La conquista della Luna tra miti, storia, scienza, tecnica e poesia

Articolata conversazione del professor Dossena per la Biblioteca comunale di Ferriere

Un momento dell'incontro

Senza lasciarsi scoraggiare dall’abbuffata celebrativa che ha invaso le pagine dei giornali tradizionali e molti programmi televisivi, la Biblioteca comunale di Ferriere ha proposto una sua serata-conversazione sulla ricorrenza “1969- 2019, a mezzo secolo da quell’epica avventura”, centrando l’obiettivo di offrire una piacevole e interessante cronaca-revival.

Il merito è del professor Giuseppe Dossena, che ha vestito i panni di efficace divulgatore scientifico offrendo, un racconto sintetico quanto accurato e rigoroso, addentrandosi nei dettagli tecnici solo quel tanto che era necessario alla comprensione degli eventi via via  richiamati.  

La luna in ogni parte del mondo è stata accompagnata da miti e leggende - Dossena ne ha fornito un’ampia carrellata descrittiva -  che anche quando le conoscenze astronomiche hanno progressivamente svelate origini e specifiche scientifiche, ne hanno mantenuto alto, come succede tuttora, l’interesse.

Per secoli l’immaginario collettivo dell’umanità ha fantasticato uno sbarco lunare, ma bisogna giungere agli anni della seconda metà del secolo scorso per averne concretezza. Alla base della conquista ci fu l’evoluzione della tecnologia tedesca firmata Wernher Von Braun, lo scienziato nazista ideatore dei razzi V2, che al termine del conflitto mondiale venne neutralizzato americano e promosso alla guida del programma spaziale. 

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso era però l’Unione Sovietica obiettivamente in vantaggio nella conquista dello spazio. Il 3 novembre 1957, i russi avevano lanciato nello spazio un razzo con a bordo la cagnetta Laika che secondo la versione ufficiale del governo sovietico sopravvisse per "oltre quattro giorni”. Il 12 aprile 1961, aveva decollato la Vostok 1, prima navicella spaziale. All'interno della capsula, c'era Jurij Gagarin che compirà un volo intorno alla Terra di 108 minuti.

Nel maggio 1961 il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy dichiarava solennemente che entro la fine del decennio, gli Stati Uniti avrebbero portato l’uomo sulla Luna. Era un rilancio di obiettivo, poiché l’impresa di Gagarin aveva appena conquistato la ribalta mondiale. Nel giugno 1963 l’Urss mandava in orbita per tre giorni Valentina Tereshkova, prima donna a volare nello spazio e prima persona non militare. 

Per colmare il gap gli Stati Uniti avviano il programma Apollo che con la missione 11 alluna con tre astronauti a bordo il 20 luglio 1969 alle 22,17 italiane. Neil Armstrong e Buzz Aldrin saranno i primi pedoni lunari. 

Sulle fasi dell’allunaggio Dossena è stato prodigo di particolari soprattutto caratteriali dei protagonisti, mostrando il particolare clima con cui il palcoscenico mondiale aveva accolto l’evento, le pagine originali di Libertà e di altri giornali dell’epoca.

Una attenzione particolare Dossena l’ha riservata a quello che forse fu il vero eroe di quella notte: non Neil Armstrong o Buzz Aldrin che scesero sulla luna, ma il terzo astronauta in ombra, Michael Collins, non perché nacque a Roma, ma perché andò sulla luna ma non scese dall’astronave. Girò intorno come un autista, nell’attesa che i colleghi sbrigassero le faccende lunari permettendo il loro ritorno in terra. 

«La luna - ha evidenziato Dossena nella parte finale della conversazione che ha visibilmente interessato l’affollata platea, rimasta attenta per oltre due ore - è stata in tutti i secoli una incantevole musa per scrittori poeti. Tra questi anche il nostro Valente Faustini che in una poesia in dialetto piacentino del 1904 la paragona alla vita umana: la giovinezza guarda avanti rincorrendo speranze, come fa lei nella fase crescente. La vecchiaia guarda indietro alla strada percorsa, come fa lei nella fase calante».

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