Biologico: «Futuro per collina e montagna ma serve una normativa europea chiara ed univoca»

Convegno dedicato al futuro del “bio” organizzato da Coldiretti Piacenza ed il Consorzio Terrepadane per un settore che si sta imponendo come sempre più centrale per l’economia del nostro Paese

Il convegno

Biologico, grande opportunità per il futuro, soprattutto per collina e montagna, un settore in forte espansione nell’agro-alimentare, con Terrepadane che ne ha fatto uno degli assi portanti del proprio businnes. Ma non solo bio: tutto ciò che viene prodotto in Italia oggi è un esempio di tracciabilità, qualità, salubrità, ovvero sostenibilità, ma è un valore aggiunto che deve essere riconosciuto, con Coldiretti in prima fila per la difesa di questi valori e del reddito dei suoi imprenditori.

Su queste importanti problematiche si è svolto presso la Sala degli Arazzi al Collegio Alberoni di Piacenza, un convegno dedicato al futuro del “bio”, organizzato da Coldiretti Piacenza ed il Consorzio Terrepadane, coordinato dalla giornalista Paola Romanini, per un settore che si sta imponendo come sempre più centrale per l’economia del nostro Paese.

Dopo il saluto del sindaco di Piacenza (e presidente della Provincia Patrizia Barbieri), presenti autorità civili e militari, rappresentanti di enti, associazioni professionali, del settore cooperativo ed istituti di credito, ha preso la parola il Presidente di Coldiretti Piacenza Marco Crotti che ha ricordato (numeri ripresi ed approfonditi dal direttore di Terrepadane Dante Pattini) come a Piacenza operino ben 625 imprese agricole; oggi in Italia sono circa 6mila su un totale di 2 milioni si ettari di cui 152mila in Emilia Romagna, con la Sicilia capofila con i sui 600mila. «Numeri importanti- ha ribadito Pattini- supportati da contratti di filiera e controlli rigorosi, tutti sempre caratterizzati nell’ottica della sostenibilità, come quelli con Barilla».

«Il “bio”- ha detto Crotti- è una grande opportunità per il futuro; questo settore rappresenta da una parte il recupero di tradizioni e dall’altro la valorizzazione della natura e dei suoi ritmi. In questo senso la ricerca è fondamentale, perché le innovazioni, anche per il biologico, garantiscono un’agricoltura più sicura e sostenibile, alla quale dobbiamo lavorare per dare maggiore distintività e per far si che alle produzioni sia riconosciuta adeguata remunerazione».

«L’agricoltura - ha detto Marco Trevisan, presidente della Facoltà di Scienze Agrarie dell’Università Cattolica - deve essere certo sostenibile, non solo per l’ambiente, ma anche economicamente, socialmente ed eticamente: le tecniche agronomiche utilizzate per queste finalità sono molto diversificate ma tutte valide se perseguono questi fini, compresa la convenzionale e di qui l’integrata e la conservativa, molto interessante e in via di sviluppo; e naturalmente la biologica».

Insomma a parare di Trevisan, qualunque tecnica che viene applicata in modo corretto dagli agricoltori consente che  i nostri prodotti siano sempre al massimo livello dal punto di vista organolettico, nutrizionale e di salubrità.

Sul nuovo regolamento sull’agricoltura biologica si è invece soffermato Paolo Carnemolla, presidente FederBio. «E’ stata una delusione perché pensavamo che dopo quattro anni di lavoro si potesse avere una riforma più incisiva, sopratutto su alcune criticità: una su tutte l’importazione di prodotti da paesi terzi. Abbiamo bisogno di aumentare sempre più la coerenza della normativa con quello che i cittadini vogliono; poteva essere attuata una riforma molto più coraggiosa, questa invece è sostanzialmente un restyling di quella che c’era già prima E soprattutto va uniformata a livello europeo».

Carnemolla ha ricordato anche l’accordo con “Assobioplastiche”, l’associazione dei produttori delle plastiche biodegradabili ed eco compostabili, per iniziare una sperimentazione molto vincolante per arrivare, entro il 2021, ad avere delle bioplastiche con un contenuto anche importante di materia prima rinnovabile.

Stefano Masini responsabile nazionale ambiente Coldiretti ha ricordato l’esempio virtuoso di Franciacorta, oggi a biologico per il 60% della superficie vitata, «oggi ormai un prerequisito quello ambientale che però va misurato e messo a valore. E’ una grande opportunità perché noi siamo percepiti (in Italia) come esempio di qualità dei prodotti, dell0’ambiente e della vita, ma c’è troppo variabilità sulla normativa europea e quindi i politici devono attivarsi in questa direzione per tutelare il patrimonio eno-gastronomico e territoriale italiano. Un modello ottenuto grazie alla professionalità dei nostri imprenditori, un’agricoltura multi pluralistica made in Italy, una locomotiva trainata dal bio da difendere e valorizzare ancora di più».

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