Biostimolanti: futuro per un’agricoltura di qualità, quantità e sostenibilità

Per fare il punto insieme a ricercatori e tecnici del settore, ed essere aggiornati sulle conoscenze relative all'utilizzo dei biostimolanti nelle colture agrarie, si è svolto al Centro Congressi della Cattolica di Piacenza il 2° workshop nazionale

Il tavolo dei relatori

Il mercato dei biostimolanti è caratterizzato da una vivace dinamica di sviluppo anche in Italia, con un chiaro trend di crescita. Si tratta di una nuova categoria di prodotti, sostanze e microrganismi capaci di modificare la risposta agronomica delle colture attraverso un aumento della biodisponibilità dei nutrienti nel suolo, una maggior efficienza d'uso dei nutrienti, una migliore tolleranza agli stress abiotici e un incremento della qualità del prodotto. Queste caratteristiche si sposano con la richiesta di una sempre maggiore sostenibilità del comparto agro-alimentare.

Per fare il punto insieme a ricercatori e tecnici del settore, ed essere aggiornati sulle conoscenze relative all'utilizzo dei biostimolanti nelle colture agrarie, si è svolto al Centro Congressi della Cattolica di Piacenza, il 2° workshop nazionale "Biostimolanti: dalla ricerca in laboratorio all'utilizzo in campo" organizzato dalla stessa Cattolica unitamente all'Università degli Studi della Tuscia e all'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Il professor Luigi Lucini associato del Dipartimento di Scienze e tecnologie alimentari per una filiera agro-alimentare sostenibile ha spiegato che «questi biostimolanti sono sostanze naturali e quindi diversi dai fertilizzanti classici che promuovono la crescita delle piante applicati a basse dosi. Numerose ricerche hanno ormai evidenziato una vastissima gamma di effetti positivi dovuti all’utilizzo dei biostimolanti: si va dall’aumento della fertilità del terreno, alla maggiore resistenza delle piante agli stress, passando attraverso il miglioramento ed efficacia nell’assorbimento e assimilazione dei nutrienti. In pratica- chiarisce- agiscono sui naturali processi fisiologici della pianta, aiutandola a produrre meglio ed in qualità senza sostituirsi ai fertilizzanti o agli agrofarmaci. I biostimolanti infatti non apportano sostanze nutritive, ma semmai aiutano l'organismo vegetale ad assorbire meglio quelle presenti nel terreno. E d'altro canto non contrastano le aggressioni di agenti patogeni o di insetti fitofagi. Semmai aiutano la pianta a resistere meglio».

«Il convegno che si svolge a Piacenza - ricorda Lucini - segna concretamente una svolta perché fa il punto del passaggio delle ricerche dai laboratori al campo, il frutto della sinergia della ricerca universitaria e di istituti con l’industria perché sono efficaci, come hanno dimostrato le prove in serra, con le colture ortive, per la vite e nelle fruttifere».

La grande crescita del settore ha spinto ora l'Unione Europea ad avviare un percorso di regolamentazione dei biostimolanti, per la tutela dei produttori biostimolanti . Non a caso il Mipaf ha finanziato progetti applicativi, unitamente alle industrie del comparto. Dopo il saluto del Preside di Facoltà professor Marco Trevisan che ne ha evidenziato la trasversalità e l’interdisciplinarità, sono seguite le relazioni iniziate con quella di Benoît Planques che ha trattato dell'inquadramento normativo e le evoluzioni in ambito europeo dei biostimolanti.

Spíchal Lukáš, del Department of Chemical biology and genetics, dell'Università Palacký ha trattato dell'uso di piattaforme di fenotipizzazione per lo sviluppo di nuovi biostimolanti, mentre Andrea Ertani, del dipartimento Dafnae dell'Università degli Studi di Padova ha relazionato sulla caratterizzazione dell'attività ormono-simile delle sostanze biostimolanti per un loro miglior utilizzo in campo.In mattinata si sono poi susseguite le relazioni  di Cinzia Margherita Bertea (fisiologia degli stress: il ruolo dei biostimolanti), di Zeno Varanini ((il caso studio degli idrolizzati proteici),di Alessandra Trinchera, (effetti biostimolanti del silicio), di Manuela Giovanetti (il caso dei funghi micorizzici) ed infine Sara Rajab ha relazionato sulla sostenibilità ambientale delle colture. Al pomeriggio tavola rotonda sulle esperienze in campo con moderatore Cristiano Spadoni, giornalista dello staff di Fertilgest e AgroNotizie.

Insomma un utile confronto di elevato livello scientifico per prodotti ormai indispensabili per una moderna agricoltura sostenibile ed in grande espansione, con le ditte italiane che, grazie alla sinergia con le università, hanno sviluppato un solido know how di ricerca e sviluppo e sono ora impegnate nella fase di sviluppo commerciale sia in Italia e, soprattutto, all’estero.

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