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Valdarda, rivo Sforzesco intubato. Levoni: «Assurdo spendere tutti quei soldi»

Il consigliere provinciale contro il progetto di intubazione del canale che serve molti agricoltori della Valdarda. «Spendere 20 milioni di euro in questa fase per un’opera del genere è troppo». Gandolfi: «Vogliamo una pista ciclabile che affianchi il canale in modo da percorrere tutta la vallata»

«Il canale in questione si chiama “Sforzesco”, capisco le allusioni (il rapporto di vicinanza con l’avvocato Sforza, nda), ma era un canale artificiale che ha cinquecento anni e che rischia di essere intubato». Con questa considerazione Antonio Levoni, consigliere provinciale (e rappresentante dei Liberali Piacentini, l’associazione che fa riferimento proprio a Corrado Sforza Fogliani), ha incalzato su una vicenda irrigua che coinvolge molto da vicino la Valdarda. Levoni ha annunciato, durante la seduta del Consiglio provinciale, che presenterà un atto ispettivo al riguardo. «Qualche agricoltore della Valdarda mi ha contattato segnalandomi la gravità della questione. Si vuole intubare il rivo Sforzesco che serve la Valdarda da 500 anni, da Castellarquato fino al Po, per una ventina di chilometri».

Il progetto è già noto, l'obiettivo è quello di non lasciare alcunché alla dispersione idrica. «Sembra che il Consorzio di Bonifica – ha dichiarato Levoni durante il Consiglio provinciale - grazie a 19-20 milioni di euro provenienti dal Ministero dell’agricoltura, voglia intubare il corso del canale e portare sotto terra l’acqua. Da Castellarquato al Mulino Sforzesco rimarrebbe ancora a cielo aperto. Da quel punto in poi verrebbe intubato, per una questione di risparmio idrico. Gli Antonio Levoni-10agricoltori non capiscono dove sarebbe il risparmio, è da centinaia d’anni che il canale serve i loro terreni. E sono preoccupati dall’intervento, che sconvolgerebbe anche la flora e la fauna locale». Levoni è inorridito per la spesa. «Stiamo parlando di 19-20 milioni di spesa per fare quest’opera, che non è certamente urgente in questa fase di emergenza socio-economica. È da un anno che è in itinere. Cambiamo la destinazione di questi fondi, visto il momento storico. Cerchiamo di capire la realtà attuale».

«La preoccupazione degli agricoltori non è per la flora e la fauna – ha rilevato Sergio Bursi – ma è dettata dalla paura di perdere l’acqua per i propri campi».  «Sono 5 secoli – ha incalzato Levoni - che gli agricoltori usano quell’acqua. Il risparmio dell’acqua del Consorzio è che non serviranno più trattori e tubi in superficie per usare l’acqua. Io penso che l’acqua arrivi ugualmente e non c’è bisogno di sfregiare 20 chilometri di campi. Venti milioni di euro per un tubo di due metri sotto terra per venti chilometri mi sembra troppo».

«L’anno scorso abbiamo tenuto diverse riunioni con agricoltori di Castellarquato e Fiorenzuola – ha spiegato il sindaco di Fiorenzuola Romeo Gandolfi -. È vincolato dalle belle arti, ha un pregio storico, è il canale storico dei mulini della Valdarda. Si parla di realizzare un tubo da Castello a Fiorenzuola e Alseno che si riduce ulteriormente lungo il cammino per mantenere la sua pressione alta. È un modo per irrigare senza l’uso dei motori, per non inquinare l’ambiente. L’opera in questione è un tubo in fregio al canale, per non deturpare il canale storico». Accanto a questo progetto, se ne affianca un altro che riguarda la collettività più in generale. «Con i sindaci della Valdarda nel 2018 – ricorda Gandolfi - abbiamo presentato una richiesta di costruire lungo il canale una pista ciclopedonale da collegarsi con il percorso della VenTo, in modo che arrivi fino alla diga di Mignano, per rendere la Valdarda percorribile in bici. Si può sfruttare questa possibilità dal progetto. L’opera vuole ridurre il consumo dell’acqua, si vuole intubare perché il Consorzio deve svuotare i canali durante le allerte meteo evitando il pericolo di esondazioni. Per questo si vuole spostare l’acqua nel tubo».

«Il progetto – ha preso la parola anche il sindaco di Castelvetro Luca Quintavalla - arriva nella Bassa e anche noi spingevamo per la ciclopedonalità. Va sottolineato che non si può rinunciare a questi fondi del Psr per il risparmio idrico. Se non li porta a casa il Consorzio di Bonifica di Piacenza, li porta a casa quelli di Canicattì, per dire un posto a caso. Non è che questi soldi possiamo convogliarli su un altro problema legato all’emergenza attuale».

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