Facchini licenziati alla Gls, la protesta arriva in piazza Cavalli: «Vogliamo parlare con il sindaco»

Da Montale a piazza Cavalli. La protesta degli otto lavoratori licenziati a gennaio 2016 dalla Gls, e difesi dall'Usb (Unione Sindacale di Base) arriva in pieno centro storico: «Siamo senza stipendio da mesi. Chiediamo un incontro al sindaco»

La protesta davanti a Palazzo Mercanti

Da Montale a piazza Cavalli. La protesta degli otto lavoratori licenziati a gennaio 2016 dalla Gls, e difesi dall'Usb (Unione Sindacale di Base) arriva in pieno centro storico nel pomeriggio dell'11 aprile. Gli operai licenziati con le mogli e i figli infatti, hanno cercato l'attenzione dell'amministrazione proprio mentre in aula era in corso il consiglio comunale: «Chiediamo l'immediato reintegro delle otto persone licenziate. Da tre mesi non prendono lo stipendio e non riescon più a pagare l'affitto e a provvedere alle proprie famiglie», dicono i sindacalisti Usb. Dal 15 marzo, ultimo giorno in cui i sono verificati i blocchi dei tir di Gls in via Riva a Montale, la situazione è rimasta immutata: «Dai dirigenti dell'azienda  e della cooperativa arrivano solo promesse vane, nessuna proposta concreta è stata messa sul tavolo: a noi andrebbe bene anche essere spostati in altri centri qui vicino, vogliamo solo lavorare. Ed è per questo che oggi siamo davanti al municipio. Il sindaco e la giunta ci devono ascoltare e devono fare qualcosa. Lavoriamo in Italia da 15 anni, abbiamo diritto a essere difesi». Dichiarano.

«Da tre mesi otto lavoratori dello stabilimento Gls sono stati arbitrariamente licenziati in quanto attivisti sindacali scomodi che per anni si sono battuti al fine di ottenere condizioni migliori sul posto di lavoro. Da oltre tre mesi, circa 37 lavoratori dello stesso magazzino, alla scadenza del contratto di lavoro, sono stati lasciati a casa senza alcuna possibilità di proroga dopo essere stati utilizzati dall'azienda con turni massacranti e sotto il quotidiano ricatto di non vedersi rinnovato il contratto. La scelta delle aziende Gls e Seam, è stata ad oggi quella di non prendere realmente in considerazione le richieste dei lavoratori (reintegro dei licenziati e trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato), che continuano a condurre una dura lotta per vedersi riconosciuto il diritto al lavoro e quindi ad un salario e ad una vita dignitosa». Si legge in una nota di Usb. Dopo la mediazione degli agenti della Digos, due delegati sindacali sono saliti a Palazzo Mercanti per fissare un appuntamento con il sidaco Dosi. Sul posto anche la polizia municipale. 

Della protesta si è parlato anche in consiglio comunale. Mirta Quagliaroli, capogruppo 5 stelle: «I lavoratori Gls mi hanno incaricato di riferire al sindaco la volontà di incontrarlo. Sono stati licenziati 8 lavoratori, e vi sono lavoratori con contratti precari o scaduti. La situazione è complicata. Chiedono l’intervento diretto del sindaco o dell’assessore competente Timpano. La logistica è importante - ha sempre detto Timpano –, i facchini lavorano per un tozzo di pane. La situazione dura da anni, ci sono difficoltà serie tra cooperative, sindacati. Qualcuno deve rimediare». Carlo Pallavicini, Sinistra per Piacenza: «A proposito di Gls, qualcuno aggredì i propri colleghi di lavoro, provocando il ricovero di quattro di loro. È uno dei campi di maggiore conflitto, non ci sono diritti. È giusto informarsi sulla questione: chi deve tenere le redini del potere economico deve aver presente cosa succede là dentro al polo logistico». «Il tema della logistica – ha detto il sindaco Paolo Dosi in aula - è stato affrontato dall’Amministrazione. Non ignoriamo questi manifestanti, non mi risulta che ci sia una richiesta di confronto con me: non ho comunque alcun problema a incontrarli, non so quale sarà la nostra risposta a temi sensibili. Noi abbiamo sollecitato in passato incontri con soggetti della logistica. La protesta di oggi non è solo piacentina ma allargata ad altre realtà».

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