«La carne fa male? Un falso mito»

Il Consorzio “La Carne che Piace” interviene dopo la notizia diffusa dal settimanale britannico “The Economist”

«Un falso mito». Così il consorzio piacentino di allevatori e macellai "La Carne che Piace" definisce la notizia diffusa dal settimanale britannico The Economist per cui - in buona sostanza - il consumo di carne provocherebbe danni all'ambiente. «È l'ennesima assurdità che viene divulgata in giro per il mondo a scapito del nostro settore - attacca il presidente Giampaolo Maloberti -, composto da professionisti che valorizzano la sicurezza alimentare e la sostenibilità. Una recente ricerca scientifica, non a caso, attesta che il carbon footprint delle proteine, cioè la quantità di emissioni di gas a effetto serra generate lungo la filiera, è pari a 7,5 kg di CO2 equivalente, un valore in linea con quello di frutta e ortaggi che arriva a 6,7 kg di CO2 equivalente. La produzione di carne, inoltre, ha un basso tasso di spreco rispetto ai cereali e all'ortofrutta». Evidenze che, a detta di Maloberti, bastano a scagionare gli allevamenti e i macelli dalle accuse ambientaliste: «I consumatori, per fortuna, stanno aumentando l'acquisto di prodotti di carne, a testimonianza di come l'alimentazione vegana sia contro-natura e minoritaria. Per assurdo, poi, l'articolo dell'Economist da una parte denuncia i fantomatici danni ambientali della carne e dall'altra ammette che essa abbia riscontri positivi sulla salute umana».

I Paesi emergenti come la Cina, spiega l'Economist hanno già di molto incrementato l'assunzione di proteine nobili che, come ricorda il giornale, sono legate ad aumento della longevità e a una migliore salute. «La preoccupazione che emerge dall' articolo - sottolinea Maloberti - è come faremo a soddisfare le richieste di carne di quei Paesi che usciranno dall'estrema povertà che oggi ne falcidia la popolazione. E' una contraddizione che viene posta e non sviluppata: per una migliore qualità di vita serve più carne, ma produrre carne impatta sull'ambiente. Posto che contestiamo il secondo punto, dobbiamo risolvere il primo impedendo alla popolazione mondiale di migliorare l'accesso al cibo o lavoriamo insieme allo sviluppo di una zootecnia moderna e sostenibile riconoscendone una volta per tutte il valore fondamentale?». Il rappresentante del consorzio "La Carne che Piace", poi, allarga il discorso sull'agricoltura: «Tanto per fare un esempio, in base a uno studio di Confagricoltura, un ettaro di mais è capace di “pulire” l’aria che respiriamo, assorbendo circa 500 chilogrammi di CO₂, un quantitativo pari alle emissioni medie di una vettura che percorre 3.000 chilometri».

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