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«Micotossine ed endotossine: conoscerle e prevenirle aiuta allevatori a tutelare qualità e reddito»

Il convegno alla Cattolica organizzato da Pro Tech e Istituto di zootecnia

Foto Romagnoli

Il nostro fine? Aiutare le aziende italiane a crescere in competitività, arrecare conoscenze da cui possano trarre beneficio”: questo secondo Carlo Paglia della Pro Tech Srl il compito della ricerca scientifica in zootecnia. Lo ha ribadito in occasione della presentazione del convegno “Micotossine ed endotossine nella bovina da latte: conoscerle e prevenirle. L’aiuto della nutraceutica” che si è svolto presso il Centro Congressi "Giuseppe Piana” dell’Università Cattolica di Piacenza, un evento organizzato dalla Pro Tech, con l’Istituto di Zootecnica della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali.

“E’ necessario- ha detto Paglia- utilizzare in modo corretto la nutrizione includendo prodotti ad azione nutraceutica che vanno a modificare la risposta cellulare, somministrati anche con l’ausilio di strumenti innovativi, come i boli ruminali biodegradabili che stiamo progettando, e che hanno soprattutto l’obiettivo di prevenire lo sviluppo delle patologie, specie quelle correlate alla dieta. Pro tech opera in questo senso. Per questo, di fronte alle micotossine, specie quelle emergenti, è necessario utilizzare prodotti efficaci, mentre  per fronteggiare le endotossine, che si liberano entro il tratto gastro-intestinale, occorre capire come approcciare il problema sul campo”.

Nell’introdurre le relazioni - Erminio Trevisi della Facoltà di Zootecnia- - ha ricordato che “ogni animale (uomo incluso) è a contatto con un numero di microrganismi superiore a quello che contraddistingue l’essere stesso. Ogni essere animale dunque, è il frutto di fenomeni che evolvono in rapporto ad ambiente, dieta, microbiota, risposta fisiologica dell’animale. Le relazioni del convegno riguarderanno due fondamentali aspetti: le micotossine, prodotti di funghi microscopici spesso tossici per gli animali, e le endotossine, componenti delle pareti cellulari dei batteri che se assorbite causano gravissimi danni. Entrambe le problematiche sono connesse a gravi pericoli per lo stato di salute delle bovine da latte, quindi mettono in pericolo la sostenibilità delle imprese agricole, dato che la salute animale è sinonimo di redditività”.

Il tutto va valutato in un'ottica di economicità e salubrità specie per il contenuto di micotossine che spesso hanno presentato livelli allarmanti nei nostri foraggi. Il buon management sarà sempre più determinante nel fare giusti investimenti, specie per garantire la salute ed il benessere dell'animale. Occorreranno investimenti. remunerativi con ritorno economico certo e sostenibili a livello socio ambientale.

micotossinTrevisidexPaglia-2Delle nuove micotossine nei foraggi ha trattato Antonio Gallo della Facoltà di Scienza degli alimenti e della nutrizione ed ha ricordato che dal 2003 l’elenco si aggiorna continuamente. “Alle note aflatossine e fusariotossine,oggi sono state aggiunte  varie micotossine ritrovate soprattutto nei foraggi, e la cui produzione è aumentata per ridurre i costi alimentari. Le continue evoluzioni in campo agronomico e l'ulteriore incertezza che deriva dal cambiamento climatico,che influirà sempre più sulle scelte agronomiche verso la produzione di foraggi autunno-vernini per completare la razione e contenere i costi, potrebbero dunque portare alla individuazione di nuove endotossine. Sebbene i ruminanti siano meno suscettibili dei monogastrici alle endotossine, questo non significa che non possano avere pesanti conseguenze sulle performance per cui vanno effettuati controlli su concentrati, insilati e fieni. Tra le micotossine emergenti ad esempio, l’alternaria è molto presente nei fieni e nei sottoprodotti fibrosi, ma soprattutto negli Usa mentre è poco presente in pianura padana, mentre l’asperigillus, che produce molte micotossine soprattutto negli insilati, è molto diffusa anche in Italia.Gallo ha illustrato poi i risultati di prove effettuate con campionature in diverse zone di trincee e che hanno mostrato una buona relazione tra la densità di compattazione della massa insilata e il contenuto in micotossine, ovvero più è scarsa la consistenza, maggiore  è il rischio di contaminazione.

