Camusso alla Cgil: «Si parla di guerra ma non del piano di pace successivo»

Il segretario nazionale «Bisogna pensare alle politiche di integrazione da attuare in Italia e non solo. L'idea è quella che stava alla base della costituzione della comunità europea, bisogna domandarsi se il mondo può vivere in pace»

Susanna Camusso

«Serve meno superficialità nel considerare parole come "bombardamenti" e "guerra" – afferma Susanna Camusso, segretario generale Cgil - il difetto più visibile dei conflitti degli ultimi 10-15 anni è che vengono fatti senza pensare al piano di pace successivo. Bisogna pensare alle politiche di integrazione da attuare in Italia e non solo. L'idea è quella che stava alla base della costituzione della comunità europea, bisogna domandarsi se il mondo può vivere in pace».

Nella mattinata di lunedì 16 novembre nella sala Mandela della Camera del lavoro di Piacenza è stato presentato l’attivo dei quadri e dei delegati. All'evento, durante il quale è intervenuta, oltre a Gianluca Zilocchi, segretario della Camera del Lavoro, anche Susanna Camusso, segretario generale Cgil nazionale, si è parlato di contratti, pensioni, lavoro e legge di stabilità.

«Ci sono grandi temi che non risolviamo solo con la solidarietà – interviene Camusso - il primo è la discussione che sta avvenendo in queste ore e cita la parola "guerra" dimenticandosi della parola "pace". Abbiamo alle spalle molte guerre negli ultimi 10/15 anni: il difetto è che non risulta chiaro il piano di pace successivo alla guerra stessa. Non basta il conflitto per determinare il cambiamento. Dobbiamo discutere dei modelli di integrazione. Qualche giorno fa si parlava dei rifugiati come se fosse un nuovo fenomeno ma in realtà non è così: il tema di cui dobbiamo occuparci è il modello di integrazione che bisogna adottare. Continuando ad agire in questo modo abbiamo moltiplicato i nemici senza trovare soluzioni. Ci vogliamo limitare al conflitto oppure ci vogliamo chiederci come ricostruire il dopo? E' possibile una politica integrazione?».

Il segretario generale ha poi parlato dei fondi alla sanità: «I sindacati partono dall'idea che il servizio sanitario deve essere universalistico. In realtà la sanità non risponde alle 9 milioni di persone che hanno smesso di curarsi e quindi esclude chi è più debole. Se si effettuano tagli in questo campo, quella prospettiva universalistica non ci sarà più». 

«Il Jobs act – continua Susanna Camusso - è stata presentata come una legge che avrebbe permesso di superare la precarietà ma così non è stato: il tasso di disoccupazione giovanile non cambia, rimane al 40%. La dimensione di lavoro occasionale e di voucher invece aumenta sempre di più».

Tra gli argomenti trattati dal segretario Cgil nazionale c’è stata anche la legge sulla scuola: «La legge sulla buona scuola non fa una cosa fondamentale: non innalza l'obbligo scolastico mentre secondo noi questa è una cosa importante».

«Tagliare le risorse ai patronati – spiega il segretario Cgil nazionale - equivale a dire a tante persone che sono vicini ai nostri servizi sindacali che da domani saranno più soli e che se vorranno un avere un tale servizio dovranno pagare. E questa notizia si dovrà dare per esempio a chi ha bisogno di una domanda di disoccupazione e che quindi è già in difficoltà. Quello che viene messo in discussione con i tagli sono questi servizi, non misteriosi privilegi delle organizzazioni sindacali». 

«Bisogna partire dal lavoro – aggiunge Camusso - E' questa la ragion d’essere della Cgil: organizzare il lavoro. Il diritto al lavoro è la premessa per la libertà e l’autonomia delle persone. 

Tra gli argomenti trattati c’è stato anche quello delle pensioni: «Nella legge di stabilità non ci sono risposte sulla questione pensioni. Noi abbiamo difeso il diritto di chi voleva di ricorrere all'opzione donna ma non la riteniamo la soluzione. Perché il lavoro e i contributi delle donne valgono meno di quelli delle donne? Siamo stufi di sentirci dire che i contributi devono essere ricalcolati. Quando si parla di lavoro non si può citare solo l’aspettativa di vita media dimenticandosi dei lavori più faticosi. Occorre reintrodurre meccanismi di solidarietà per migliorare la situazione. Dobbiamo pensare ad una buona campagna di informazione sulla legge di stabilità e le pensioni».

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