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Precipitò dal tetto e perse la vita il primo giorno di lavoro, due assoluzioni

Cortemaggiore, nel 2015 perse la vita un operaio bresciano di 38 anni. Per il giudice, i due imputati - assolti con formula piena - non hanno responsabilità sulla prevenzione. Il pm aveva chiesto un anno e quattro mesi. Nel 2017 il datore di lavoro, invece, patteggiò la pena

Sono state assolte le due persone che erano state accusate di omicidio colposo, per la morte di un operaio precipitato da un tetto, a Cortemaggiore, nel 2015. Il giudice Gianandrea Bussi ha assolto con formula piena Roberto Pettinati Ubezio, coordinatore per l’esecuzione lavori (difeso dall’avvocato Paolo Fiori) e Angelo Beretta legale rappresentante dell’impresa appaltatrice (assitito da Franco Galante Rossi, del Foro di Milano). Il pubblico ministero Monica Bubba aveva chiesto al condanna a un anno e 4 mesi. I due sono stati assolti “perché il fatto non costituisce reato”. Nel 2017, invece, aveva patteggiato davanti al gip, un anno e 2 mesi, Lorenzo Mancini, il datore di lavoro dell’operaio. La sfortuna volle che a perdere la vita fu Cesare Bonardi, un 38enne al suo primo giorno di lavoro, dopo un periodo di disoccupazione. Fiori ha sostenuto che il suo assistito non aveva tralasciato cautele di alcun genere per la prevenzione infortuni. Il primo luglio del 2015, Bonardi precipitò da un’altezza di 10 metri. La vittima e le tre persone poi coinvolte nell’inchiesta sono tutte della provincia di Brescia. Bonardi, di Chiari, stava lavorando sul tetto di un capannone di via Mattei per eseguire una serie di lavori di manutenzione e bonifica dell’amianto. Secondo la ricostruzione, a cedere sotto il peso dell’operaio, che è risultato non essere stato agganciato, sarebbe stato un pannello appoggiato sul lucernario.

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