Reddito di cittadinanza, strumento complesso per contrastare povertà: per ora più donne che uomini

E’ appena partito, ma i dubbi normativi, giuridici, applicativi, sono già molti, anzi forse necessita, come già dichiarato a livello istituzionale, di una revisione, senza tenere conto delle forze politiche che l’hanno avversato ben prima dalla sua approvazione. Stiamo parlando del reddito di cittadinanza, strumento piuttosto complesso che è stato oggetto di “una riflessione interdisciplinare- come l’ha definita il coordinatore prof. Pier Antonio Varesi professore di Diritto del lavoro - che si è svolta presso l’aula “Piana” dell’Università Cattolica di Piacenza.

Un convegno promosso dalla facoltà di Economia e Giurisprudenza su quelle che sono state definite le “sue due anime”, ovvero quella di contrasto della povertà e quella di sostegno all’inserimento al lavoro. La sua applicazione ha già suscitato problematiche interpretative ed operative che richiedono momenti di confronto tra giuristi, rappresentanti delle istituzioni ed operatori come quello che si è svolto appunto alla Cattolica di Piacenza.

Enrico Bellino, direttore del Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali (DiSES) non a caso ha ricordato che di questi sostegni da parte dello Stato si parla già dai tempi di Tommaso Moro ed il suo utilizzo ha sempre trovato pareri favorevoli e contrari da Adam Smith a Tomas Malthus fino a Carlo Marx. Antonio Chizzoniti, presidente del corso di laurea in Giurisprudenza ha citato la dottrina sociale della Chiesa per cui “il lavoro umano è partecipazione alla creazione ed edifica il patto sociale. Oggi la mancanza di lavoro è un problema grave, ma la nostra Repubblica è proprio fondata sul lavoro. Bisogna guardare senza paure alle trasformazioni”. Ed ha condiviso le parole di Papa Francesco secondo cui “l’obiettivo vero non è il reddito per tutti, ma lavoro per tutti, quindi dignità”. “L’approvazione da parte del Parlamento delle norme sul “Reddito di cittadinanza” (D. L. 28 gennaio 2019, n. 4 conv. con modificazioni dalla L. 28 marzo 2019, n. 26) rende necessaria- ha detto Varesi-  non solo l’illustrazione della disciplina del nuovo istituto, ma anche il serrato confronto tra i diversi soggetti (pubblici e privati) chiamati in causa, al fine di governare al meglio uno strumento molto complesso, “incandescente” sotto il profilo sociale.

Il reddito di cittadinanza, infatti, si presenta con due anime: quello per contrastare la povertà, ma anche con misure di politica attiva per il lavoro e di rafforzamento dei centri per l’impiego. Così si è voluto vagliare nelle sue complesse sfaccettature”.

Marco Ferraresi dell’Università degli Studi di Pavia ne ha esaminato i requisiti per l’accesso, le modalità di utilizzo ed i livelli delle prestazioni ed ha ricordato che si è posto il problema costituzionale di una eventuale discriminazione per i soggetti stranieri. Inoltre c’è la possibilità che il reddito abbia effetti dissuasivi per la ricerca del lavoro, così come si può porre in modo antagonistico con il salario minimo.

In ogni caso dai primi dati Inps si evince che le domande sono state poco più di un milione ed il 25% non saranno accettate, con un risparmio previsto di un miliardo che potrà essere reinvestito. C’è poi la problematica connessa al lavoro sommerso su cui va esercitato rigoroso controllo.

Della dimensione quantitativa delle richieste e la composizione socio-anagrafica e geografica dei richiedenti e dei beneficiari del reddito di cittadinanza, con un “taglio” sociologico ha trattato il prof. Marco Carcano dell’Università di Parma, mentre la prof. Francesca De Michiel della Cattolica ha parlato del reddito esaminandolo in parallelo con le disposizioni adottate in altri paesi.

Alessandro Candido della Cattolica ha spiegato il rapporto tra reddito di cittadinanza e persone disabili, mentre Pier Antonio Varesi ha analizzato l’impianto normativo a sostegno dell’inserimento al lavoro. Infine Andrea Panzavolta dell’Agenzia Regionale per il Lavoro, Regione Emilia-Romagna ha parlato del modello della Regione Emilia-Romagna per integrare politiche sociali e politiche del lavoro.

Al termine delle relazioni si è svolta una tavola rotonda tra istituzioni ed operatori locali coordinata da Paolo Rizzi, Direttore Laboratorio Economia Locale (LEL)- Università Cattolica del Sacro Cuore. Vi hanno preso parte Stefania Bianchi dei Servizi sociali Comune di Piacenza, Pietro Natale di ENAIP Piacenza, Davide Marchettini della Caritas Diocesana e Anna Carini del CAF- CISL Emilia-Romagna.

A Piacenza- ha detto- le richieste sono nettamente più basse che nel resto della Regione, segno che la situazione economica è più favorevole. Il profilo dei richiedenti evidenzia figure di persone con invalidità, donne single con bambini e famiglie di stranieri. Il 61% sono italiani, il 39 stranieri, il 58% donne, il 42% uomini.

Si sono verificati vizi di forma da parte di coloro che hanno presentato domanda direttamente alle Poste e poi l’hanno ripresentata tramite il Patronato che sta procedendo senza problemi nelle incombenze burocratiche, grazie al fatto che si procede direttamente su appuntamento. Il Caf –grazie al filo diretto con l’Inps- sta lavorando bene.

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