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Malattia da reflusso gastroesofageo, stili di vita e prevenzione

Tra le cause: il fumo, l'alcool, una dieta ricca di grassi, stress psico-fisico ed alcuni farmaci

La malattia da reflusso gastroesofageo è una patologia sempre più diffusa, con una incidenza maggiore nei Paesi occidentali, dove interessa circa il 40% della popolazione.  Il complesso dei sintomi e delle complicanze sono secondari   alla abnorme esposizione della mucosa esofagea al succo gastro-duodenale refluo. Esistono dei meccanismi anatomici e funzionali che impediscono che il contenuto gastrico refluisca in esofago, che costituiscono la così detta “ barriera antireflusso” della quale, il principale  è lo sfintere esofageo inferiore (cardias), una zona di alta pressione situata a livello dell’esofago distale. L’eziopatogenesi della malattia da reflusso è multifattoriale: stress psico-fisico, fumo, alcol e alcuni farmaci (FANS, aspirina e cortisonici), ma è stata attribuita notevole importanza all’ernia iatale da scivolamento, erniazione  dello stomaco verso il torace, attraverso lo iato esofageo del diaframma, che  è associata ad esofago corto ed implica  l’insufficienza   dello sfintere esofageo inferiore,  con conseguente  reflusso dei succhi gastrici in esofago.

Importante complicanza della malattia da reflusso gastroesofageo è l’esofago di  Barrett,  una metaplasia del tratto esofageo distale, considerato il precursore  dell’adenocarcinoma  esofageo, che può comparire  dopo 20 –30 anni di presenza di questa alterazione cellulare della mucosa. Frequenza elevata di sintomi a reflusso sono tipiche delle popolazioni nordiche, favorita da una  dieta ricca di grassi, anche se il fenomeno, entro certi limiti  è normale  nel soggetto sano, frequentemente post - prandiale. L'esercizio  fisico aumenta l'esposizione acida dell'esofago e la maratona risulta essere l'attività più reflussogena, seguita dall'esercizio fisico con pesi.

La pirosi ed il rigurgito  sono sintomi  ritenuti tipici della malattia, ai quali si possono  associare sintomi "atipici"  quali: il dolore toracico pseudoanginoso  e disturbi respiratori. La pirosi è descritta come una sensazione di dolore o di bruciore epigastrico e retrosternale che può irradiarsi al collo e alla regione interscapolare (diagnosi differenziale con patologie cardiopolmonari). La percezione del disturbo può essere avvertita anche a livello oto-mastoideo, lungo il decorso del nervo  vago. La pirosi può essere aggravata dalla ingestione di bevande calde o fredde,  cibi fritti e piccanti,  grassi,  cioccolato,  menta,  coca-cola, e il succo di arancia.

Il decubito supino, o sul fianco destro, continui movimenti di flessione del tronco e del capo in avanti  (segno dell'allacciamento delle scarpe), possono scatenare o  esacerbare la pirosi ed il rigurgito. L'esofagogastroduodenoscopia  rappresenta l'indagine di primo livello nell'approccio diagnostico alla malattia da reflusso.  La pH metria  è attualmente  la metodica più diffusa  e  prevede il monitoraggio  esofageo prolungato per 24 ore.  Il reflusso del contenuto gastrico, generalmente acido, in esofago, comporta una caduta del pH endoesofageo, normalmente tra i valori di 4 e 7, cioè basico. 

Si definisce, quindi, reflusso gastroesofageo, la caduta del pH al di sotto di 4 per almeno 5 secondi. Altra metodica diagnostica è la manometria esofagea che ha lo scopo di studiare  la funzionalità del cardias,  attraverso la  valutazione  della pressione endoesofagea. La terapia della malattia da reflusso consiste in: misure igieniche e dietetiche, riduzione di peso, abolizione del fumo, elevazione della testata del letto ed assunzione di  farmaci. I farmaci più comunemente usati sono: gli antiacidi, i procinetici, gli antisecretivi, dei quali molto utilizzati gli inibitori di pompa protonica: Omeprazolo,  Lansoprazolo, Esomeprazolo, Pantoprazolo, Rabeprazolo. Le indicazioni al trattamento chirurgico della malattia da reflusso gastroesofageo sono rappresentate dalla incapacità della terapia medica a controllare la sintomatologia  e la evoluzione  dell'esofagite. La chirurgia antireflusso, iniziava nel 1955, quando Nissen e Belsey  introdussero la tecnica  della "fundoplicatio" nell'intento di trattare,  non solo l'ernia iatale, ma anche di ripristinare la funzione valvolare  del cardias e l'intervento eseguito per via laparoscopica, rappresenta  il trattamento chirurgico all'avanguardia. L’ampia diffusione del reflusso gastro-esofageo ha portato, negli ultimi anni allo sviluppo di numerose tecnologie endoscopiche, come la procedura di Fundoplicatio Endoluminale, che  si pone tra la terapia medica e l’intervento chirurgico.

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Spazio di divulgazione medico-scientifica intesa ad approfondire temi generali che riguardano la salute e gli eventi collegati. Si tratta di articoli di natura medica, affrontati però con un taglio divulgativo accessibile ai non esperti, che non possono in alcun modo sostituirsi a valutazioni o a diagnosi mediche.

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