Polledri (Lega): «Il Congresso Mondiale della Famiglia è stato vittima di fake news»

Massimo Polledri

«Il Congresso Mondiale delle Famiglie 2019 è al centro di numerose polemiche e più volte vittima di un sistema concentrato di fake news sui vari relatori invitati a confrontarsi su un tema delicato quanto sempre più spesso messo in discussione negli ultimi anni. A partire da Scott Lively, indicato da diversi detrattori tra i presenti al convegno, in realtà  non parteciperà neppure al World Congress of families 2019, oppure Lucy Akello, accusata di “voler riportare in parlamento la discussione di una legge che originariamente prevedeva la pena di morte per le persone gay”, il 7 marzo 2019 ha firmato una dichiarazione in cui scrive di non aver sostenuto una legge del genere ma anzi di essere in opposizione a quanto scritto». Scrive in una nota Massimo Polledri.

«Anche Theresa Okafor  - prosegue - è stata definita dai detrattori “una promotrice della famiglia naturale che sostiene che gli attivisti LGBTQ+ cospirino con il gruppo terroristico Boko Haram”, accuse firmate da una delle più grandi organizzazioni americane per i diritti civili di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer, come riportato nel loro sito e ovviamente poi smontate dagli organizzatori del WCF, con un comunicato. Ciò che credo sia importante è concentrarsi su i veri temi che verranno affrontati al congresso: la bellezza del matrimonio; i diritti dei bambini; ecologia umana integrale; la donna nella storia; crescita e crisi demografica; salute e dignità della donna; tutela giuridica della Vita e della Famiglia e politiche aziendali per la famiglia e la natalità».

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«Tutto il resto nasce - conclude -  dalle polemiche di chi considera obsoleto il concetto di mamma e papà ma sarebbe importante far capire che se non ci fossero loro non ci saremmo più neppure noi. La nostra società è oggi sempre più invasa da nuovi modelli della famiglia che tendono a sostituire quella tradizionale e diretta a cancellare i fondamenti valoriali della comunità civile; la nostra battaglia è e rimane quella di permettere a ciascuno di noi di identificarci nelle generazioni successive».

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