Anticaglie

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Difficie capire la politica della Chiesa. Peggio ancora una Chiesa politica

Nessuno si meravigli se parlo di politica anche a proposito della Chiesa nostra, quella cattolica. La quale se non è una Istituzione politica, in realtà fa politica. Mi spiego. La questione dottrinale, quindi teologica, non è mai stata esente da risvolti sociali, che interessano oltre all’anima, anche l’aspetto della vita civile. Teologia e politica infatti si sono sempre influenzate e riesce difficile separare l’una dall’altra e questo ce lo dice la storia. Che un tempo separava il potere temporale da quello spirituale, senza però mai riuscire nell’intento. Col risultato che i due poteri si condizionavano reciprocamente, con la prevalenza dell’uno o dell’altro a seconda degli eventi storici, delle loro conseguenze e del desiderio di affermazione personale. Se questo è vero, ultimamente, parlo a partire dal XX secolo, le cose sembravano aver preso una piega diversa. La Chiesa aveva accettato la distinzione fra i due poteri ed accettato solo il suo, vale dire doversi limitare a riaffermare il potere della fede e fare di questo il viatico per ogni cristiano, in vista della seconda vita. Per raggiungere lo scopo, serviva la dottrina che doveva essere spiegata col rischio di andare contro il potere emergente. Quello della cosiddetta secolarizzazione, che sempre più interessa tutta la nostra società, avendo sostituito Dio con il suo simulacro terreno, rappresentato da una parte dalla scienza e dall’altra dal potere economico. Entrambi in grado, secondo l’attuale costume, di dare le risposte terrene nell’immediato, senza bisogno di attendere quelle celesti che potrebbero essere, ma anche non essere. In questo clima, la fede vacilla e una possibile soluzione al problema poteva essere costituito dal rischio di non seguire la moda dei tempi. Ma di arroccarsi con coraggio ai valori della dottrina e della tradizione, che appunto perché fuori dal tempo, non si curano di questo. Contrapponendo alla secolarizzazione, il senso della sacralità, per quanto fuori moda, con il rischio, è vero, di allontanare i fedeli tiepidi, ma con il vantaggio di potenziare quelli di sicura fede, contrapponendo al numero, la rigorosa osservanza di quello che si chiama canone. Che vuol dire la regola di dover seguire in modo totalizzante i principi dottrinali, intesi ovviamente nell’ottica religiosa. La prima scossa a questo modo di pensare, ce l’ha offerta il Concilio Vaticano II, con l’intento di riformare la Chiesa che sembrava troppo arroccata su posizioni non più compatibili con la sensibilità moderna in fatto di linguaggio, il latino, e in secondo luogo riguardo alle modalità liturgiche ancora accompagnate dal suono solenne dell’organo e dalla suggestione del vecchio canto gregoriano. Una ventata di modernità colpiva la Chiesa, ma senza scuoterla più di tanto, anche causa i Pastori che sono succeduti a Giovanni XIII, promotore del Concilio, quali Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, poi diventato Papa emerito. Tutto questo fino al 2013, quando venne eletto al soglio pontificio l’attuale Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, gesuita proveniente dall’Argentina. Forse poco adatto a disquisire su problemi teologici ( questa è la mia impressione), ha preferito dedicarsi agli aspetti pratici, in realtà come dicevo all’inizio, alla visione politica delle cose, orientando la Chiesa verso posizioni non sempre comprese ed accettate da una buona parte dei fedeli. Almeno quelli rimasti ancorati alla dottrina. E mi riferisco soprattutto a quegli spiriti religiosi che orgogliosi di ancorarsi alla tradizione, avevano mal digerito le conclusioni del Concilio Vaticano II e desideravano una Chiesa, moderna appunto perché antica. Contraddizione in termini questa, ma che vale solo nel campo sociale e non in quello religioso, che fugge e sfugge al Zeitgeist, vale a dire allo spirito del tempo. Questi allora i punti difficili da comprendere da parte di questi fedeli, cui mi riferivo, in riferimento