Elca Tereziu avrebbe cercato invano di difendersi. Il marito: «Mi vergogno di quello che ho fatto»

Nella mattinata del 31 maggio si è svolto l'interrogatorio di garanzia alle Novate, Xhevdet Mehmeti ha risposto alle domande del gip Stefania Di Rienzo confermando quanto già aveva raccontato al pm Antonio Colonna. L'avvocato: «E' pentito e prova vergogna»

Polizia e carabinieri sul posto, nella foto piccola la vittima

Mentre resta in carcere l’albanese accusato di aver ucciso la moglie Elca Tereziu, sua connazionale di 52 anni, a coltellate (a cui la procura ha aggiunto anche i maltrattamenti in famiglia) nella loro abitazione al civico 25 di viale Dante, i primi risultati dell’autopsia parlano di una morte orribile, sopraggiunta dopo alcuni minuti: la donna sarebbe stata raggiunta da una decina di coltellate, al collo e al corpo, nonostante i tentativi di difesa come dimostrano i tagli sulle mani e sugli avambracci. Il 57enne Xhevdet Mehmeti nella mattinata del 31 maggio ha risposto alle Novate alle domande del gip Stefania Di Rienzo durante l'interrogatorio di garanzia assistito dal legale Angelo Rovegno. Lo straniero ha ripercorso la tragica domenica confermando quanto già aveva raccontato al pm Antonio Colonna la notte tra il 27 e il 28 maggio al comando dell'Arma in viale Beverora. «Ha preso coscienza di quanto ha fatto e prova un forte senso di vergogna e colpa nei confronti dei due figli (19 e 17 anni) e della moglie. Nonostante abbia ribadito quanto la donna avesse un carattere aggressivo, ha pienamente coscienza del fatto che non doveva ucciderla e che lei non si meritava quanto lui ha fatto», ha dichiarato l'avvocato Angelo Rovegno. «Mehmeti - prosegue il legale - ha raccontato di un matrimonio difficile e dei frequenti litigi scaturiti dalla gelosia della moglie ma non ha in nessun modo cercato di giustificarsi, sa quello che ha fatto ed è pentito».

All'accusa di omicidio volontario aggravato si è aggiunta anche quella di maltrattamenti in famiglia, nonostante lei non avesse mai denunciato il coniuge: solo una volta avrebbe chiesto aiuto alla polizia ma avrebbe poi ritrattato e negato un'aggressione da parte dell'uomo, evidentemente invece gli inquirenti hanno raccolto elementi che darebbero riscontro di alcuni episodi di violenza. Nella giornata del 30 maggio il medico legale dell'Università di Pavia, Chen Yao, ha svolto l'autopsia. Sul corpo della 52enne albanese, sulle braccia e sulle mani della donna, ci sarebbero ferite da arma da taglio: avrebbe provato quindi in tutti i modi a dfiendersi dalla furia del marito, che le sarebbe anche salito sopra, portandosi le braccia al volto. La 52enne sarebbe morta dopo diversi minuti di agonia per dissanguamento. 

angelo osvaldo rovegno avvocato-2«Verso le 16 del 27 maggio Elca Tereziu sarebbe stata al telefono con il fratello, nella conversazione la donna avrebbe rivolto epiteti offensivi al marito che si trovava davanti a lei. La 52enne si lamentava del comportamento dell'uomo fino a quando Xhevdet Mehmeti le avrebbe preso il cellulare cercando di convincere il fratello a calmarla poi la situazione sarebbe degenerata. La vittima gli avrebbe strappato di mano il telefono, poi avrebbe spaccato alcuni oggetti e rovesciato a terra dell'acqua e avrebbe strattonato il marito, poi sarebbero caduti a terra ed è in quel momento che il 57enne avrebbe preso un coltello e l'avrebbe colpita», aveva raccontato l'avvocato il giorno dopo l'arresto. La lite sarebbe scaturita anche da un messaggio con un'emoticon con un cuore che l'uomo avrebbe mandato a una sua zia di 71 anni. Il 57enne dopo l'aggressione fatale si sarebbe accorto di essere sporco di sangue, sarebbe andato in camera e dopo essersi cambiato, avrebbe preso l'auto (sotto sequestro) per andarsi a costituire dai carabinieri. A trovare la madre in un lago di sangue e a dare l'allarme il figlio 17enne che per tutto il tempo è rimasto chiuso in camera sua. Il ragazzino si trova tuttora fuori città da alcuni parenti. Indagano congiuntamente carabinieri e polizia.

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