«Sfrutto i social per denunciare il malcontento nel Pd, ma non sono la nuova Serracchiani»

Katia Tarasconi, consigliera regionale dem, rilancia il suo “congresso” parallelo del partito sui social: «Nessun big nazionale mi ha mai telefonato, molti dirigenti fanno fatica a salutarmi e pensano che cerco visibilità, però tanti militanti da tutta Italia la pensano come me». Sulla città: «La Ztl aperta alle 18 non porta benefici, serve un centro storico pedonalizzato». «In Regione Bonaccini ha lavorato bene»

Katia Tarasconi, consigliera regionale del Partito Democratico

«Vogliamo votare per qualcosa e non per qualcuno. Ecco perché promuovo un altro congresso». Katia Tarasconi, consigliera regionale del Partito Democratico (con un passato da assessore al commercio a Piacenza) da diversi mesi sta cercando di risvegliare il suo partito, alle prese con una crisi profonda di identità, contenuti e, ovviamente, di voti. Dopo la batosta elettorale del 4 marzo, l’immobilismo del partito a livello nazionale ha provocato una forte reazione nella piacentina. Che in due interventi in Assemblea nazionale (è delegata), a luglio e novembre, ha strigliato i vertici. Più preoccupati di scegliere il nuovo segretario, rispetto al tentativo di ricostruire una casa del centrosinistra italiano solida. Tarasconi ha perciò lanciato sui social un suo congresso alternativo, che cerca di raccogliere alcune proposte in vista del congresso vero dell’8 marzo.

  • Consigliera, come mai si sta impegnando a picconare il suo partito, il Pd?

Non l’ho "picconato", se l’avessi fatto avrei detto ben altro. Sono stata critica e mi sono permessa di esprimere un malcontento generale, facendo da portavoce per molti altri che la pensano così. Dopo quegli interventi impiego non so quante ore della giornata a parlare e scrivermi con gente da tutta Italia sui problemi che sta vivendo il partito. Tanti si fanno sentire perché non sanno cosa fare nel Pd per cambiarlo. Per questo sto portando avanti un congresso parallelo di ascolto a quello nazionale: ci sono tante persone che non si riconoscono minimamente nell’attuale Governo, ma neanche nell’opposizione. Vorrebbero un’alternativa e questa non c’è. Sfrutto i social perché è l’unico mezzo che ho, non ne ho altri, non ho la televisione e i talk show a disposizione. Il Pd ora non ha identità:  occorre discutere ed è per quello che sono intervenuta in due diverse occasioni in Assemblea.

  • Le sue critiche sono state rilanciate da tutta la stampa nazionale.

Il mio primo intervento in Assemblea l’avevo fatto a luglio. Ero stata ancora più critica ma non fui ripresa. A novembre ho parlato per prima dopo la relazione del segretario uscente Maurizio Martina, quindi mi hanno ascoltato tutti, comprese telecamere e giornalisti lì presenti per sentire Martina. Il mio messaggio è stato un po' travisato: non ho detto ai dirigenti di ritirarsi dalla politica, di sparire. Ho chiesto di ritirarsi dalla candidatura a segretario. Ero per fare un congresso diverso, ognuno ha scritto la sua mozione ma non c’è stata discussione. Prima occorreva rispondere a tante domande, poi cercare le persone che rappresentavano le istanze.

  • Tanti sui social dicono che sta copiando Debora Serracchiani, che dopo un intervento simile al suo nel 2009 venne “cooptata” da Katia Tarasconi-11Dario Franceschini ai vertici del partito.

No, per niente. A me non ha telefonato nessuno dei big. Non ho mai avuto neanche mezzo dialogo con nessuno. E tanti dirigenti fanno fatica a salutarmi.

  • Nessun dirigente nazionale l'ha chiamata per chiederle contezza delle critiche?

No! Incredibile: fossi stata nei leader, vista la reazione tra gli iscritti e simpatizzanti ai miei interventi, avrei cercato di capire cosa sta avvenendo nella base. Invece niente.

  • A livello locale come sono stati giudicati i suoi interventi dal partito?

Si va da chi non ha apprezzato - perché pensano che cerco visibilità - a chi mi sta dando una mano per farsi sentire. Poi ci sono quelli che dicono di aspettare un attimo perché "bisogna vedere quello che succede". È assurdo anche questo: non c’è nessuno entusiasta di questo congresso. Come si fa a trasmettere l’entusiasmo agli elettori se non ce l’hanno neanche i dirigenti?

 

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