Grimilde, accolte tutte le parti civili: c’è anche la presidenza del Consiglio

Inchiesta sulla ‘ndrangheta. Comune di Piacenza, Cgil, Libera tra le richieste a cui il giudice ha detto sì. Oddone, difesa di Caruso: «Presto parlerà, ma lui continua a negare disperatamente ogni responsabilità». Liotti (Libera): «Felici anche perché la nostra è la città del Festival del diritto. Quando potremo, porteremo gli studenti alle udienze»

Giuseppe Caruso in una foto di repertorio

Accolte tutte le parti civili per il processo Grimilde. La maxi inchiesta contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna vedrà schierati al processo la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero delle Infrastrutture, l’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, la Regione, i Comuni di Piacenza, Reggio Emilia, Zola Predosa e Brescello, Cgil, Cisl e Uil Emilia Romagna, le Camere del lavoro di Piacenza e Reggio Emilia, Libera e tre imprenditori (nella duplice veste di indagati e parti lese). Gli indagati di spicco sono i vertici della cosca Grande Aracri, a partire da Francesco e i figli Paolo e Salvatore. L’altro nome eccellente è quello di Giuseppe Caruso, l’ex presidente del Consiglio comunale, attualmente detenuto in regime di 41 bis a Voghera.

L’indagine della Dda di Bologna, condotta dal sostituto procuratore Beatrice Ronchi, e svolta dalla polizia, ha coinvolto 83 persone, tra arrestati e indagati che devono rispondere di associazione di stampo mafioso e, a vario titolo, di altri reati. Secondo la procura antimafia, la cosca si sarebbe estesa nella regione cercando di fare affari con alcune imprese e sfruttando il ruolo di Caruso, all’epoca funzionario dell’Agenzia delle Dogane. Per i magistrati, Caruso era organico alla cosca.

«Ma lui - afferma il suo avvocato difensore, Anna Rosa Oddone, del Foro di Torino - continua a negare disperatamente la propria responsabilità. Dice di non avere nulla a che fare con organizzazioni criminali e di aver sempre cercato di aiutare le persone che avevano bisogno, rispondendo anche ai suoi principi religiosi. Caruso mi fa sapere che confida nella Giustizia». E Caruso potrebbe presto, insieme con altri indagati, rilasciare alcune dichiarazioni spontanee, all’interno dell’udienza preliminare che è in corso nell’aula bunker, a Bologna. «Siamo molto felici - dice la referente piacentina di "Libera" Antonella Liotti - perché Piacenza è città del Festival del diritto, la città di Rodotà. Qui don Ciotti decise di costituirsi parte civile al processo sulla trattativa Stato mafia. Seguiremo il processo e appena si potrà porteremo anche gli studenti a seguire le udienze, come già avvenuto per 3.000 ragazzi di tutta la regione al processo Aemilia».

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