«Nel lavoro occorre aprirsi all’innovazione e ampliare il proprio bagaglio culturale adattandolo»

Uno sguardo sul nostro tempo mondo con gli occhi dei giovani studenti vincitori della “Stella al Merito” dei Maestri del lavoro, Giorgio Bersani

Giorgio Bersani premiato dal dottor Cesare Betti, direttore di Confindustria Piacenza. Foto di Camillo Murelli

Continua con questo terzo articolo la presentazione dei quattro elaborati vincitori del 14esimo concorso letterario “Una stella al Merito”, promosso dal Consolato Provinciale Maestri del Lavoro, rivolto alle classi quinte degli studenti medi superiori nell’ambito dell’annuale iniziativa “Una stella per la scuola” che ha coinvolto 2000 studenti di 117 classi terze, quarte e quinte, nelle quali sono stati trattati, nel corso di 51 incontri, diversi argomenti propedeutici all’inserimento nel mondo del lavoro. 

«Oggi nel lavoro occorre aprirsi all’innovazione e ampliare il proprio bagaglio culturale adattandolo al continuo mutamento»

 di Giorgio Bersani

Non è facile scegliere oggi la professione che si farà all’alba del nuovo millennio, soprattutto perché non è ancora chiaro di quali figure ci sarà più bisogno, quali profili professionali emergeranno quando la crescita delle tecnologie dell’informazione, che stiamo vivendo, finirà di configurare il mondo del lavoro. In passato, uno studente decideva di laurearsi in ingegneria meccanica sapendo che poi avrebbe progettato pezzi meccanici in qualche industria; oggi probabilmente anche i desideri non si possono più “mettere in pratica”.

Negli ultimi trenta / quarant’anni il mondo del lavoro ha subìto vari e pesanti cambiamenti nell’aspetto pratico del lavoro stesso, nell’organizzazione e nel coordinamento.

Tutto questo è stato causato principalmente dalla nascita delle tecnologie informatiche, che, fin dai loro albori, hanno mutato in modo molto forte e diretto tutti gli aspetti della vita delle persone, sul piano domestico, sulla collettività e toccando infine anche il mondo del lavoro. Anzi, quest’ultimo può essere considerato il primo di tutti i settori in cui la tecnologia ha fatto il suo ingresso prorompendo nei processi produttivi; questo tipo di innovazione ha poi iniziato a diffondersi sempre più, come una macchia di petrolio. 

È anche vero che, prima dell’avvento di questa grande rivoluzione “del digitale”, quando si decideva un certo percorso di studi, superiore od universitario, chi sceglieva aveva già fissato un preciso obiettivo: lavorazioni meccaniche, progettazioni di macchine o componenti di vario tipo, lavori manuali più in generale. Questo modo di vivere e di pensare è stato stravolto dalla nascita e dalla crescente importanza del settore elettronico – informatico, da quando ossia la classica figura del lavoratore meccanico è andata ad accostarsi quella di un tecnico elettronico – informatico, prima per progettare macchinari automatizzati, poi per installarli negli impianti di produzione e capirne il loro funzionamento, passando poi al lato della manutenzione; tutto questo è stato reso necessario dal fatto del diverso funzionamento e della maggiore complessità degli impianti di tipo elettronico – informatico.

È proprio vero che il cambiamento, così come gli aspetti positivi, può anche portare degli aspetti negativi. Proprio per l’immissione, nella catena di produzione, di macchinari e tecnologie sempre più nuovi si ha un doppio effetto: da una parte si ha maggiore velocità di produzione con una riduzione dei costi, causata a sua volta dalla diminuzione del personale all’interno dell’azienda stessa; tutto questo ha portato di fatto all’abbassamento dei costi di produzione per gli imprenditori, ma contemporaneamente va ricordato che delle persone hanno perso il posto di lavoro per quest’avvento tecnologico (disoccupati che, se vengono comunque formati all’uso delle tecnologie, potrebbero essere reintegrati più facilmente nel circuito del mondo del lavoro). 

Tutto questo grande effetto coinvolge non solo le figure di operai e lavoratori, ma anche quelle di “grado più alto” come ingegneri o progettisti, che stanno subendo profondi cambiamenti: le nozioni e le conoscenze in un solo settore o ambito non sono più sufficienti; è necessario infatti formarsi ed aprirsi all’innovazione, per poter acquisire nuove competenze ampliando il proprio bagaglio culturale e adattandolo al continuo mutamento che la società contemporanea sta affrontando.

Uno dei problemi attuali è che, se si rimane chiusi nelle proprie conoscenze e nel proprio “piccolo”, e non ci si forma secondo i nuovi requisiti, si è irrimediabilmente tagliati fuori dal mondo del lavoro e dalla società, effetto dato dalla necessità di possedere nuove conoscenze, mantenersi aggiornati sulle nuove tecnologie e avere una maggiore “malleabilità”.

Altro problema, forse uno dei principali, è dettato dal fatto che il mondo è in continuo mutamento per via delle veloci scoperte ed innovazioni, con conseguenza che i lavoratori devono essere costantemente tenuti aggiornati sulle innovazioni e sui cambiamenti, per poter comunque permettere un continuo miglioramento degli impieghi lavorativi ma, allo stesso tempo, poter migliorare sul piano personale.

Non è detto che i desideri non possano più essere “messi in pratica” o che l’inserimento nel mondo del lavoro sia più difficile per via dei maggiori requisiti e conoscenze richiesti, ma l’avere a disposizione la tecnologia attuale può, anzi dovrebbe, essere un buon vantaggio per svolgere bene il proprio lavoro, dimostrando il proprio valore e mettendo in risalto i propri punti di forza, aspetto fondamentale nel mondo del lavoro.

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