Una stele per non dimenticare la “Brigata Piacenza”

Un omaggio alla Brigata Piacenza, caduta per anni nel dimenticatoio, dopo il restauro, è stata inaugurata a Palazzo Farnese nel corso di una sobria ma solenne cerimonia

Una stele commemorativa dedicata alla Brigata Piacenza, caduta per anni nel dimenticatoio, dopo il restauro, è stata inaugurata a Palazzo Farnese nel corso di una sobria ma solenne cerimonia alla quale hanno partecipato autorità civili e militari tra cui il Prefetto dott. Maurizio Falco, il Brigadier generale Dionigi Maria Loria e l’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi. La lapide benedetta dal cappellano militare don Bruno Crotti ricorda la costituzione, avvenuta il 15 marzo 1915, della Brigata Piacenza (111° e 112° fanteria) i cui uomini si ricoprirono di gloria durante la “grande guerra” lasciando sul campo migliaia di soldati tra caduti e dispersi, di cui 152 piacentini, pubblicoBrigataPc3-2meritandosi centinaia di ricompense al valore, tra cui tre medaglie d’oro. Subito dopo la cerimonia durante la quale l’assessore Papamarenghi ha sottolineato il dovere della comunità di dover tenere viva le gloriose memorie del passato ed i suoi simboli, senza retorica, per trasmetterlo alle future generazioni, si è svolto un incontro moderato dalla giornalista Paola Romanini, cui hanno preso parte Filippo Lombardi e Ippolito Negri, coautori della collana “Piacenza in grigioverde” ed il tenente colonnello Massimo Moreni del 2° Reggimento Genio Pontieri, apprezzato  storico militare.

Negri ha ricordato che la Brigata “Piacenza”, rimase in città solamente dieci settimane dopo la sua costituzione avvenuta nel 1915 e solamente con uno solo dei suoi reggimenti, il 111°. Ma a Piacenza rimase sempre, presso Palazzo Farnese, il deposito di questo reggimento, cioè la struttura destinata a vestire, armare e addestrare le reclute e i richiamati da inviare di rincalzo al fronte. I legami di Piacenza con la brigata che portava il suo nome sono sempre stati fortissimi: la nostra provincia era una delle principali zone di reclutamento, numerosi piacentini fecero parte della brigata e sono ben 152 i nostri concittadini che lasciarono la vita mentre combattevano nei suoi ranghi.

Sono stati rammentate le numerose battaglie a cui prese parte tra cui quella per la riconquista di Nervesa, durante la battaglia del Solstizio, respingendo gli austriaci che fecero il loro ultimo, grande sforzo per disarticolare la linea difensiva italiana sul Piave. Ed è stato ricordato pure che (paradossi della storiografia…) per mesi i fanti della “Piacenza” combatterono, soffrirono e morirono accanto a quelli della “Sassari”, ma se ultimi sono noti a tutti, le gesta di quelli della “Piacenza” sono scomparse dagli orizzonti storici. Della battaglia del brigataPc2MoreniNegriLombardiRomanini-2Solstizio, “una vera e propria svolta nella guerra”, ha parlato anche il col. Moreni per ribadire “lo straordinario lavoro svolto dai Pontieri durante la “grande guerra” per assicurare i collegamenti in tanti momenti “topici” del conflitto, dagli arretramenti di Caporetto fino alla battaglia di Vittorio Veneto con le truppe che transitarono sulle passerelle predisposte con perizia dai Pontieri piacentini, reparti che hanno un legame storico con la città di Piacenza che, non a caso, ha eretto un monumento per ricordare il loro eroismo. Ed i Pontieri sono sempre stati in prima linea per aiutare la città durante le periodiche alluvioni del Po.

“Una città- ha sostenuto Lombardi- che ha sempre dato molto in solidarietà per la Brigata tramite i comitati di assistenza, dai generi di conforto, alle sottoscrizioni dove anche i poveri partecipavano, fino al materiale per scrivere, perché la corrispondenza con i familiari era indispensabile per il morale dei soldati al fronte. Durante la guerra furono spedite complessivamente 4 miliardi di cartoline! Nel primo dopoguerra e nei decenni successivi si sono svolti molti pellegrinaggi suoi luoghi delle battaglie cui hanno partecipato i piacentini ed è stata dedicata anche una marcia dedicata alla Brigata Piacenza (purtroppo non più rintracciata) composta dal m. Amilcare Ghezzi”. Insomma una lapide doverosamente ricollocata a perenne memoria dell’eroismo di tanti soldati perché, come ha ribadito Negri nel suo saluto, “non dobbiamo avere remore a confrontarci con la memoria e con i valori che questa esprime”.

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