Il tarlo scemo

Il tarlo scemo

Le parole che non servono più

Alla fin della fiera, il vecchio Kierkegaard ha sempre ragione, soprattutto quando dice: “Gli uomini hanno il dono della parola non per nascondere i pensieri, ma per nascondere il fatto che non li hanno”

Alla fin della fiera, il vecchio Kierkegaard ha sempre ragione, soprattutto quando dice: “Gli uomini hanno il dono della parola non per nascondere i pensieri, ma per nascondere il fatto che non li hanno.” 
Non sono certo però, se il filosofo danese possa aver mai immaginato che il futuro e l’inarrestabile evoluzione dell’uomo, potesse dare una scadenza a certe parole, pensionandole quanto l’evoluzione dei tempi le ha rese obsolete. Ho pensato a questo quando l’altro giorno, ho sentito alla radio il verbo “gettonare”, sì certo in uso come consuetudine, ma ormai inapplicabile nella concretezza del significato per cui è nato. Infatti, il Devoto-Oli ci dice: “chiamare da un telefono a gettoni – far suonare un disco al juke-box.” Quindi, nel suo etimo da gettone, oggi è un verbo inutilizzabile.

Così per gioco ho provato a mettere su carta, quali altri termini oggi non servono più, se non per ricordare quello o quanto sono stati. Il primo ostacolo che mi sono trovato ad affrontare, era di non considerare le parole obsolete ma comunque ancora significative, con quelle che invece non servono proprio più. Così poco dopo avevo questa lista: cinematografo, mangianastri, ancella, negro, cassa mutua, orbaio, bordello, resuscitare, gettonare, Jugoslavia, tubo catodico e via via molti altri. Poi ho provato, giocando con la fantasia, a consegnare nelle mani di un caro estinto da una ventina d’anni, un dizionario di oggi, e chiedergli quali termini non riconosceva. Lasciamo ovviamente stare tutti quelli collegati a internet e social network quali, twittare, taggare e compagnia bella. Il defunto, allibito, mi ha chiesto cosa significassero: tronista, apericena, ristodisco, esodato, starlette, escort, spesometro, celodurismo e tecno stress. Poi, chiamato in causa anche Kierkegaard, abbiamo tutti e tre convenuto, come una parola sia sempre stata usata poco, sia nei loro tempi, sia nel nostro: grazie.

Il tarlo scemo

Nereo Trabacchi nasce a Piacenza nel '74, città dove tutt'ora vive e lavora. La sua principale attività è nell'azienda di famiglia, ma da qualche anno, la sua passione prima per la lettura e poi per la scrittura, gli hanno permesso di pubblicare sette romanzi. Alcuni titoli come Brindo e me ne vado e Il re della città, hanno conosciuto fortuna su tutto il territorio nazionale. Le sue principali passioni sono il cibo, il vino, la fotografia e gli scacchi

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Commenti (3)

  • E inculcare si usa ancora? Temo che la maliziosità moderna lo abbia reso inapplicabile. Sparirà anche cazzuola? Senz'altro dovrebbe sparire fallo: troppe eventualità di doppi sensi (è anche termine calcistico, nome di un comune e voce del verbo fare...) Insomma, bei dilemmi. E mi fermo qui.

    • Stavolta sono serio (addirittura sul triste): "gentiluomo" non si usa più. Si è perso il senso del valore di questo termine e (contemporaneamente? prima? dopo?) si sono pressochè estinti i destinatari.

  • Ciao , mi piace l'argomento che esponi. Mi pare però che molti dei termini da te elencati, come cinematografo, bordello, gettonare (nel senso di prezzolare), resuscitare (qualche politico stracotto), Jugoslavia (guerra tra etnie di corrente) si attaglino (altro termine desueto...) al parlamento italiano. Ciao!

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