Il tarlo scemo

Il tarlo scemo

Un po’ di Piacenza nel Giudizio Universale di Michelangelo

Dato che siamo alle porte di un conclave, forse non tutti i piacentini sanno che, la nostra terra ha in qualche modo contribuito al capolavoro assoluto di Michelangelo: il Giudizio Universale

Dato che siamo alle porte di un conclave, forse non tutti i piacentini sanno che, la nostra terra ha in qualche modo contribuito al capolavoro assoluto di Michelangelo: il Giudizio Universale. Ebbene sì, facendo qualche ricerca nel sito degli Archivi Segreti Vaticani (www.vatican.va), sono incappato casualmente in un documento di cui ignoravo l’esistenza.

mic-2Si tratta di una minuta breve di Paolo III (1534-1549) (qui in foto) che confermava a Michelangelo la Commissione del Giudizio e con questo pezzo di carta concedeva onori e un lauto stipendio all’artista che già aveva iniziato a “spennellare” nella Sistina. E qui arriviamo al punto che ci riguarda. Infatti il compenso per il Giudizio Universale era stato stabilito in una rendita vitalizia di 1200 scudi d’oro l’anno la metà dei quali, proprio attraverso questa minuta, venivano assegnati al Buonarroti attraverso le rendite del Passo del Po, presso Piacenza, fino a quel momento in mano di Francesco Burla.  (…et si quo alio in opere voluerimus nobis inseriva, Passum Padi propoe Placentiam…) Michelangelo si insediò per godere del beneficio delle nostre terre per procura. A completare la documentazione di questo, una lettera inviata da Agostino da Lodi all’artista proprio da Piacenza datata 30 settembre 1536 che dice: “La presente sarà per dirci che oggi ho preso possesso in vostro nome del passo del Po qui, nel modo che me ne scrivesti…”.

Un po’ di Po insomma…
Oltre a questi compensi materiali, il pontefice ordinò altresì che Michelangelo venisse ascritto al ruolo della “familia” pontificia ed avesse tutti gli onori che ne conseguivano. Ora la mia curiosità cade sulla specificità geografica di quali siano state queste terre piacentine che garantivano una parte della pagnotta di Michelangelo, e nell’attesa di poterle presto identificare, mi crogiolo nel pensiero che parte dei nostri territori abbiano avuto in qualche modo un ruolo nella creazione di uno dei più grandi capolavori artistici fatti dall’uomo.

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Il tarlo scemo

Nereo Trabacchi nasce a Piacenza nel '74, città dove tutt'ora vive e lavora. La sua principale attività è nell'azienda di famiglia, ma da qualche anno, la sua passione prima per la lettura e poi per la scrittura, gli hanno permesso di pubblicare sette romanzi. Alcuni titoli come Brindo e me ne vado e Il re della città, hanno conosciuto fortuna su tutto il territorio nazionale. Le sue principali passioni sono il cibo, il vino, la fotografia e gli scacchi

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Commenti (2)

  • Ma noi di Piacenza dobbiamo a Michelangelo la SIAE

    • Mi informo :-)

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