Uccellacci e uccellini

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Renzi: «A Piacenza eravamo uniti e abbiamo perso»

Matteo Renzi nel suo libro "Avanti" analizza "a modo suo" la sconfitta del centrosinistra alle Amministrative di Piacenza del 2017. Una tesi piuttosto singolare e poco aderente alla realtà

Matteo Renzi a Piacenza una settimana fa

Sempre più in confusione il Partito Democratico. Soprattutto Matteo Renzi, l'ex rottamatore, in viaggio per l'Italia con il treno di "Destinazione Italia" e ora alle prese con il ritrovo fiorentino della Leopolda. Il segretario nazionale ed ex premier una settimana fa era a Piacenza, dove ha incontrato alcune imprese che operano nel Tecnopolo di Casino Mandelli. Il Pd, stando ai sondaggi, sta perdendo consensi e l'intesa con Mdp sembra lontana. I negoziati con Roberto Speranza e i piacentini Pier Luigi Bersani e Maurizio Migliavacca - affidati a Piero Fassino - si stanno dimostrando infruttuosi. Anche alla luce di alcune considerazioni pubblicate da Renzi nel suo libro "Avanti", uscito per Feltrinelli quest'estate. Pippo Civati, ad esempio, si è limitato a far notare che Renzi non ha molto chiaro il quadro politico italiano. Soprattutto sulle Amministrative della nostra città, Piacenza. 

Scorrendo tra le pagine, Renzi dice la sua anche sull’esito delle Amministrative 2017 nelle principali città italiane e coinvolge la nostra città nella sua analisi. Scrive così Renzi nel suo libro: «Se si vuole vincere bisogna fare un’alleanza, dicono i più. (…) Ma non sono le alleanze o le non alleanze a fare la differenza. Alle Amministrative del 2017, infatti, sia vincitori che sconfitti hanno costruito coalizioni. Quelli che dicono “ci vuole il centrosinistra largo” – con la stessa logica con cui costruirono l’Unione del 2006, mettendosi tutti insieme contro Berlusconi e litigando dal giorno dopo -, dimenticano che nelle città in cui si è perso, da Genova a Piacenza, il centrosinistra era largo, molto largo».

Renzi deve aver preso lucciole per lanterne, perché il centrosinistra, a Piacenza, ha corso con ben tre diversi candidati sindaco. Il Partito Democratico e due liste civiche hanno sostenuto Paolo Rizzi, approdato al ballottaggio (in cui ha preso una batosta dal centrodestra di Patrizia Barbieri); Mdp-Articolo Uno di Pier Luigi Bersani e Maurizio Migliavacca ha affiancato la lista “Passione Civica” di Sandra Ponzini; Sinistra Italiana e Rifondazione Comunista erano invece dalla parte di Luigi Rabuffi e della sua lista “Piacenza in Comune”. Aggiungendo che, seppur con una forzatura, anche il centro era rappresentato dalla figura del candidato sindaco Massimo Trespidi.

Rizzi al primo turno prese 11.856 voti (il 28%): alla sua coalizione – rispetto alle Amministrative precedenti – sono mancati 2.508 voti andati a Rabuffi (5,96%) e i 1657 di Sandra Ponzini (3,94%). Al ballottaggio non è stato sottoscritto alcun accordo né ufficiale, né “ufficioso”. Il centrosinistra ha così consegnato al centrodestra la guida della città, perdendo con uno scarto di 6mila voti. Dove lo ha visto, il segretario democratico, il «centrosinistra largo», a Piacenza? Largo forse lo era anche troppo, ma di alleanze non se ne è mai parlato. Il Partito Democratico, a livello nazionale, così dimostra di non sapere interpretare la sconfitta piacentina anche a distanza di qualche mese. Chissà se una settimana fa, arrivato in visita a Piacenza, qualcuno del suo partito gli abbia rivelato l'amara verità su quanto successo nel nostro capoluogo: i candidati sindaco del centrosinistra erano ben tre. 

Uccellacci e uccellini

" Il racconto della politica piacentina. Le voci e i commenti. Un piccolo spazio all'ombra del Gotico dove raccontare e commentare liberamente il senso dei fatti, i rumori e le polemiche provenienti dal ""Palazzo"", le maschere, le vanità e le debolezze della politica locale. Un punto d’osservazione per fermarsi un attimo e smettere di rincorrere l’annuncio dell’ultimo minuto. Un angolo dove osservare la partitocrazia locale che si confronta e discute, con i suoi mal di pancia interni, le sue ambizioni, i suoi sogni, mentre intorno compaiono i segni del collasso di una delle tante province d'Italia colpite da una crisi economica e, anche, di rappresentanza della gente che la popola "

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Commenti (1)

  • Al di là della appropriatezza o meno dell'esempio di Piacenza, mi sembra che il succo del discorso fosse che, a parere di Renzi, la "larghezza" della coalizione non è certo una gran garanzia di longevità dell'esecutivo, ed un chiaro esempio fu rappresentato dal gruppone di Prodi che cercava di tenere assieme Dini e Bertinotti, Mastella e Diliberto....Una coalizione, grande o piccola che sia, deve avere una visione comune, altrimenti avrà vita breve...

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