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Sequestro di persona ed estorsione: condanne pesanti

Tre gli imputati: due condannati a 7 anni e 4 mesi, uno a 7 anni. Assolti per il porto di armi. Sono accusati di aver trattenuto e minacciato due fratelli di Lugagnano e di essersi fatti consegnare dei soldi per una pistola scomparsa. Critici i difensori: «Pene ingiuste ed eccessive, non ci sono prove. Testimoni contraddittori»

Nelle foto gli arrestati fuori dalla caserma, nell'altra gli avvocati Andrea Bazzani, Gianni Montani e Alessandro Righi

Pesanti condanne al processo per estorsione e sequestro di persona ai danni di due fratelli di Lugagnano. Il collegio presieduto da Gianandrea Bussi ( a latere Luca Milani e Ivan Borasi) ha condannato, il 17 aprile, a 7 anni e 4 mesi Angelo Losacco (difeso dall’avvocato Andrea Bazzani) e Giovanni Solferino (difeso da Gianni Montani), mentre Francesco Caldarulo (assistito da Alessandro Righi) è stato condannato a sette anni. Il pm Matteo Centini aveva chiesto 8 anni per Losacco e Caldarulo e dieci per Solferino. In aula hanno parlato gli ultimi due avvocati difensori, Bazzani e Righi, poi il collegio dei giudici si è ritirato. La camera di consiglio è durata poco più di un’ora. I tre sono, invece, stati assolti da reato di porto abusivo di arma, anche perché la pistola di cui si è parlato nel processo non è mai stata trovata.

Gli avvocati difensori hanno preannunciato il ricorso in Appello definendo «ingiusta la sentenza, a fronte di un impianto accusatorio contraddittorio. Non esiste una prova decisiva e chiara per giustificare questa condanna». Secondo i legali «si tratta di pene eccessive rispetto all’entità dei due episodi contestati. Non sono state valutate adeguatamente le prove testimoniali della difesa molto spesso contraddittorie rispetto a quelli dell’accusa. Leggeremo bene le motivazioni della sentenza, per capire che cosa possa aver portato i giudici a decidere per questa condanna». La discussione si è aperta con le arringhe di Righi e Bazzani, che al termine hanno chiesto l’assoluzione. Il primo ha sottolineato il ruolo marginale del proprio assistito, Caldarulo, che è incensurato. Secondo Righi, Caldarulo non compare mai nelle testimonianze, non era conosciuti da tanti testimoni. Insomma, ha avuto una posizione irrilevante rispetto al quadro accusatorio. Caldarulo è stato accusato di aver minacciato con un manganello telescopico i due fratelli, ma lui quell’oggetto - che non è stato rinvenuto, lo tenuto in mano solo per pochi secondi.

Bazzani, invece, ha detto che Losacco non avrebbe mai minacciato nessuno. Tantomeno la madre di uno dei fratelli. Il maggiore, ha ricordato l’avvocato, ha escluso che quando Losacco e Solferino sono andati a casa della madre avessero avanzato minacce. Sul presunto porto di armi, Bazzani ha detto che si è parlato solo di qualcuno che ha visto un gonfiore sotto una giacca e di uno dei due sequestrati che ha sentito qualcosa di metallico alla nuca, senza vedere alcunché. I due fratelli avrebbero seguito Losacco e Solferino nella cascina di Fiorenzuola in modo spontaneo, senza costrizioni. Una situazione emersa dalle tante testimonianze. La vicenda aveva visto i tre imputati accusati di aver sequestrato per alcune ore - dalla notte fino al mattino del 20 marzo 2017 - due fratelli di Lugagnano. I due avrebbero dovuto consegnare del denaro, in totale 800 euro, ma alla fine ne hanno versati solo 300, che veniva considerato come il risarcimento per due pistole nascoste e mai più ritrovate. Per costringerli a pagare, due di loro li avrebbero prelevati a Lugagnano, in casa della madre, e portati in una cascina a Fiorenzuola dove sarebbero stati minacciati alla presenza di Giuseppe Losacco, detto “lo zio”, poi deceduto. In aula uno dei due fratelli aveva raccontato le pressioni e i modi bruschi e risoluti dei tre, mentre l’altro aveva sostenuto che si era trattato di una situazione tranquilla, di un chiarimento. Il pm Centini aveva parlato di azione criminale e metodi criminali messi in atto dai tre.

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