Beretta (Pd): per l'Expo 2015 servono garanzie anche a Piacenza

Parla il consigliere regionale Pd, Nino Beretta: sull'Expo 2015 non bastano le raccomandazioni personali di Trespidi (Pdl). “Meglio concentrare gli sforzi a costruire, insieme, un sistema territoriale vero e “solido” che sappia offrire, ed eventualmente chiedere, al sistema Expo 2015”. Nell'interesse di Piacenza

Pubblichiamo per intero il comunicato del consigliere regionale del Partito Democratico, Nino Beretta, sulla questione dell'Expo 2015.

«Riflettevo sul fatto che, purtroppo o per fortuna, Piacenza e la sua provincia resteranno in Emilia Romagna per ancora qualche anno. Sarà una considerazione scontata ma, leggendo gli ultimi proclami del consigliere Trespidi circa i suoi frequenti contatti con il presidente Formigoni, sembra che l’unica fortuna del nostro territorio stia “al di là del guado” e sia esclusivamente nelle mani di chi governa la regione vicina. Prendiamo ad esempio l’Expo internazionale che Milano ospiterà nel 2015: basterà fidarsi degli accordi che il candidato - o ancora aspirante tale - alla presidenza della Provincia di Piacenza ha stipulato in forma del tutto riservata con il Presidente della Regione Lombardia oppure servirà qualcosa in più e di diverso?
  Basterà fidarsi degli accordi in via riservata di Trespidi con Formigoni?  

Ma facciamo un passo indietro. La questione Expo 2015 non è certo trascurabile per il territorio piacentino e rappresenta senza dubbio una grande opportunità. Sfortunatamente, però, col passare dei mesi pare svuotarsi di risorse e contenuti: infatti, è emerso in modo chiaro un “contenzioso” tra i diversi soggetti che chiedono di poter guidare il progetto complessivo di cui, peraltro, sembra manchi completamente la copertura economica per sostenerlo. Le premesse non sono certo delle migliori e mi auguro che, avvicinandoci al 2015, l’Expo non si riveli solamente un miraggio. Questo lo vedremo, ma resta doveroso prestare particolare attenzione alle sue evoluzioni.

Da tempo, comunque, Regione Emilia Romagna, Provincia e Comune di Piacenza, così come alcuni Comuni soprattutto della Val Tidone hanno mostrato interesse, organizzato iniziative d’approfondimento, avanzato proposte e, in alcuni casi, già sottoscritto - ossia scritto e firmato - alcuni accordi ufficiali con le realtà lombarde interessate. In particolare, penso alle intese e alla collaborazione che i presidenti Roberto Formigoni e Vasco Errani hanno condiviso e firmato lo scorso fine gennaio. Il che, con tutto il rispetto per l’impegno profuso da Massimo Trespidi, ci lascia un po’ più tranquilli almeno dal punto di vista istituzionale.

Sarà in questo quadro di riferimento, infatti, che il territorio piacentino e tutte le sue Istituzioni si andranno a confrontare, progetti alla mano, con i promotori e curatori di Milano Expo 2015. Intanto, auspico vivamente che Governo, Regione Lombardia e Comune di Milano facciano almeno chiarezza sulla copertura economica e su chi, operativamente, debba essere l’interlocutore accreditato a gestire l’Expo nel suo complesso. E che ognuno, anche politicamente, si assuma le proprie responsabilità.
  Meglio concentrare gli sforzi a costruire, insieme, un sistema territoriale vero e solido che sappia offrire, ed eventualmente chiedere, al sistema Expo 2015  

Trovo infatti decisamente superficiale affrontare una partita, al tempo stesso delicata e decisiva per la nostra realtà territoriale, a partire dalla bontà o meno di rapporti personali. Un modo che può fare sensazione, strappare magari un titolo in più sul giornale ma che, in fondo, aggiunge ben poca sostanza.

Tradotto in parole forse più schiette, ammesso e non concesso che l’amicizia tra Massimo (Trespidi) e Roberto (Formigoni) possa essere di qualche utilità, ritengo altrettanto opportuno che sia meglio concentrare gli sforzi a costruire, insieme, un sistema territoriale vero e “solido” che sappia offrire, ed eventualmente chiedere, al sistema Expo 2015.

Permettetemi un’ultima considerazione generale. Questa maniera di fare politica - che oserei definire propagandistica e davvero poco attuale, per non dire “ottocentesca” - e di rappresentare le Istituzioni, svilisce il loro valore, distorce la realtà e appiattisce il confronto costruttivo con il territorio. Il rischio, allora, è quello di illudere i piacentini che sia sufficiente una buona parola per affrontare con successo le sfide che ci attendono o risolvere i problemi che dobbiamo affrontare.

Visto l’attuale momento di crisi, spero vivamente che Piacenza non “perda troppo la testa” per un’ancora troppo fluido e incerto Expo 2015. Preferisco pensare che ora ci si concentri, al fianco del nostro sistema economico-produttivo locale, su altre priorità. Sono certo che qui non basti solo un’autorevole raccomandazione».

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