «lacune» e «le soluzioni proposte si rivelarono poco lungimiranti». Tra queste «l’avere accentrato e differenziato eccessivamente le prestazioni nei nodi della rete si è dimostrato pericoloso. Occorre un disegno complanare di presidi ospedalieri in rete, in grado di assicurare comunque un ventaglio di prestazioni sufficientemente ampio e basilare tale da almeno riuscire a tamponare le emergenze». Poi «la medicina territoriale non può essere mobilitata solo per le Case della Salute né ridotta all’offerta di servizi delle attuali Medicine di Gruppo, con attività in prevalenza programmate e con potere di diagnosi e di prescrizione di approfondimenti strumentali e di piani terapeutici». Per il sindaco di Fiorenzuola sono da rivedere la continuità assistenziale («nel piano in vigore è poco più di un auspicio astratto sulla carta») e «il sistema di emergenza urgenza: va integralmente rivisitato con l’aumento dei mezzi di soccorso da dedicare in particolare ai trasferimenti tra ospedali».

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Gandolfi giunge così ad analizzare gli aspetti sui quali lavorare, tra i primi «l’aumento dei posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva» con anche, «un ambulanza infermieristica 118 ospedale fiorenzuola ok 2018-2comparto decentrato di degenza pneumologica a Fiorenzuola, in collegamento con il reparto dell’ospedale di Piacenza». Un altro obiettivo prioritario per il sindaco del capoluogo della Valdarda è quello di «seguire i pazienti Covid in fase di guarigione clinica, spesso non ancora “negativizzati”». «Per i pazienti non ricoverati – aggiunge -, verranno messi a punto percorsi riabilitativi tramite i servizi territoriali e il polo riabilitativo di Fiorenzuola è il candidato ideale quale unità di elezione per tali trattamenti riabilitativi specialistici multifunzionali». Infine occorrono «l’aumento dei mezzi di soccorso da dedicare ai trasferimenti tra ospedali, l’individuazione di reparti e ospedali Covid all’interno dei nodi della Rete o tramite attivazione di nodo supplementare, la ristrutturazione dei pronto soccorso con aree di pre-triage e zone di attesa per sospetti contagi da coronavirus. In questo caso il presidio di Fiorenzuola va potenziato e dotato degli spazi, delle attrezzature necessarie, di personale in aggiunta all’attuale organizzazione con anestesisti rianimatori sulle ventiquattro ore, infermieri e operatori sociosanitari».

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