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Sicurezza sul lavoro: minimizzare i rischi favorendo la diffusione di consapevolezza tra i lavoratori

Nei giorni scorsi il POGaMESchool ha organizzato al Centro Eni Corporate University di Cortemaggiore un seminario di studio dedicato alla sicurezza sul lavoro

Nei giorni scorsi il POGaMESchool ha organizzato al Centro Eni Corporate University di Cortemaggiore un seminario di studio dedicato alla sicurezza sul lavoro vista dalla componente Human Factor (Fattore Umano) responsabile, secondo recenti studi, del 70%-90% degli incidenti e infortuni. Da qui la necessità di indagare e prevenire per quanto possibile le fisiopatologie umane che hanno influito su comportamenti operativi quali la non applicazione corretta di un protocollo, di una direttiva, di una precauzione etc... , possibili cause delle “distrazioni o disattenzioni“, termini sui quali spesso convergono le conclusioni delle analisi post-incidenti.

La prevenzione di routine - hanno concordato docenti e allievi - è affidata a pianificazioni, manutenzione, avvertenze e precauzioni di procedure tecniche, trascurando il fatto che possono essere invece determinanti lo stato di salute, ansie, motivazioni e metodiche dedicate al controllo comportamentale preventivo degli operatori che hanno ruoli determinanti nei processi produttivi. Il Sistema di Gestione di Sicurezza sul Lavoro sembra però considerare il fattore umano “solo” dal punto di vista di addestramento, formazione e informazione. Azione certamente importantissima che però, a detta dei relatori, dovrebbe essere accompagnata da procedure di conoscenza utili a monitorare informazioni pertinenti la salute e la motivazione dei lavoratori. Appare inoltre opportuno identificare quelle operazioni e quelle attività associate ai rischi conosciuti (inclusi quelli legati ai comportamenti dei lavoratori) e, dove sia necessario, applicare misure di controllo riferite alla competenza, addestramento e consapevolezza. L’organizzazione deve stabilire, implementare e mantenere attive procedure affinché le persone che lavorano nella filiera operativa siano consapevoli delle conseguenze, reali e potenziali, delle proprie attività lavorative, del proprio comportamento e dei benefici derivanti dal miglioramento delle prestazioni personali. Di qui il suggerimento di inserire tra le materie della formazione professionale specialistica, l’insegnamento anche di nozioni di anatomia, biologia, fisiologia, patologia e terapia umana, e i fattori che le influenzano durante il compimento di una mansione. Nel “salto di qualità” proposto dal corso si è parlato anche di Psicologia dell’Emergenza intendendo come tale il campo che si occupa di applicare strumenti conoscitivi e applicativi della psicologia a contesti di emergenza, sia in chiave preventiva che d’intervento post-evento.

Accanto a quello tecnico svolto dall’ing. Luciano Scataglini, dall’ing. Pietro Cavanna e dal M.d.l. germano Ratti, un ruolo primario nella docenza del corso lo hanno avuto il dottor Umberto Gandi e i medici dell’Unità Operativa di Oncologia del Polichirurgico di Piacenza: il direttore Luigi Cavanna - Fabiana Achilli, Psicoterapeuta e Camilla Di Nunzio, psicologa, che così riepiloga l’esperienza portata a termine: “Nel nostro intervento abbiamo voluto approfondire la cultura del comportamento sicuro, ritenendola come materia multidisciplinare che palesa la necessità di interazione tra professionisti di diversa formazione. Ingegneri, medici, psicologi, tecnici contribuiscono a costruire un approccio multifocale, il cui obiettivo generale è garantire la salute e la sicurezza dei dipendenti nei luoghi di lavoro. Si può dire che lo scopo della sicurezza sul lavoro stia nella prevenzione di comportamenti insicuri che possono essere causa di errori che a loro volta possono provocare incidenti, infortuni o eventi critici.  Ad oggi non è possibile prevenire in modo completo l’errore ma la prospettiva che si persegue è quella di giungere all’individuazione e minimizzazione dello stesso favorendo la diffusione di competenze non tecniche tra i lavoratori  come la consapevolezza della situazione, il decision making, la leadership, la cooperazione, la comunicazione e la capacità di gestione dello stress e dell’affaticamento. Oltre all’affinamento di queste capacità, le aziende ad alto rischio di ultima generazione pongono l’accento su ciò che in letteratura viene definito Human Factor In particolare studia le reazioni umane a eventi avversi, minacciosi per l’incolumità degli individui e dei gruppi, instauratasi in modo repentino e che richiedano l’attivazione di una risposta superiore alle risorse disponibili. Si occupa delle strategie d’intervento e di prevenzione dei danni psicologici, di promozione della resilienza, di formazione a procedure di coping (modalità di adattamento con le quali si fronteggiano situazioni stressanti –N.d.R),  efficaci in contesti di emergenza. (Definizione da Gruppo di lavoro OPToscana). Si è parlato inoltre di emozioni, dandone una definizione e si sono affrontate alcune emozioni spesso sperimentate in contesti di lavoro non ottimali. Si è parlato di ansia, paura e panico cercando di darne una definizione chiara e semplice, inoltre ci si è focalizzati sull’importanza di riconoscere tali emozioni come azione preventiva. Il chiaro riconoscimento di un’emozione è il primo passo per affrontarla e per successivamente gestirla”.

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