all’attuale Papa: la questione dell’immigrazione, l’atteggiamento verso le altre forme di fede e il problema della sessualità e dei divorziati. Cominciamo dal primo, l’immigrazione. Questa deve essere accolta senza se e senza ma. Non vale distinguere i veri profughi da tutti coloro che per ragioni varie vogliono abbandonare la loro terra d’origine, in genere l’Africa. Nessuno ostacolo deve frapporsi alla libertà di chi vuole migliorare la propria qualità di vita. Nessun muro anche sul piano simbolico deve essere eretto ad ostacolo. L’accoglienza verso tutti da parte di chi si definisce cristiano, non può essere condizionata da equilibri o meglio da disequilibri interni nei paesi di accoglienza, legati alle inevitabili, confuse e conflittuali evoluzioni del tessuto sociale. Dovute al coacervo di usi e costumi diversi che mal si conciliano fra loro, con le conseguenze di disordini e violenze, che ciò nonostante non devono essere sufficienti ad impedire il grande esodo. Questa in sintesi e detto in modo molto approssimativo la posizione dell’attuale Papa. E passiamo al secondo punto. Il rapporto con le altre forme di fede, dove tocchiamo un tasto di natura teologica. Qual’ è allora la vera religione? Sentiamo la risposta che riporto virgolettata” Dio non solo permette, ma vuole positivamente il pluralismo e la diversità delle religioni, tanto cristiane quanto non cristiane” Un secondo aspetto riguarda poi il sostegno dato dallo stesso Papa alla posizione di Lutero, secondo il quale la giustificazione per fede non comporta necessariamente l’osservanza della legge divina. Perplessità per non dire di peggio. Andiamo avanti ed affrontiamo il terzo punto ,la sessualità e la posizione della Chiesa nei confronti dei divorziati. Anche in questi due cardini dottrinali che non sono di seconda importanza, assistiamo ad una netta divergenza nei confronti della tradizione. Entrambi infatti sembrano diventare liquidi come la società ritenuta tale da parte del sociologo Bauman. Ponendo Chiesa e società sullo stesso piano. In che senso? Che la sessualità non sembra più confinata nel matrimonio e in aggiunta legata solo all’eterosessualità. La dimostrazione? Una certa tiepida condanna dell’omosessualità , che si evince sulla base ad una certa tolleranza nei confronti dei diversi casi di religiosi e non, ampiamenti riportati dall’opinione pubblica. Una posizione questa per non compromettere il ruolo accomodante della Chiesa in ossequio al cambiamento dei tempi? Infine l’ultimo punto che riguarda il matrimonio. C osi si pronuncia il Papa nell’ esortazione apostolica Amoris Laetitia. “ I divorziati che vivono una nuova unione si possono trovare in situazioni molto diverse che non devono essere catalogate in affermazioni troppo rigide. Ma devono essere accolti nella Chiesa che li rincuora come una madre e si prende cura di loro con affetto, incoraggiandoli nel cammino della vita e del Vangelo”. Fin qui nulla da eccepire se non ci fosse questa aggiunta: “ che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta irregolare, non è detto che vivano in stato di peccato mortale e privi della grazia santificante”. Detto questo cosa aggiungere? Che l’attuale Papa ha un occhio di riguardo verso la società attuale, ma sembra chiudere l’altro occhio verso l’aspetto dottrinale. Per questo piace alla gente che desidera vedere il lui più che un Pastore di anime, un Pastore diverso dal solito cliché, che preferisce distaccarsi dal palazzo( e dalla Cattedra) e fare una politica sociale a sostegno dei poveri, degli emarginati, in una parola di tutti gli immigrati, dimenticando forse che l’ amore deve coniugarsi con la giustizia. L’impressione allora è che così facendo, Egli compia un cedimento verso il politicamente corretto. Una patologia questa che influenzando gli aspetti del vivere civile, sembra entrato di prepotenza anche in quello religioso. Cosicché cambiando le antiche carte e sostituendole con quelle nuove, il rischio che si corre è quello di non accorgersi della loro falsità.

Anticaglie

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