«Non può essere un consigliere a decidere in quale struttura può andare un minore»

Lo sfogo della consigliera del Pd Giorgia Buscarini dopo la richiesta di rivedere le spese per gli affidi in comunità dei minori: «Si stanno facendo i conti sulla pelle dei bambini, senza conoscere la realtà. Non è competenza del Consiglio»

Giorgia Buscarini (Pd)

Una parte del Consiglio comunale – tra cui la maggioranza di centrodestra – ha palesato la volontà di andare a rivedere i conti e le risorse economiche che il Comune di Piacenza impiega ogni anno sul tema affidi. Dopo che Palazzo Mercanti ha approvato quasi all’unanimità il regolamento sugli affidi familiari, l’assessore al welfare Federica Sgorbati ha dichiarato che a breve si inizierà a valutare e studiare il regolamento per gli affidi in comunità. Da più parti è emerso – a detta dei consiglieri, ad esempio di Fratelli d’Italia e di “Liberi” – che vi sarebbero importanti squilibri economici tra quanto l’ente dà alle famiglie affidatarie al mese (poco più di 500 euro) e i costi giornalieri per l’affido in comunità di un minore (cifre che superano comunque i 100). Da qui l’indicazione di riparlarne e rivedere cifre e costi.

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Il suggerimento che la commissione 1 ha dato all’Amministrazione non è stata per niente condiviso dal Partito Democratico. A spiegare la posizione dei dem è la consigliera Giorgia Buscarini. «Rivendico la mia autonomia tecnico-professionale – spiega Buscarini, che oltre a ricoprire il ruolo di consigliera comunale lavora come assistente sociale sul territorio - e la rivendico a gran voce. Benissimo la trasparenza e un regolamento che disciplini l’inserimento in comunità dei minori. Qui, però, si fanno i conti della spesa sulla pelle dei bambini. Si parla senza conoscere. Non è possibile paragonare l’affidamento familiare e l’inserimento in struttura educativa, psico-educativa, integrata o ad alta valenza sanitaria. E si, Signori. Prego, studiare e poi parlare. Sono interventi profondamente differenti, con significati altrettanto diversi e che dipendono dal bisogno del singolo bambino. Non sempre è possibile e opportuno il collocamento in comunità, non sempre è possibile e opportuno il collocamento in famiglia affidataria. Ogni bambino ha il diritto di crescere con i propri genitori. Quando questo, purtroppo e, molto spesso dopo svariati tentativi, non è possibile, quel bambino ha diritto ad avere il migliore progetto per la sua crescita». «E se lor signori permettono – conclude la consigliera - il progetto per ogni minore lo individua l’equipe di professionisti che ha in carico quel minore e la sua famiglia. Progetto poi approvato dall’Autorità Giudiziaria. Questa non è una competenza del Consiglio comunale di Piacenza. Con che conoscenze un consigliere comunale può dire se un bimbo deve essere collocato in affidamento o in comunità, e, in quale comunità? In base ai costi? E adesso, a questi Signori, giù le mani dai bambini, lo dico io. Provo vergogna».

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