Salute e medicina on line

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Malati oncologici, la ricerca sta migliorando la loro qualità della vita 

Dal convegno alla Sala Colonne del Polichirurgico

Un momento del convegno

Tra eccellenti esperti e relatori e numerosi partecipanti si è svolto nella Sala Colonne del nostro Ospedale un importante convegno di studio interdisciplinare sul tema: "La gestione del paziente con tumore del polmone non a piccole cellule localmente avanzato/metastatico".

I PROTAGONISTI  - Responsabile dell'evento il professor Luigi Cavanna, Direttore Dipartimento di Oncoematologia dell'Azienda Sanitaria di Piacenza, che ha introdotto il Convegno, moderato da Francesco Leonardi Oncologia, Parma, Carmine Pinto Oncologia, Reggio Emilia e Luca Frassinetti Oncologia, Meldola (Forli-Cesena).

Relatori: Marcello Tiseo Oncologia, Parma; Alessandro Ubiali Biologia molecolare, Piacenza; Adriano Zangrandi Anatomia patologica, Piacenza; Angelo Delmonte Oncologia, Meldola; Francesco Gelsomino Oncologia, Sant'Orsola Bologna; Andrea Ardizzoni Oncologia, Università di Bologna; Enrico Franceschi Oncologia, Bellaria; Marco Platania Oncologia, INT Milano. Il parere degli specialisti è stato espresso da: Davide Colombi, Radiologo; Cosimo Franco, Pneumologo;Livia Ruffini, Medico Nucleare; Rocco Delfanti, Chirurgo Toracico; Daniela Piva, Radioterapista e Manuela Proietto, Oncologo. Alla Tavola Rotonda hanno partecipato gli Oncologi: Fausto Barbieri, Francesca Zanelli, Paola Bordi, Elena Zaffignani.

Dopo anni di insuccessi, oggi, grazie alla genetica ed alla biologia molecolare, si attendono risultati sulla qualità di vita del paziente, decisamente superiori rispetto al passato; la ricerca e gli investimenti scientifici hanno determinato un cambiamento epocale in questo settore. Sembrerà banale, dicono gli esperti, ricordare il ruolo primario del tabagismo nello sviluppo del tumore polmonare, che in questi casi fa riferimento al carcinoma NSCLC (Non-Small - Cell Lung Cancer), suddiviso istologicamente in: squamocellulare, adenocarcinoma e a grandi cellule, escludendo quindi i tumori a piccole cellule (microcitomi) neuroendocrini, che seguono un iter diagnostico e terapeutico diverso.

La patologia necessita di una discussione ed inquadramento del caso clinico multidisciplinare; ogni specialista con la propria esperienza. Occorre curare il malato in tutti i passaggi e nella sua complessità (si parla di pazienti con tumore in stato avanzato o metastatico), mettere in atto un protocollo standard, ma personalizzato allo stato del paziente in esame. Nel caso di un tumore localmente avanzato, non resecabile chirurgicamente, si instaura un trattamento radio-chemioterapico, concomitante o sequenziale e se al termine della cura, il paziente è stabile, si può procedere con una immunoterapia di mantenimento.

Se il paziente, con tumore localmente avanzato, è resecabile, verrà sottoposto ad idoneo intervento chirurgico (lobectomia per via toracotomica o toracoscopica, etc.) e conseguente chemio e radioterapia adiuvante. Nel contesto del tumore polmonare, con particolare riferimento all'adenocarcinoma, in netto aumento soprattutto nella popolazione femminile (nel piacentino, sono circa 200 i casi ogni anno), esiste un numero sempre crescente di potenziali o attuali target terapeutici costituiti da proteine alterate, prodotte da geni mutati. La mutazione di questi geni comporta la sopravvivenza delle cellule tumorali e la loro replicazione incontrollata, per questo, essi vengono chiamati "driver genes". La proteina prodotta da ogni specifico gene mutato può essere bersagliata da farmaci specifici "biologici" (terapia mirata o targeted therapy) che spengono le vie metaboliche attive sul tumore.

"Purtroppo, precisa il dottor Alessandro Ubiali, Biologo Molecolare, a volte, insorgono resistenze sotto forma di nuove mutazioni, ma terapie di nuova generazione sono continuamente oggetto di studio per evitare queste resistenze. In questo modo, si tende alla cronicizzazione anche di quelle lesioni neoplastiche non operabili perché avanzate o metastatiche alla diagnosi e oggi, il paziente con tumore metastatico, grazie alla biologia molecolare può sperare in una sopravvivenza più lunga rispetto a solo qualche anno fa. A queste terapie, da pochi anni si è aggiunta la rivoluzionaria terapia immunologica o immunoterapia. Essa consiste nell’inibizione farmacologica di alcuni recettori di recente scoperta, presenti sulla superficie delle cellule cancerose, da dove sono in grado di "spegnere" le cellule immunitarie responsabili del riconoscimento e della eliminazione di quelle tumorali. Impedendo la funzionalità di questi interruttori biologici, i farmaci immunoterapici permettono al sistema immunitario del paziente stesso di reagire contro il tumore determinando in alcuni casi (circa 1 su 7) una notevole regressione. Il Laboratorio di Biologia Molecolare, diagnostica e predittiva della Azienda Sanitaria di Piacenza è in grado di fornire tutte queste prestazioni di approfondimento, completando il quadro nello studio patologico e clinico dei tumori polmonari, come di tutte le altre neoplasie solide ed ematologiche e garantire un livello tecnologico, professionale e qualitativo ai più alti standard nazionali e internazionali".

 

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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Commenti (4)

  • Se sono rose ..... fioriranno.

    • forse non fioriranno, ma magari potranno sperare in una sopravvivenza più lunga

      • Caro Giorgio, concordo con te, c'è la speranza. Ho 78 anni e da quanto ho visto spero che non sia quella di Turandot, "la speranza che delude sempre".

  • Se sono rose ..... fioriranno.

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