«Ecco il nuovo quotidiano che andrà oltre la notizia». Riapre "La Cronaca"

Dal 18 novembre ritorna in edicola con una nuova veste il quotidiano "La Cronaca", dopo una chiusura durata quasi tre anni. Il direttore Emanuele Galba: faremo un giornale di "lettura" e approfondimento, ma pensato anche per i giovani

Emanuele Galba

Dal 18 novembre nelle edicole piacentine ci sarà un nuovo quotidiano. O meglio, un quotidiano già ben conosciuto, ma che dopo uno stop forzato di quai tre anni, riapre coraggiosamente. «Avevamo perso la seconda voce in questa città e a Cremona. Ho lavorato a questo progetto, che nel tempo ha subito cambiamenti e aggiustamenti. Con tenacia, senza mai scoraggiarmi. La difficoltà principale era trovare il sostegno per ripartire con un progetto».
Il sostegno è arrivato e Emanuele Galba, giornalista piacentino, riprende il timone della Cronaca di Piacenza. Un giornale nuovo, che poco o nulla ha a che fare con la vecchia edizione, dalla quale però eredita sicuramente lo spirito “battagliero” e liberale che lo ha sempre contraddistinto.
Nuova sede - non più via Chiapponi ma via Romagnosi - nuova redazione di giornalisti, nuovo formato, nuova formula free press misto alla tradizionale sucita a pagamento in edicola.

«E’ stato un periodo duro - spiega il direttore Galba - ma con cocciutaggine ho voluto che il giornale tornasse in edicola perché amo la mia città, e penso che in un momento di difficoltà, non solo economica ma anche di valori, una seconda voce cartacea sia necessaria.  Il progetto è cresciuto a piccoli passi. La svolta è stata il contatto con una realtà di Rimini, il cui direttore ci ha dato il supporto organizzativo che ha consentito, con il tempo, di arrivare a realizzare quanto era stato ideato dopo la chiusura della Cronaca il 22 gennaio del 2012».

Le voci sulla rinascita della Cronaca si rincorrevano in città ormai da mesi. C’è stato un ritardo nell’uscita dovuto a un impedimento burocratico che ha rimandato l’uscita da giugno a novembre. Ora però è tutto pronto.

Spiega Galba: «Abbiamo recuperato la testata “La Cronaca” che è stata innestata in una nuova iniziativa. Usciremo abbinati al giornale nazionale “Il Giorno” e il quotidiano avrà formato tabloid. Sarà fatto da una redazione piccola di cinque giornalisti più il direttore, con una foliazione variabile da 24 a 32 pagine a seconda delle necessità. Uscirà sei giorni su sette, quindi esclusa la domenica, e di lunedì sarà quasi esclusivamente dedicato allo sport».

Come si inserisce questa nuova realtà editoriale nel panorama dell’informazione locale, che dal 2012 a oggi è sensibilmente cambiato con l’affermarsi di Internet?
«Abbiamo l’ambizione di fare un giornale che non rincorra la cronaca spicciola, perché riteniamo che oggi, con il web, una notizia, la mattina dopo, sia già diventata vecchia. C’è poca gente che ancora legge quello che è successo, perché lo sa già. Quello che accade diventerà per noi, invece, spunto per costruirci qualcosa di diverso. Un’informazione approfondita sui temi che riteniamo vadano analizzati in un certo modo. Vogliamo fare un giornale di lettura. Oggi chi compra la carta vuole “leggere”, andare oltre la notizia. Certo è più difficile fare questo tipo di informazione, ma ci proviamo. Vorremmo anche coinvolgere i giovani, farli tornare a leggere il quotidiano».

Dunque poco o nulla a che vedere con la vecchia gestione, affossata da un’inchiesta giudiziaria che nel 2010 portò all’arresto, tra gli altri, dell’allora amministratore Massimo Boselli Botturi accusato di truffa ai danni dello Stato in merito alla gestione dei contributi pubblici all’editoria ricevuti nel 2007. Inchiesta che però si è poi rivelata del tutto inconsistente. Come conferma lo stesso direttore: «Alla fine di settembre la Corte di Appello di Brescia ha assolto l’ex amministratore della cooperativa che editava i giornali di Piacenza e Cremona. La stessa Procura Generale, cioè la pubblica accusa, ha essa stessa chiesto l’assoluzione. Vuole dire che tutto il castello di accuse costruito dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Cremona si è rivelato infondato. Siamo felici, dunque, per la fine di un guaio, e soprattutto per il fatto che sia stato fugato ogni dubbio che la gestione dei fondi per l’editoria non fosse stata fatta onestamente. Resta invece l’amaro in bocca per tutto quello che questa vicenda ha provocato: tanti posti di lavoro distrutti e la chiusura di due redazioni. Inoltre questa vicenda ha provocato costi per lo Stato che ha dovuto erogare ammortizzatori sociali ben superiori all’importo del contributo che il giornale prendeva dallo Stato per integrare quanto già ricavava della sua attività. Qualcuno evidentemente ha fatto degli errori che però non pagherà nessuno».

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