Sostenibilità, un diverso modello di business che crea nuovi valori sociali

Il tavolo dei relatori

Su un punto tutti sono d’accordo: la sostenibilità e l’economia circolare rappresentano un punto di non ritorno: ma le produzioni eco-compatibili, se diventano un’opportunità per il reddito delle imprese, devono anche essere promotrici di nuovi valori sociali ed etici che offrano una qualità di vita migliore e diminuiscano le distanze tra i popoli, ma anche tra le classi sociali. Altro non secondario aspetto: come conciliare le sacrosante aspirazioni (e la conseguente crescita) di vita migliore di tante popolazioni mondiali (Cina ed India docet) con produzioni industriali ed agricole in costante aumento?

Importanti e complesse problematiche che sono state oggetto di un interessante e partecipato convegno, seguito da una tavola rotonda, presso l’Aula “Piana” dell’Università Cattolica di Piacenza nell’ambito della presentazione del numero della Rivista Economia Italiana. Tema dell’incontro "Agenda 2030: il punto sullo Sviluppo Sostenibile” un evento organizzato e coordinato dal Francesco Timpano, Direttore del CeSPEM -  Centro Studi di Politica Economica e Monetaria, nell’ambito del Corso di Politica Economica Avanzata. Dopo il saluto di Franco Egalini (Fondazione di Piacenza), della Preside Annamaria Fellegara, di Federico Arcelli (recuperare i grandi valori che vincolano le scelte economiche), è seguito quello di Giovanni Parrillo, direttore della Rivista Economia Italiana che ne ha ricordato le finalità, ovvero quelle di analizzare e proporre soluzioni per l’economia. Dai problemi della tassazione dei grandi player internazionali , alla disparità nel lavoro per le donne, fino all’attuale transizione verso un sistema sostenibile. Gli interventi, coordinati da Timpano, sono iniziati con quello (in collegamento) di Patrizia Luongo del Forum Diseguaglianze Diversità che ha sottolineato come, nei paesi Ue, dopo gli anni Ottanta, ha ricominciato a crescere il gap tra più ricchi e più poveri, che generano insicurezza economica per un cittadino su tre ed in Italia disuguaglianze territoriali di genere che producono risentimento, paura e rabbia e da qui intolleranza e desiderio di chiusura delle comunità. «Così - ha detto - si è perso il potere negoziale del lavoro e si considera negativo ciò che è “pubblico”. Lo sviluppo economico ed ambientale è coevo con la crescita economica. Per questo - a parere della Luongo - è necessario agire sui meccanismi di formazione della ricchezza per una uguaglianza sostenibile».

Toni Federico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha ricordato che «non abbiamo abbastanza energia per il futuro e se siamo bravi possiamo mantenere la stabilità, non certo la crescita. I media, i politici e gli ambientalisti non si intendono. I primi ne trattano solo da poco, i secondi ne parlano in modo ancora troppo generico e i terzi con un linguaggio fastidioso, che non interessa. La scienza - ha detto - pone dei problemi, non bisogna essere vittime di preconcetti.  La dimensione del problema è anche etico perché parrebbe che con più disuguaglianze ci sarebbero meno cambiamenti climatici! La soluzione sta nelle energie rinnovabili».

Di economia circolare ha trattato Lorenzo Solimene di KPMG. Ha sostenuto che «la sostenibilità è urgenza per le imprese, pressione per gli investitori, attenzione dei consumatori e pressione della società civile e quindi sempre più strategica per le imprese. I rischi sono legati al periodo di transizione (per esempio dalla plastica monouso), l’economia circolare è un’opportunità che  presuppone di ripensare al proprio modello di businnes. Bisogna rivedere molti dei nostri prodotti aumentandone il ciclo di vita utile, quindi i propri processi di produzione. E’ un’opportunità per le imprese che necessitano quindi di una nuova cultura manageriale ed una classe dirigente che veda la sostenibilità come proprio modello di businnes. Un problema sottovalutato è la crescita delle diseguaglianze che può generare delle criticità per il sistema imprenditoriale che deve quindi sviluppare modelli di valori condivisi». Marco Fedeli di Assosef ha detto senza perifrasi che «per le nuove attività servono soldi e quindi occorre anche una finanza “sostenibile» come i green bond standard. In Italia si è poco propensi a questi investimenti e sono anche poco conosciuti. Andrebbero divulgati anche presso i piccoli risparmiatori. La cultura della sostenibilità deve scendere verso la quotidianità , proponendo valori sicuri». Prima della tavola rotonda, è stato presentato un filmato da cui si evince come tante imprese piacentine già si siano ben attivate verso produzioni legate alla sostenibilità ed all’economia circolare: da Gualapck alla Rigeneral System, alla Paver, alla Saib, al Wine Group, alla Fossati Serramenti alla Vetreria di Borgonovo, tanto per citarne alcune «ma sono- ha ricordato il Presidente di Confindustria Piacenza Alberto Rota- almeno una quarantina». Agostino Albertazzi di LEAP Piacenza ha detto «fidarsi del progresso, significa gestirlo; l’aumento della CO2 è incontrovertibile; se vogliamo ridurlo, è necessario coinvolgere tutti. Le infrastrutture sono “democratiche” perché permettono (come il teleriscaldamento) a tutti di usufruirne, ma per l’energia rinnovabile bisogna coniugare le produzioni con il consumo».

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Monica Palumbo manager di Deloitte & Touche ha precisato che «bisogna accompagnare il cambiamento in un contesto dinamico in evoluzione e le imprese devono seguire un percorso oggi accelerato; la sostenibilità sta diventando un modello di businnes e per creare nuovi valori è necessario trovare un equilibrio con percorsi di sviluppo perle imprese interessate, compreso chi si occupa di finanziarle». Massimo Magnaschi (Caritas Piacenza): «bisogna tener conto gli uni degli altri; nei paesi Ue le disuguaglianze possono innescare forti tensioni sociali. A Piacenza le povertà hanno cambiato pelle ed è aumentata la vulnerabilità con un rischio di entrare in povertà sempre più diffuso, il 16% della popolazione  piacentina. Così la tendenza è rendere “invisibili” gli altri, come vivendo in una città a più piani dove non ci si incontra mai e dove si perde la prospettiva del bisogno degli altri». «Per tutto l’anno - ha ricordato Rota - ci siamo occupati di economia circolare, sviluppato tutti i settori, con l’obiettivo di farla divenire un valore per le imprese che deve essere prima di tutto economico. Poi quello sociale ed ambientale diventano valore aggiunto per essere sul mercato in futuro». Rota ha ricordato alcune peculiarità dell’azienda da lui diretta: dagli impianti a biogas, al trattamento dei liquami per rendere l’acqua di nuovo utilizzabile per l’irrigazione, ai materassi in gomma riciclata nelle stalle. Tutti esempi di economia circolare che va comunicata adeguatamente.

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