Dopo 82 anni ha chiuso Il Fulmine, un pezzo di storia della città

Ha chiuso definitivamente Il Fulmine. Il proprietario, Maurizio Lanzoni, dopo la morte del fratello Danilo ha deciso di smettere: «Avrei voluto che qualcuno subentrasse al posto mio». Ecco il racconto pubblicato sulla Batusa

Il Fulmine

Sabato 2 febbraio ha chiuso definitivamente dopo 82 anni di attività Il Fulmine, uno dei negozi storici di Piacenza. Il proprietario, Maurizio Lanzoni, dopo la morte del fratello Danilo ha deciso di smettere: «Non riesco più ad essere come una volta. In questo mestiere è indispensabile essere gentili e disponibili. Avrei voluto che qualcuno subentrasse al posto mio. Ecco il racconto pubblicato sulla Batusa.

Il Fulmine ha chiuso e per gli anziani è finita. Dopo 82 anni di onorata carriera, sabato scorso è stato l’ultimo giorno per comprare mutande Sloggi a metà prezzo, una vestaglia da camera di flanella o un copribottiglia natalizio per il prossimo Natale. Maurizio Lanzoni, dopo la morte del fratello Danilo (tre anni fa) ha deciso di chiudere. “Dopo la sua scomparsa mi è crollato il mondo addosso, non riuscivo più a essere come sono sempre stato” dice Maurizio alla Batusa. “In questo lavoro bisogna essere disponibili, gentili, chiacchieroni, accomodanti, e da tre anni a questa parte non riuscivo più a esserlo”. E di pazienza ce ne vuole tanta per accontentare le signore di una certa età che cercano un reggiseno conformato della Cagi. Come quella signora che entra, si guarda attorno, trascina il marito per mano e lo porta accanto al cestone dedicato alle mutande. Non si muoverà più da lì.

Tutti conoscono il Fulmine, tutti hanno accompagnato la nonna almeno una volta a prendere mutande color carne il sabato mattina, così come tutti, almeno una volta nella vita, hanno comprato un pigiama pesante per lo zio nel negozio di via Mazzini. Chi non ricorda la nonna in uno di quei bellissimi “scosalini” blu a quadretti mentre raccoglie la cicoria nell’orto? Perché al Fulmine trovavi tutto quello che c’è di più classico: le calze filo di scozia o in cotone Egitto, al ginocchio o a metà gamba (l’antisesso per antonomasia), reggiseni conformati della Cagi, mutande Ragno e Sloggi, pancere color carne altissime e strettissime (l’ideale per farsi scaricare dal marito), maglie di lana bianca a mezza manica, manica lunga, manica tre quarti, con le spalline strette o larghe, col segno del reggiseno o senza, che francamente non abbiamo mai capito cosa significhi. Ma il top è la coulotte “alpina”, i tipici mutandoni di lana modello El Alamein, ottimi per la trincea: arrivano a metà coscia e sono di lana bianca, e per essere di buona qualità devono pizzicare la pelle. La coulotte “alpina” è un must nelle case di riposo e nei reparti di lungo degenza.

NOTTE MAGICHE INSEGUENDO UN GOLF - E poi c’è il meraviglioso mondo notturno con pigiami e camice da notte. Notti magiche inseguendo un golf. Sono quelli che abbiamo visto addosso a nonni e zii in ospedale o in casa, quelli di flanella, di cotone azzurro, con i polsini alle caviglie o larghi fino in fondo, quelli con la tasca per mettere i fazzoletti usati. Chi ha mai più visto un fazzoletto di cotone a quadri se non in mano ai nostri vecchi? Al Fulmine c’erano vestaglie da uomo, anche in seta, e il colore più gettonato era il bordeaux. Con il bordeaux anche in ospedale non sbagli: non ci si confonde con le pareti bianche delle stanze e il vecchio è facilmente rintracciabile. Le camice da notte da donna sono un mondo a parte. Sono incantevoli, deliziose. La fantasia che va per la maggiore è quella a fiorellini, mentre, il rosa il colore più in voga. Hanno il pizzo e le maniche e sono lunghe fino a metà ginocchio. Sexy lady. Quando entri al Fulmine sembra di varcare la soglia di un mondo parallelo: pieni anni Settanta. Per esempio gli scaffali per esporre la merce, giallini e in plastica. Adesso che ha chiuso la domanda è inevitabile: ma gli anziani dove compreranno le mutande? Si spera che buona parte di loro abbia fatto scorta calcolando bene il tempo… Ma se così non fosse, dove andranno? Al mercato, è l’unica. Una fonte anonima ci ha spifferato che ci sono un paio di banchi dove si può comprare biancheria simile, ma non è la stessa cosa. “In moltissimi – prosegue Maurizio Lanzoni – mi hanno implorato di non chiudere. Nel nostro negozio potevi trovare le cose più classiche e normali. Adesso vanno di moda gli slippini minuscoli, i perizoma, le “brasiliane” e cose così. Noi qui arriviamo alla nona come misura di reggiseno. Praticamente possiamo mettere un reggipetto a una mucca”. Ma il Fulmine aveva anche un lato moderno: si vendevano i reggiseni della Lovable, della Triumph e della Wonderbra. Ma guarda caso ce ne sono molti invenduti. Perché è chiaro: chi entrava al Fulmine voleva della vera biancheria intima e si affezionava a quegli scaffali. Da qualche mese un anziano vedovo aveva cominciato a frequentare il negozio, era trasandato e non sapeva come vestirsi. Pazientemente Maurizio Lenzoni lo ha aiutato a scegliere canottiere e calze. Alla fine sono diventati amici, e anche quando non aveva bisogno di coulotte “alpine” l’allegro vedovo andava in negozio per fare due chiacchiere, come si fa dal barbiere o al bar di fiducia, fino a che decise di lasciare ai proprietari del Fulmine la sua eredità. Si presentò con contanti e libretti al portatore: li lascio a voi perché mia figlia non se li merita, disse, è una poco di buono… Era deciso, questa era la sua volontà, ma i Lenzoni lo fecero desistere.

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“DATECI UN PEZZO E NOI LO FUMINEREMO” - Il nome Fulmine deriva da uno slogan: “Dateci un prezzo e noi lo fulmineremo”. Reclame dell’epoca di Carosello. Il tempo si è fermato e anche il profumo di biancheria dev’essere quello che nonne e zie hanno annusato negli anni Settanta varcando quella soglia. “Mio papà andava per mercati in giro per la provincia con mio nonno. Vendevano solo calze e le esponevano appoggiandole sui bracci di un ombrello aperto” racconta Maurizio. “Credo che adesso parecchie persone avranno difficoltà a trovare mutande, calze e reggiseni di un certo tipo. Avrei voluto che qualcuno subentrasse, e invece niente”. Silenzio anche da parte delle istituzioni locali, non una nota retorica per un negozio storico di Piacenza. Una cosa è certa: sicuramente la chiusura del Fulmine provocherà un grosso spaesamento tra una grossa fetta di piacentini. Morta una mutanda non se ne fa un’altra.

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