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Sequestro di persona ed estorsione: «Nessuna minaccia, né violenza né armi»

Parlano due dei tre imputati accusati di aver costretto due fratelli di Lugagnano a prelevare del denaro per una pistola scomparsa. «E’ stata una discussione tranquilla»

L'arresto

Nessuna violenza, né minacce né tantomeno armi. E’ stato questo il filo rosso che ha unito le dichiarazioni degli imputati e di alcuni testimoni che sono stati ascoltati in aula oggi, 22 gennaio, al processo per sequestro di persona ed estorsione nei confronti di tre imputati. Angelo Losacco (difeso dall’avvocato Andrea Bazzani), Francesco Caldarulo (assistito da Alessandro Righi) e Giovanni Solferino (difeso da Gianni Montani) sono accusati di aver sequestrato, per alcune ore del mattino del 20 marzo 2017, due fratelli di Lugagnano per farsi consegnare del denaro, in totale 800 euro ma incassati 300, considerato come il risarcimento per due pistole che, nascoste nel torrente Chiavenna a Vigolo Marchese, sarebbero state rubate mesi prima. I due fratelli, dopo essere stati rilasciati avevano denunciato il fatto ai carabinieri, facendo partire le indagini.

Oggi, due imputati - che sono tornati a casa, agli arresti domiciliari - hanno rilasciato dichiarazioni spontanee. Quella sera, hanno detto, c’è stata una discussione dai toni tranquilli. Solferino incontra Losacco in pizzeria a Salsomaggiore. I due vanno a casa a Lugagnano, verso mezzanotte. Arriva una telefonata dello zio Giuseppe Losacco al nipote Angelo. Lo “zio” (era conosciuto con questo nomignolo) gli dice di avere dei problemi con un ragazzo di Lugagnano che gli deve dei soldi. Chiamano uno dei due fratelli - tutti si conoscevano - e gli espone il problema. Il lugagnanese accetta di incontrali e Solferino si propone come mediatore. Losacco e Solferino vanno a casa dei due fratelli. Ad attenderli c’è uno dei ragazzi e la madre. Solferino gli dice che lo stanno cercando, ma che lui può aiutare a chiarire la vicenda. I tre vanno dallo zio. Quando lo zio vede il presunto debitore si arrabbia, estrae un coltello e cerca di spaventarlo. Ma Solferino di frappone fra i due e si intavola una discussione.

Anche Losacco fornisce una versione simile, affermando che i fratelli sono venuti di loro volontà dallo “zio” per spiegare la situazione. Anzi, è stata la madre a dire loro di andare Secondo le dichiarazioni delle vittime, uno dei fratelli viene tenuto sotto controllo con uno sfollagente di metallo. Mentre l’altro fratello veniva rinchiuso in una stanza. Dalle dichiarazioni emerge che si sta cercando una pistola che sarebbe stata nascosta in un canale a Vigolo Marchese. Il fratello maggiore dice di non sapere nulla, ma sa chi contattare. Fa un nome, ma Solferino non lo ricorda. Al fratello maggiore vengono chiesti 800 euro per le armi.

Al termine, ormai è quasi giorno, i due fratelli chiedono a Solferino e Losacco di accompagnarli a Lugagnano. E’ mattina. Quando la banca apre, il più piccolo dei fratelli entra e preleva 300 euro che consegna a Losacco. Poi il gruppo si divide. Il pm Matteo Centini gli chiede perché se sapeva che sarebbe successo qualcosa non è andato dai carabinieri: «Pensavo di riuscire a risolvere la situazione». E Caldarulo, che Solferino ha detto di non conoscere, è stato descritto come uno tranquillo. Nei giorni seguenti, in paese si parla di una lite tra le persone coinvolte nel processo. Un testimone ricorda di aver visto al bar Muro di Castell’Arquato  Losacco e il fratello più piccolo parlare tranquillamente. Il teste conosceva il fratello il quale gli racconta di aver avuto una storia per una questione di soldi. Ha detto di aver parlato con Solferino, ma non ha mai accennato a minacce o a pistole.

La lite è arrivata anche alle orecchie dei familiari di Solferino. La sorella di quest’ultimo dice di aver incontrato, insieme con la sorella e la madre, uno dei fratelli in un bar a Fiorenzuola. Quest’ultimo le disse che Solferino era intervenuto come paciere e ha negato che la madre dei fratelli fosse stata legata, né che ci fosse stata violenza tantomeno con manganelli o armi. Un altro testimone ricorda l’incontro al bar Muro: «Ho visto Losacco e uno dei fratelli parlare e scherzare al bar. Pensavo si fossero riappacificati». Alla fine, il pm ha chiesto di ascoltare un’altra testimone, una ex fidanzata di Solferino.

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