Le micotossine- ha spiegato- sono prodotte dai funghi per relazionarsi con l’ambiente esterno, cioè sono degli antibiotici, pertanto è logico che interferiscano con l’efficienza del rumine ad alti dosaggi.” I risultati presentati hanno infatti confermato come le micotossine da pennicilum (presenti in mais e negli insilati che hanno perso stabilità), come il micofenolico e roquefortina, hanno ingenti effetti inibenti sulla flora intestinale.

“Sono circa 300- ha chiarito Giuseppina Avvantaggiato del Cnr-Ispra di Bari- i metaboliti tossici classificabili come micotossine presenti nei  prodotti alimentari vegetali. La loro concentrazione è determinata da molti fattori tra cui temperatura, umidità ecc, condizioni che variano di anno in anno. In questo appena trascorso gli aspergilli sono risultati i più abbondanti. Si tratta di problemi poco prevedibili e che vanno gestiti con opportuni interventi. Si può intervenire con la prevenzione in campo, con strategie per ridurre lo stress delle piante e quindi la crescita dei funghi, ma si può ridurre la presenza delle micotossine anche con trattamenti di decontaminazione fisica (pulitura, decortica tura, molitura, calore, irraggiamento ecc.), chimici, e con l’uso di additivi adsorbenti o che possono degradare le micotossine. Di ognuno ha illustrato con dati vantaggi e svantaggi, costi e possibili modifiche al prodotto finito. Inoltre ha mostrato le tecniche che consentono di comparare l’efficacia dei vari prodotti adsorbenti, evidenziando la presenza in commercio di prodotti con scarsa efficacia legante e anche ottenuti con tecnologie non ammesse dai regolamenti UE.

“Le endottossine- ha precisato Erminio Trevisi- derivano dalla degradazione delle pareti cellulari dei batteri gastrointestinali, sono pertanto un prodotto “comune” e sono pericolose solo quando riescono a penetrare nell’organismo. Bisogna dunque comprendere le cause che le fanno assorbire e comprendere come riconoscerne gli effetti, considerato che la risposta dell’organismo è generica e basata sulla risposta del sistema immunitario innato (tra cui la risposta infiammatoria è quella più semplice da valutare) e che la loro determinazione nel plasma è molto problematica. Nella bovina da latte, sono interessate la ghiandola mammaria e l’utero, ma l’assorbimento di endotossine potrebbe avvenire solo in particolari situazioni (mastite in mammella emetrite in utero). In ogni modo la loro presenza genera un effetto a catena con pesanti conseguenze a livello del sistema nervoso, febbre, riduzione dell’appetito e produzione. La fonte di contaminazione più comune di endotossine è tuttavia nel tratto digestivo. Nella bovina la causa più comune è legata a fenomeni di acidosi ruminale, ma anche semplici disturbi causati da una errata alimentazione o fattori che causano una modificata permeabilità della mucosa intestinale (es. stress psicologici, stress fisici, patogeni, uso di alcuni farmaci).

Per riconoscere la presenza di una eccessiva permeabilità del tratto gastro-intestinale è stato mostrato l’efficacia del test del lattosio, zucchero non fermentato dai microrganismi, che viene ritrovato nel sangue quando appunto la funzionalità di assorbimento è alterata. Ma la vera sfida in allevamento è quella di evitare che tali fatti avvengano e quindi occorre puntare sull’adeguatezza del management della mandria nel suo complesso”.

Infine, è stata illustrata,da Valentin Nenov, Mba in Veterinary Medicine, libero professionista e Ruminant Specialist,la capacità complessante delle pareti cellulari dei lieviti nei confronti di alcune micotossine e patogeni, e soprattutto la loro proprietà stimolante a livello immunitario dell’organismo. Sebbene gli studi appaiano solo all’inizio, indicano che può essere fatto molto per migliorare l’azione del sistema immunitario per via nutraceutica. 

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