Rimborso pensioni, i sindacati: «Gli adeguamenti 2016 sono una beffa, scenderemo in piazza»

«Occorrerà anche a Piacenza una ripresa forte dell'iniziativa di lotta per combattere una misura assolutamente insufficiente in favore dei pensionati che non possono continuare ad essere il bancomat del Governo»

“La montagna alla fine ha partorito il topolino. Occorrerà anche a Piacenza una ripresa forte dell'iniziativa di lotta per combattere una misura assolutamente insufficiente in favore dei pensionati che non possono continuare ad essere il bancomat del Governo”. E' una presa di posizione forte quella che hanno preso i vertici dei sindacati dei pensionati piacentini Luigino Baldini (Spi Cgil) Luigi Ferrari (Fnp Cisl) e Luigi Cella (Uilpensionati).

“Una pensione di 1700 euro lordi all'anno avrà un incremento mensile di 180 euro, diviso in tredici mensilità. Stiamo parlando di 14 euro al mese. Siamo lontani da canoni di equità sbandierati dall'esecutivo” proseguono i sindacati.

Come noto, il provvedimento cartaceo del decreto ancora non c'è. Ma “il recupero per quanto concerne gli arretrati per gli scaglioni ammessi a rimborso, come hanno evidenziato le tabelle dell'Inps e' lontanissimo dai valori reali di restituzione previsti dalla sentenza”. I segretari delle “pantere grigie” gettano lo sguardo avanti e spiega come sia “assolutamente insufficiente il meccanismo di perequazione a regime nel 2016. Su questo meccanismo appare evidente che il Governo non ha intenzione di incontrare le parti sociali, questo richiederà una ripresa dell'iniziativa del sindacato spero unitaria dei pensionati e delle confederazioni”.

Sta facendo discutere anche la disparità tra la media delle pensioni del pubblico impiego e quelle del settore privato. Una disparità che Baldini contesta: “La media delle pensioni nel pubblico impiego a 1700 euro netti e' una grandissima falsità. Questa media – spiegano – è calcolata includendo, giudici, generali ed alta dirigenza dello Stato. Se si depurano i dati di queste pensioni, la media si allinea co il privato attorno ai 1200 euro netti. Oggi più che mai – concludono – non occorre un approccio demagogico, né fomentare una guerra tra poveri che distoglie il dibattito dalle disparità che l'Esecutivo si guarda bene dal toccare”. 

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