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Zanardi su fatti di Colonia: «L'episodio deve essere condannato da tutti»

Il consigliere provinciale Gloria Zanardi: «In questi giorni ho percepito un silenzio assordante soprattutto da parte di alcune esponenti politiche, che, per lo più, si professavano femministe doc, che spesso si sono spese per episodi di pettegolezzo più che di cronaca e che ora non si espongono per condannare la bestialità di questi fatti»

Gloria Zanardi

«I fatti di capodanno avvenuti a Colonia, ma anche da Amburgo, Salisburgo, Zurigo ed Helsinki - scrive in una nota Gloria Zanardi, consigliere provinciale di Piacenza - fanno venire letteralmente i brividi. Il peggiore degli incubi per decine e decine di donne: accerchiate, molestate, rapinate, stuprate in piazza – una brutale violenza, inaccettabile, senza pari. Dalle denunce presentate dalle vittime e dalle indagini espletate emerge l'identikit dell'aggressore: uomini dalle sembianze nordafricane o mediorientali, in ogni caso, di origine straniera, per lo più richiedenti asilo, arrivati in Germania da poco, principalmente siriani».

«Posto che - continua la nota - qualsiasi persona, con qualsiasi caratteristica, che ponga in essere atti di questo genere è, sempre e comunque, da condannare - il ritratto del criminale tipo di questa vicenda è chiaro, senza aggiungere altro. Questo è terrorismo. Questo è "terrorismo sessuale". Una violenza disumana – nelle modalità, nelle intenzioni, nel fine. E non è così distante da noi. Non sottovalutiamo i segnali che ci arrivano».

«Sussiste un rischio concreto - spiega Zanardi - che situazioni del genere si verifichino anche in altri paesi europei, anche in Italia, ove alcune avvisaglie sono già state segnalate. I fatti di Colonia, e delle altre città citate, fanno, ancora una volta, emergere uno scenario inquietante sotto un duplice aspetto: in primis, riaffiora con maggiore veemenza il sentimento di disprezzo nei confronti dell'immagine femminile da parte di alcune popolazioni – non è di certo una novità, ma in questo caso questo terribile fattore culturale si è manifestato sotto una veste ancor più feroce e spietata. In secondo luogo, si percepisce l'esistenza di un pericolo attuale e reale per il nostro paese, per le nostre donne, famiglie e cittadini, per la nostra sicurezza quotidiana, per la nostra cultura».

«Atti di deliberata violenza - afferma il consigliere - contro donne europee che per gli aggressori rappresentano simboli della perversione, solo perché esercitano la loro libertà: quella di studiare, di abbigliarsi, di sposare, frequentare, non frequentare chi vogliono e via dicendo, libertà che, a parere di questi bruti, le donne non possono esercitare perché essere inferiori. Aggressione per "incompatibilità valoriale", culturale, umana. Attacco alla nostra libertà, non riconosciuta, percepita come un peccato. Come ben qualificato da Battisti sul Corriere della Sera, è stato un vero e proprio "rito di umiliazione organizzato, coordinato, diretto a colpire quello che oramai comunemente viene definito uno stile di vita"».

«Non si tratta di un caso isolato - sottolinea Zaardi - guardando il futuro, ma anche il passato – si ricordi al Cairo, donne aggredite in nome dell'Islam da super-fanatici del fondamentalismo misogino. Questa brutale violenza deve essere condannata, a gran voce, da tutti. Necessita una profonda analisi, culturale e sociale, anche se credo che gli esiti già si conoscano. Necessita una difesa. Purtroppo, in questi giorni, ho percepito un silenzio assordante, soprattutto da parte di alcune esponenti politiche – che, per lo più, si professavano pure femministe doc – che spesso si sono spese per episodi di pettegolezzo più che di cronaca e che ora non si espongono per condannare la bestialità di questi fatti».

«A distanza di poco più di un mese dalla ricorrenza della giornata internazionale contro la violenza sulle donne - conclude la nota - e dalle iniziative messe in campo, leggere di questi episodi è drammatico, anche se ritengo non debbano essere letti come atti di prevaricazione meramente sessuali, ma, bensì, culturale. Prendere atto dei fatti non vuol dire alimentare sentimenti xenofobi o razziali, ma vuol dire essere realisti, tutelare la nostra sicurezza, mantenere e promuovere la cultura della parità, del rispetto e della giustizia e difendere la nostra cultura».

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