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Sequestro di persona ed estorsione, tornano in carcere i tre condannati

Respinto il ricorso delle difese in Cassazione. Uno dei tre, inoltre, era già stato portato in cella dopo una denuncia per furto in provincia di Bergamo. I difensori attendono le motivazioni della sentenza di primo grado per preparare l’Appello

Sono tornati in carcere il 4 luglio le tre persone condannate lo scorso aprile per estorsione e sequestro di persona nei confronti di due fratelli di Lugagnano, nel marzo del 2017. Il Tribunale della libertà di Bologna ha deciso per l’esecuzione della pena dopo che la Cassazione aveva rigettato il ricorso della difesa. A far aprire le porte del carcere era stato il ricorso in Appello del pubblico ministero Matteo Centini. Durante il processo a Angelo Losacco (difeso dall’avvocato Andrea Bazzani) Giovanni Solferino (difeso da Gianni Montani), e Francesco Caldarulo (assistito da Alessandro Righi), che si trovavano in carcere, il giudice aveva concesso gli arresti domiciliari. Il pm aveva subito presentato subito il ricorso alla Corte di appello, sostenendo che c’era il pericolo di reiterazione del reato. Al termine del processo, Losacco e Solferino erano stati condannati dal giudice Gianandrea Bussi a sette anni e 4 mesi, mentre Caldarulo a sette anni (la procura aveva chiesto 8 anni per Losacco e Caldarulo e 10 per Solferino).

Dopo le condanne, la Corte di appello, accogliendo il ricorso del pm Centini, aveva ristabilito la custodia cautelare in carcere per i tre. Contro questa decisione, erano ricorsi in Cassazione i tre difensori. Nel frattempo, Solferino, che si trovava ai domiciliari in provincia di Bergamo, era stato denunciato per furto in abitazione. La procura piacentina, allora, aveva chiesto un aggravamento della misura cautelare, cioè il carcere. Solferino, secondo le procura di Bergamo, sarebbe stato riconosciuto come l’autore di un furto in casa, commesso in compagnia di Francesco Conte, un parente. I due erano stati indagati e l’indagine è ancora in corso. Conte, inoltre, è indagato anche a Piacenza con le accuse di resistenza, oltraggio e rifiuto di fornire le generalità. Per lui è scattato l’obbligo di firma. L’uomo, durante il processo a Piacenza, aveva cercato di avvicinare Solferino al termine di un’udienza, mentre era accompagnato come detenuto dalla polizia penitenziaria. All’avvertimento degli agenti di non avvicinarsi aveva protestato e c’era stata una lite. Tutto questo era avvenuto sotto gli occhi del pm Centini. L’episodio gli era così costato una denuncia. Si arriva così all’estate e la Cassazione respinge il ricorso in Appello delle difese dei tre. Le carte arrivano al Tribunale della libertà, che fa così eseguire i provvedimenti. I difensori sono in attesa, adesso, della pubblicazione delle motivazioni della sentenza di primo grado, fra una decina di giorni, prima di preparare il ricorso in Appello.

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