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Sopra il blocco A dell'ospedale di Fiorenzuola e sotto il sindaco Romeo Gandolfi

Sopra il blocco A dell'ospedale di Fiorenzuola e sotto il sindaco Romeo Gandolfi

Ospedale, Gandolfi: «Convinti delle nostre scelte. Servirà altro tempo prima di assicurare prestazioni accettabili»

Anche per il sindaco Romeo Gandolfi il nuovo ospedale di Fiorenzuola «darà una maggiore offerta sanitaria e opportunità concrete di rilancio socio-economico, con ricadute positive su Fiorenzuola e l’intero distretto di Levante»

«La scelta fatta a marzo di tre anni fa votando il Piano di riordino della sanità piacentina conferma non solo la sua lungimiranza ma anche la necessità di rilanciare il presidio ospedaliero, non limitandosi a localizzarlo ad una struttura specifica ma collocandolo in un’area cittadina multifunzionale, aperta a prospettive evolutive future». Anche per il sindaco Romeo Gandolfi il nuovo ospedale di Fiorenzuola «darà una maggiore offerta sanitaria e opportunità concrete di rilancio socio-economico, con ricadute positive su Fiorenzuola e l’intero distretto di Levante». Lo ha detto nel corso della conferenza stampa convocata da Comune e Ausl per fare il punto sullo stato della sanità locale e del blocco B dell’ospedale.

«La cittadella sanitaria, l’attivazione del corso di laurea in Fisioterapia e poi quello di Fisiatria, la Casa della salute, il pronto soccorso e altre iniziative procedono nella direzione di fare del nostro ospedale un ospedale di pregio che non deve essere pensato come una struttura rigida – ha detto Gandolfi -. Si parla ancora di funzioni e contenuti ma l’ospedale del futuro deve sapersi adattare a mutate esigenze come ci ha insegnato la pandemia, per dare una risposta in relazione alle richieste del momento. Nel nostro caso dobbiamo raggiungere un elevato standard riabilitativo ma con un concomitante ripensamento e potenziamento della Medicina e della Chirurgia nel blocco A».

Romeo Gandolfi-5Il sindaco non si è risparmiato la critica alle scelte fatte nel 2013 quando il vecchio ospedale («in declino e in grave perdita di attrattività ancor prima della questione di stabilità strutturale») venne chiuso per poi essere abbattuto. «Si sarebbe potuto ovviare – è la sua idea – limitando i danni e rimodulando le attività su volumi inferiori, mantenendo localmente le dotazioni organiche professionali, oggi trasferite in blocco a Piacenza. Si sarebbero potute realizzare prima le sale operatorie nel blocco A prima di costruire il blocco B come prevedeva il piano di riapertura. In questo modo non si sarebbe impoverito il presidio che impiegherà altro tempo prima di tornare ad assicurare una gamma di prestazioni accettabili nei reparti di chirurgia».

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