Marocchino gambizzato, otto albanesi davanti al giudice

Hanno scelto il rito abbreviato le otto persone coinvolte nell'indagine su Alket Bafti, l'uomo che nell'aprile 2017 sparò all'esterno di un bar ad Alseno

Hanno scelto il rito abbreviato gli otto albanesi finiti nell’indagine su Alket Bafti, l’uomo che il 16 aprile 2017, la sera di Pasqua, sparò a una gamba al marocchino Ayoub, all’esterno di un bar ad Alseno. Si è svolta oggi l’udienza preliminare davanti al giudice Stefania Di Rienzo e al pm Matteo Centini. La difesa di Bafti - l’avvocato Wally Salvagnini - ha chiesto di patteggiare. L’albanese, che si trova in carcere in Germania, deve rispondere di lesioni gravissime, detenzione abusiva di arma e ricettazione. La stessa Salvagnini assiste poi altri tre albanesi, tra cui padre e figlio, tutti accusati di favoreggiamento, detenzione abusiva di arma e ricettazione. Accusate di favoreggiamento, invece, l’ex fidanzata di Bafti e la madre della ragazza, entrambe assistite dall’avvocato Romina Cattivelli, hanno chiesto il rito abbreviato condizionato a un documento e a un testimone. Nell’inchiesta era finita anche una coppia di albanesi, moglie e marito, residenti nella zona di Carpaneto. Difesi dall’avvocato Massimo Corso, i due sono accusati di favoreggiamento. I due, secondo le indagini, avrebbero ospitato e aiutato a fuggire e nella loro abitazione sarebbe stata nascosta la pistola usata per gambizzare il marocchino. Non furono trovati né il fuggitivo né l’arma. La difesa non intende accettare riti alternativi e nella prossima udienza discuterà il non luogo a procedere. Infine, Ayoub - ieri era presente e si appoggiava alle stampelle - si è costituito parte civile con l’avvocato Marco Sanviti del Foro di Parma. La richiesta di risarcimento ammonta a oltre 200mila euro.

Bafti si trova in Germania, nel carcere di Lingen (Bassa Sassonia) dove è finito dopo l’arresto. L’albanese deve scontare due anni e 5 mesi per una serie di furti commessi in Germania. La sera del 16 aprile 2017 il 25enne con la sua ragazza, gambizzò un marocchino al bar Cin Cin di Alseno, poi a bordo di una Golf scapparono a Piacenza, in via Garilli. Lì furono ospitati da una famiglia di connazionali (i carabinieri arrestarono il padre e il figlio, trovarono l'auto e anche la pistola usata dall'albanese). La mattina seguente Bafti e la ragazza si spostarono e andarono a rifugiarsi per poche ore in un appartamento a Carpaneto. La donna lo abbandonò e andò a Genova dove chiese aiuto in questura, mentre Bafti verosimilmente fu portato a Parma dove prese un treno diretto sulla Riviera Romagnola.

Da quel momento sparì per ricomparire a Durazzo. Dopo qualche tempo, raccontano i carabinieri, andò in Germania, dove mise a segno diversi e ingenti furti, probabilmente per garantirsi la latitanza. I carabinieri che gli stavano alle costole, nonostante avesse almeno sei alias diversi, si sono coordinati con la polizia tedesca che nel frattempo lo aveva arrestato, processato e condannato a due anni e cinque mesi per furto. Sullo straniero pendeva un ordine di espulsione mai ottemperato, e di fatto non doveva trovarsi sul nostro territorio.

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