Farmer Market nel mirino: è querelle fra Confesercenti e Coldiretti

La prima accusa: “i controlli sanitari sono “all’acqua di rose”. La seconda ribatte: “sul fronte sanitario le aziende agricole sono sottoposte alle stesse norme delle imprese commerciali”. E sui farmer market è querelle fra le due rappresentanze. A colpi di comunicati stampa

Farmer market nel mirino delle confederazioni. Da una parte quella che raggruppa i commercianti, dall'altra quella che rappresenta i coltivatori diretti. Si “beccano “ a colpi di comunicati stampa sui mercati contadini, la cosiddetta “filiera agricola corta” che sta nascendo un po' ovunque e che ha lo scopo di calmierare i prezzi per contrastare la crisi dei consumi.

Per la confederazione degli esercenti, i farmer market, lungi dall'aiutare veramente in tempo di crisi con la “filiera alimentare corta”, mettono in pericolo la rete dei piccoli e medi negozi commerciali che non avranno certamente “aiuti di stato” e dovranno competere non più, solo, con la grande distribuzione commerciale, ma anche con tutte queste altre forme di vendita”.
  I farmer market hanno controlli sanitari all'acqua di rose  

Non è vero, ribatte Coldiretti: “non comprendiamo l’accanimento di Confesercenti verso poche decine di aziende agricole, che possono costituire una piccola possibilità di scelta in più per il consumatore, pur essendo d’accordo con gli stessi rispetto alla effettiva concorrenza subita da decine di iper e supermercati”. A colpo, si risponde con colpo.

Poi è di nuovo Confesercenti che attacca: “i consumatori non sanno che non vi è l’obbligo per i produttori agricoli di vendere esclusivamente i loro prodotti, ma hanno la facoltà di vendere anche l’ortofrutta acquistata dai grossisti nei mercati agroalimentari”.

Sbagliato anche questo, ribatte Coldiretti: “farebbe bene a informarsi meglio anche sulle norme dei mercati contadini. Contrariamente a quanto afferma (“non vi è l’obbligo di vendere esclusivamente o prevalentemente i propri prodotti”), il decreto ministeriale del 20 novembre 2007, che regolamenta i mercati contadini, all’articolo 2 prevede che il produttore agricolo debba vendere in prevalenza i prodotti della propria azienda e che possa vendere prodotti di altri agricoltori solo del territorio regionale o di territori sub-regionali”.
  Non è vero, le aziende agricole sono sottoposte alle stesse norme delle imprese commerciali  

La conclusione del battibecco? Comune. Infatti, le due rappresentanze arrivano alla stessa soluzione: cooperazione. Solo collaborando si può ottenere il massimo per i propri affiliati e per i consumatori.

Per Coldiretti, “la possibilità di mettere insieme produzione e piccolo commercio” si può fare; “noi spesso abbiamo chiesto di lavorare in sinergia e non “attaccare” in modo ingiustificato come spesso fa Confesercenti”. Dal canto loro, gli esercenti dichiarano: “sarebbe molto più lungimirante ed efficace, nella logica della filiera corta e del km 0, che si riuscisse a mettere insieme produzione e piccolo commercio in modo che ognuno al meglio potesse fare la propria parte”.

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