«In attesa del prezzo del pomodoro quello che conta è cominciare a fare sistema»

Marco Crotti (presidente di Coldiretti): «Devono essere riconosciuti gli sforzi che il settore compie per ottemperare a parametri qualitativi, ma anche etico sociali, che sovente non hanno un adeguato riconoscimento e che non operano la giusta differenziazione con il pomodoro di altre nazioni»

Immagine di repertorio

Mercoledì 10 aprile si riuniranno attorno ad un tavolo produttori ed industria di trasformazione per stabilire il prezzo del pomodoro per la campagna 2019. Sarà la volta buona? Tutti ci sperano, ma le distanze tra le due parti sono ancora da colmare, sia per il prezzo vero e proprio, sia per la tabella qualitativa. Anche stavolta l’accordo arriva in ritardo, perché le semine sono imminenti e gli imprenditori agricoli, in sintonia con le loro organizzazioni di produttori (OP) devono procedere con gli investimenti. Sarà un risultato soddisfacente? Da anni gli imprenditori lamentano che i costi delle tecniche colturali sono troppo elevati «e soprattutto - commenta il presidente di Coldiretti Piacenza Marco Crotti che è profondo conoscitore del settore sia per avere ricoperto posti chiave a livello dirigenziale, sia come produttore - devono essere riconosciuti gli sforzi che il settore compie per ottemperare a parametri qualitativi, ma anche etico sociali, che sovente non hanno un adeguato riconoscimento e che non operano la giusta differenziazione con il pomodoro di altre nazioni, per esempio la Spagna che utilizza prodotti di sintesi che da anni sono stati esclusi nei Disciplinari di produzione. E’ poi bene ricordare che il pomodoro del Nord Italia e quello della Regione Emilia Romagna è prodotto unicamente con lotta integrata e che gli investimenti di quello biologico sono in costante aumento».

Marco Crotti-11Crotti ricorda che attualmente le organizzazioni dei produttori hanno sottoscritto un documento di programmazione per il Nord Italia che pone un preciso limite alla programmazione, basato su una visione realistica di mercato, onde evitare surplus produttivi che abbassano i prezzi, ma anche, come è accaduto lo scorso anno, che il prodotto sia insufficiente. Sono previsti investimenti su una superficie di 35.800 Ha. Per 2.580.00 tonnellate di prodotto trasformato. «E’ la conferma - commenta Crotti - di quanto oggi sia indispensabile fare sistema per favorire un prezzo adeguato, un risultato che riguarda tutta la filiera, industria compresa. E’ il modo giusto per alzare il valore del nostro pomodoro che ha una sua precisa distintività che va riconosciuta». «Tutti gli anni - prosegue - ai produttori si chiede qualcosa di più, si alza l’asticella dei parametri, ma poi gli sforzi non vengono riconosciuti. Non è tanto questione di centesimi in più o meno, ma si deve giungere alla consapevolezza che questo valore intrinseco va definito precisamente, di modo che gli imprenditori possano programmare nel tempo, non vivere alla giornata, il mercato non va subito, ma va creato e difeso nella sua distintività». Ci sono poi altre preoccupazioni per il settore: «Lo stiamo ripetendo da anni - ricorda Crotti - senza una etichettatura precisa per ogni prodotto, concentrato compreso, c’è sempre il rischio di un’ “Italian Sounding”, dove si spacciano i nostri prestigiosi marchi, pomodoro compreso, per italiani».

«Anche l’uscita della Gran Bretagna con la Brexit è motivo di preoccupazione perché non sappiamo come verranno difesi i nostri prodotti. Il pericolo cinese è sempre presente. E’ vero che la Cina è una opportunità per i nostri mercati, ma visto che l’Europa è deficitaria di prodotto, il rischio di import di prodotto cinese è sempre da tenere costantemente sotto controllo. Visto che l’Europa intende apportare tagli ai futuri Psr, almeno compensi questa eventuale riduzione con una politica seria di difesa dei nostri marchi e precise regole sulla etichettatura. Questa trasparenza può tutelare meglio di ogni aiuto, il valore aggiunto dei prodotti di qualità che avranno il giusto riconoscimento dai mercati. Ma questa azione va portata avanti da tutta la filiera. Un contratto per il pomodoro che vada in questa direzione sarebbe già una buona partenza per fare sistema».

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