Quattro anni fa la tragica notte dell’alluvione nel Piacentino

La notte del 14 settembre 2015 il nostro territorio visse le sue ore più drammatiche. Inghiottiti dal Nure a Recesio di Bettola la guardia giurata Luigi Albertelli e Filippo e Luigi Agnelli. Chiesta nuovamente l’archiviazione per l’indagine sul crollo della provinciale 654

La provinciale Valnure all'altezza di Recesio nelle prime ore del mattino del 14 settembre 2015 (foto E. Gatti)

Sono passati già quattro anni da quel maledetto 14 settembre 2015. La notte, tra domenica e lunedì, una bomba d’acqua devastò Valnure, Valtrebbia, Valdaveto e Roncaglia – i territori più profondamente colpiti - provocando danni e disagi anche in altre zone della provincia. Tra le 3 e le 4 una pioggia record – dalle istituzioni definita anche “cinquecentenaria” e “storica” - colpì il Piacentino. Il primo Alluvione- Roncaglia nel fango ©Gatti-IlPiacenzasegnale che qualcosa di grave stava accadendo, venne avvertito a Ferriere, intorno alle 4. Il torrente Grondana (affluente del Nure) inghiottì un’abitazione – in quel momento fortunatamente disabitata –. Da lì in poi il territorio Piacentino visse ore di terrore. Nure, Trebbia e Aveto e molti dei loro canali esondarono in diversi punti. La furia del Nure a Farini si è poi abbattuta sulle abitazioni lungo il torrente, negli uffici del Comune, nei locali della parrocchia: fango ovunque e il paese diventato irriconoscibile, con un’abitazione (abitata da una famiglia) sventrata (oggi abbattuta). A Bettola si salvò per miracolo una famiglia di giostrai momentaneamente in sosta con la roulotte nei pressi del Nure. L’acqua superò il ponte che separa in due il paese.

Ma è a Recesio di Bettola che il nostro territorio pagò il prezzo più alto: la Provinciale Valnure 654, alle 5.45 del mattino, sparì letteralmente, divorata dall’onda del Nure. In quel momento era di passaggio con l’auto di servizio la guardia giurata Luigi Albertelli. Alle 5.46 finisce con l’auto in acqua anche Massimo Chiavazzo. Alle 5.47 stessa sorte per Filippo e Luigi Agnelli, padre e figlio. Solo Chiavazzo, lottando con tutte le forze, si salverà. Il corpo di Filippo Agnelli, a quattro anni di distanza, non è stato ancora ritrovato.

La piena proseguì poi il suo corso provocando danni un po’ ovunque. A Pontedellolio il ponte venne chiuso al transito: troppo pericoloso. A Roncaglia e Borghetto il Nure esondò nelle prime ore della mattina e invase strade, garage, abitazioni, negozi. Fortunatamente nessun ferito, ma la conta dei danni fu impressionante. Mentre la montagna si stava già adoperando per prestare soccorso e aiuto, il Nure si impossessò di Roncaglia. Tutto questo mentre l’Aveto e un suo canale devastarano Ruffinati e la sua centrale idroelettrica – rimasta ferma a lungo –, così come il Trebbia mise in difficoltà Marsaglia, Ottone e invade Rivergaro. Il Ponte di Barberino, in Valtrebbia, cedette a causa della spinta dell’acqua.

Piacenza, il 14 settembre 2015, si scoprì così impreparata e indifesa nei confronti di una calamità naturale così importante come l’alluvione. Tre morti e paesi in ginocchio, oltre alla Provinciale Valnure scomparsa, valsero la visita dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. Le procedure di risarcimento si sono dimostrate, in seguito, lente: un’elefantiaca macchina burocratica ha provocato timori nelle popolazioni colpite, alle prese con ingenti danni.

L’INCHIESTA

Un anno fa – settembre 2018 - in occasione del terzo anniversario della tragedia, le famiglie delle vittime vennero a conoscenza della prosecuzione dell’indagine sul disastro di Recesio che ha provocato la morte di Luigi Albertelli e di Luigi e Filippo Agnelli. Questo perché nel marzo 2018 fu chiesta l'archiviazione dell'indagine, proposta poi respinta dal Gip Stefania Di Rienzo. Si poteva fare qualcosa per evitare la morte di tre persone in quella drammatica nottata del 14 settembre 2015? Dopo quattro anni di indagine e numerose perizie ancora non vi è una risposta definitiva. Tuttavia, nelle scorse settimane, è arrivata una nuova richiesta d’archiviazione dell’indagine, che potrebbe chiudere la questione: l’evento calamitoso non si poteva prevedere, così come la necessità di chiudere la strada e il tempo sufficiente per farlo. Nella sostanza, non ci furono colpe nella mancata chiusura della provinciale Valnure a Recesio, poi crollata. Richiesta d’archiviazione che ora è di nuovo sul tavolo del Gip.

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