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Elisabetta Rapetti

Elisabetta Rapetti

Primarie Fiorenzuola, Rapetti (Pd): «La distanza dalla gente porta a sconfitte»

Gli elettori Pd di Fiorenzuola saranno chiamati a scegliere il loro candidato sindaco alle prossime amministrative. Rapetti: «Se il futuro del Pd guarda a un sistema all'americana, totalmente virtuale, non considera che l'Italia è fatta di miriadi di micro realtà per le quali funziona ancora il porta a porta»

«Domenica 13 marzo gli elettori Pd di Fiorenzuola saranno chiamati a scegliere il loro candidato sindaco alle prossime amministrative. Questo appuntamento mi fa riflettere sullo stato di salute del partito e sulla validità di questo strumento di consultazione. Ezio Mauro su Repubblica analizza in modo puntuale l'esito delle Primarie del Partito Democratico a Roma, una città che nel mondo dovrebbe essere l'orgoglio di noi Italiani per storia e magnificenza artistica, ma da anni vanta un degrado preoccupante, primo su tutti quello politico». Scrive in una nota Elisabetta Rapetti del Partito Democratico. 

«L'esito deludente delle consultazioni ha di fatto rafforzato questa immagine di città corrotta e vicina al naufragio, con una classe dirigente incapace di fare piazza pulita perché troppo spesso complice ed ormai priva di qualsiasi credibilità.  Quelle di Roma, Napoli, Trieste e Benevento non saranno le ultime primarie che il Partito Democratico cercherà di dimenticare. Col malessere generale, nessun voto in futuro sarà scontato, come non sarà scontata la partecipazione alle urne, in caduta libera ogni volta sempre di più. Il Pd, però, sta collezionando una serie di risultati disastrosi, frutto di scelte sbagliate fatte a tavolino che trovano e non cercano la condivisione della base del partito», continua. 

«Una cosa è certa, le primarie sono diventate il termometro della condizione di salute di un territorio. Anche quando malate di "complottismo", d’inquinamento dei voti e di assenteismo. Personalmente sostengo con convinzione la validità di questo sistema di consultazione nelle scelte importanti, poiché riaccendono il motore del partito attraverso un’enorme energia e una mobilitazione come poche altre consultazioni politiche. Questo anche a fronte di insuccessi il cui prezzo da pagare è giusto se le strategie camminano su gambe ed idee sbagliate». 

«I media hanno reso meno importante il contatto con le persone, puntando tutto sul consenso virtuale. Questo però ha allontanato la politica dalla quotidianità dei problemi, ha allontanato la gente dalla politica sorda ai bisogni della vita reale. Per fortuna c'è anche un’altra Italia. Un’Italia che ha i problemi normali del cittadino qualunque, come anche un’Italia che ha problemi di lavoro, di tasse, che vive lo stress della vita di tutti i giorni. Un’Italia non "malata" di politica, ma attenta, a volte arrabbiata, spesso delusa e purtroppo oggi sempre più lontana. È in mano a questa Italia il destino dei prossimi anni. Anche quando col dissenso resta in silenzio. E questo dovrebbe dirla lunga sul ruolo della politica all'interno della società».

«Personalmente comincio ad avere un po' di nostalgia della "ditta" perché per lo meno era una casa, un riferimento preciso per iscritti e simpatizzanti. Se il futuro del Pd guarda a un sistema all'americana, totalmente virtuale, non considera che l’Italia è fatta di miriadi di micro realtà per le quali funziona ancora il porta a porta.   L'andare controcorrente in nome di una modernità poco si sposa con casa nostra, purtroppo ci consegnerà sonore sconfitte e troppa distanza dalla nostra gente, proprio noi che del coinvolgimento della gente ne abbiamo sempre fatto un elemento di distinzione». Conclude. 

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