Vicolo cieco intitolato a Braille, Dosi: «Una facile ironia che ci lascia perplessi»

Il Comune ha intitolato una strada a Braille alla Besurica ma il vicolo è "cieco", la notizia fa il giro del web e il sindaco replica: «Tutto questo senso dell'umorismo ci sembra totalmente fuori luogo, soprattutto perché privo di qualsiasi analisi e conoscenza della realtà cittadina»

La via dedicata a Braille alla Besurica

Nella ricorrenza della Giornata nazionale del Braille, il Comune di Piacenza con il sindaco Paolo Dosi intitola una strada a Louis Braille, l'inventore dell'alfabeto per i non vedenti. La scelta della location, però, è destinata a suscitare quanto meno un po' di ironia: la strada, nel quartiere periferico della Besurica (la prima traversa a destra di via Perfetti, per chi proviene da via Turati o via della Besurica) è infatti un vicolo "cieco": come cacciarsi in un 'cul de sac'. (Ansa)

La notizia ha fatto il giro del web e il sindaco replica con una nota ufficiale che riportiamo integralmente: «Siamo profondamente amareggiati per quanto apparso su alcuni siti anche di carattere nazionale. Questa facile ironia ci lascia particolarmente perplessi perché i motivi per cui abbiamo deciso, come Amministrazione, di dedicare la via a Louis Braille sono molto più seri della barzelletta del vicolo cieco. Quella strada dedicata a Braille è, soprattutto per le persone non vedenti e per coloro che hanno difficoltà motorie, un punto nevralgico, in quanto consente l’accesso a strutture di incontro e di socialità, quali la parrocchia di S.Vittore, il centro civico e commerciale (che comprende diversi servizi decentrati), un centro per la fisioterapia e altri servizi molto utili per tutti i cittadini, ma soprattutto per chi ha necessità particolari. Tutto questo senso dell’umorismo ci sembra totalmente fuori luogo, soprattutto perché privo di qualsiasi analisi e conoscenza della realtà cittadina. Non è un caso che, stamani all’inaugurazione, fossero presenti anche gli esponenti dell’Unione Italiana Ciechi e degli Ipovedenti, ben lieti dell’intitolazione della strada a Braille, in questo luogo nevralgico per la zona e soprattutto per i non vedenti. Concludendo, questa scelta non è dettata dall’imminenza del Carnevale, ma dalla ragione e dalla sensibilità».

IL COMMENTO DI GIOVANNI BOTTI (NUOVO CENTRODESTRA) - Se la decisione è stata pensata volutamente, diciamo che non è stata proprio una scelta azzeccata. Se è stato un puro caso, si può dire che è andata ancora peggio. Intitolare un vicolo cieco a Braille, inventore dell'alfabeto per i non vedenti, è l'ennesimo colpo basso al buon senso. Di sicuro abbiamo lanciato una nuova battuta a Crozza per le sue imitazioni di Bersani: "Oh ragazzi, siam mica qui a intitolare i vicoli ciechi a Braille...siam pazzi?". Sarà l'ultima occasione per ridere che ci offre questa Amministrazione, o il peggio deve ancora venire?.

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Commenti (3)

  • C'è ancora qualcuno che usa il termine "vicolo cieco"? Mi sembrava che nell'ultimo secolo si chiamassero "strada senza uscita", ma probabilmente molti sono influenzati dalla familiarità con il Vicolo Corto ed il Vicolo Stretto del Monopoli. Fare dell'ironia o delle polemiche su fatti così inconsistenti mi sembra veramente un espediente da cabarettista a corto di argomenti, o di giornalista che non sa come riempire la pagina del giornale

  • ...gia, anche 2 vie con dentro "Boselli".. poi, dopo di questa siamo andati sulle pagine nazionali.. che figura di M....

  • Quelli della toponomastica non sono ironici, sono tonti: abbiamo già le vie - Rossi, - Scribani Rossi -Rosso Ed anche: - Repetti - Rapetti con gravi disguidi per le "omonimie" Possiamo quindi aspettarci di tutto.

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